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barbara errico -  intervistaIl talento al servizio della voce: Intervista a Barbara Errico 

di Andrea Valiante

Cantante Jazz ed insegnante di canto (tra i suoi allievi la famosa cantante di Monfalcone, Elisa), Barbara Errico è una delle vocalist più interessanti del momento nel panorama jazzistico italiano. Una voce che risulta elegante e pastosa in ogni sua linea melodica, completa sia dal punto di vista della timbrica calda e morbida, sia da quello della squisita tecnica.

Inizia gli studi di canto con il famoso maestro e compositore Don Oreste Rosso, facendo parte del suo coro, come soprano, per diversi anni. Successivamente studia canto jazz, pianoforte, , recitazione, teatro, teoria della musica, chitarra blues e fingerpicking.

Apprende le tecniche del canto gospel con Cheryl Porter e studia canto lirico con il tenore Bruno Sebastian, specializzandosi in jazz con gli insegnanti Jay Clayton, Giorgio Gaslini, Norma Winston, Bob Stoloff, Cheryl Porter ed Enrico Rava.
Frequenta numerosi laboratori e seminari di canto con maestri quali Serge Wilfart, Elisabeth Howard e Paolo Loss.        

 

E’ diplomata in fisioterapia, specializzata nell'uso del diaframma nel canto e postura del cantante. Ha conseguito l’abilitazione per l’insegnamento della tecnica vocale Estill Voice Training (E.V.T.) con la dott.ssa Elisa Turlà e sta attualmente completando la formazione in psicofonia presso l'Associzione di Arti Terapie con la dott.ssa Elisa Benassi.

Nel 1995 registra la prima versione del brano di successo “Children” di Robert Miles e nel 1997 pubblica per l’etichetta NOTA il suo primo album, "Barbara Errico Jazz Quintet".

E’ stata votata dalla rivista “Musica Jazz” (gennaio ‘99) come “miglior nuovo talento” nel referendum Top Jazz ’98 e nel 1999 riceve il premio speciale F.V.G. per lo spettacolo alla rassegna “Moret d’Aur”.

Nel 2002 partecipa all’album “Canzoni di Confine”, registrato durante l’omonima manifestazione organizzata da Sergio Endrigo, e nel 2003 sempre con Sergio Endrigo partecipa al disco “Cjantant Endrigo”.

Nel settembre 2010 esce  per l’etichetta Dodicilune il suo nuovo album “Endrigo In Jazz”.

 

Partiamo dal tuo ultimo album, “Endrigo In Jazz”: la scelta di reinterpretare le composizioni del cantautore istriano da quali esperienze proviene?

Questo album, prodotto dalla casa discografica “Dodicilune” di Lecce, è nato quale omaggio all’artista Sergio Endrigo, artista che ho avuto il privilegio ed il piacere di conoscere nell’ambito della rassegna musicale Friulana “Canzoni di confine” - da cui è poi stato tratto un cd - rassegna della quale Sergio era Direttore Artistico. Ho anche partecipato, cantando il suo brano  “Era d’estate”,  alla registrazione del CD “Cjantant Endrigo”,  comprendente brani originali scelti dallo stesso Sergio Endrigo,  adattati in lingua friulana da Alberto Zeppieri  ed arrangiamenti musicali curati dal Maestro Valter Sivilotti; in questo disco Endrigo ha fatto degli interventi  in alcuni brani. Sergio era un vero signore d’altri tempi, una persona cordiale, simpatica, affascinante, profonda e molto colta; assieme abbiamo parlato molto di musica Jazz perché anche lui, appassionato come me, amava il jazz ed i particolar modo Chet Baker.

L’incontro con questo grande artista ha lasciato un segno nel mio cuore, come può accadere solo conoscendo certe persone “speciali” ed è anche per tale motivo che ho voluto dedicarmi a questo progetto di rivalutazione di un grande artista della nostra musica italiana, quale Sergio era. Artista, come tutti sappiamo, ultimamente poco valorizzato – se non dimenticato – dalle case discografiche e dai media. Sono convinta, però, che Sergio il Suo pubblico lo ha, perché la  Sua musica così raffinata non può non incontrare il cuore delle persone, ma di questo ne ho già avuta conferma durante i concerti in cui ho portato le Sue canzoni.

Da dove è scaturita invece la necessità di rileggere brani di tale popolarità secondo criteri stilistici “blue”?

L’interesse per le canzoni di Sergio risale alla mia infanzia, periodo in cui ascoltavo i Suoi brani assieme a mia madre, che amava la Sua musica. E così, conoscendo la passione di Sergio per il jazz, con questo progetto ho voluto far rivivere con criteri stilistici “blue” alcune fra le Sue più belle  canzoni, cercando di farlo in modo discreto, rispettoso, senza perderne la poesia e sono certa di poter affermare che Bruno Cesselli, con i suoi raffinati arrangiamenti, abbia colto lo spirito di questa mia intenzione! A lusinghiera conferma di questo mio “sentire” sono state i giudizi e gli apprezzamenti di artisti e critici musicali del mondo del jazz, primo fra tutti il caro Lelio Luttazzi, a cui a suo tempo avevo inviato un “provino”, che mi ha commossa per le Sue parole, parole che mi hanno dato fiducia ed incoraggiamento: “…..ti posso affermare che tu rappresenti per me la perfezione assieme ai tuoi musicisti. BRAVA! Ti auguro una carriera luminosa”. Come pure l’apprezzamento del grande Maestro Lino Patruno: “…….Le faccio i miei complimenti, bravi anche i musicisti e funzionali gli arrangiamenti….”; il Giornalista Bruno Pollacci,  ideatore e curatore della rubrica radiofonica Anima Jazz:  ”….il tuo è un omaggio vissuto con amore e delicatezza, la stessa delicatezza d’animo di Endrigo…ed è proprio questo sottile ma importante equilibrio che ravvedo le migliori credenziali di questo progetto…”. Infine importantissimo per me è stato il giudizio espresso da Claudia Endrigo: ”Certe alchimie non nascono per caso. Papà ne sarebbe orgogliosissimo”.  Claudia mi è sempre stata vicina ed ha creduto in me ed in questo progetto sin dalla sua nascita, dandomi consigli e prezioso materiale.

Nel brano “Io che amo solo te”, il cui testo profondo e romantico è da te interpretato con passionale empatia seguendo linee melodiche molto personali , si compie un dialogo raffinato e affascinante con il piano di Bruno Cesselli ed il contrabbasso di Ares Tavolazzi. Che tipo di sonorità esattamente stavi cercando da questa canzone e come si sono sviluppate nell’interplay?

Mi sono lasciata trasportare dagli arrangiamenti e dalle atmosfere rarefatte e sospese che Bruno è riuscito a creare attorno a questo brano, atmosfere che rispecchiano proprio quello che io sentivo nel cuore, lasciando spazio all’emozione che ogni parola del testo può dare, con mirato equilibrio… il magico affiatamento fra il contrabbasso di Ares ed il pianoforte di Bruno hanno fatto il resto!

Qual è stato il rapporto artistico con gli strumentisti che hai scelto in questo progetto per la costruzione degli arrangiamenti?

L’idea del progetto, di come io volevo sviluppare musicalmente ed emotivamente il lavoro , sin dall’inizio l’ho trasmessa a Bruno Cesselli,  grande pianista ed arrangiatore, oltre che da anni sincero amico e con lui ho voluto condividerla; Bruno ha aderito con grande entusiasmo ed io ho preferito lasciare a lui la scelta dei musicisti a suo parere più adatti a collaborare nella produzione di questo disco, musicisti che  hanno colto lo spirito del progetto, rispettando la costruzione degli arrangiamenti di Bruno, suonando con cuore e grande professionalità; ed è stata per me una forte emozione lavorare con loro e voglio citarli.  Ares Tavolazzi, grande musicista e persona speciale, che da subito, con la sua semplicità e gentilezza , mi ha messa a mio agio e con il quale, malgrado il mio iniziale “timore reverenziale”, è nato un magico “feeling” musicale,  stesso “feeling” che si è creato con gli altri musicisti;  Walter Paoli preciso e colorato alla batteria,  Luca Grizzo  fantasioso alle percussioni,  Massimo De Mattia incisivo  al flauto, Roberto Rossetti al clarinetto basso e  Mirko Cisilino  al flicorno, coinvolgenti e delicati. Ed infine Salvatore Russo, che con il suono della sua chitarra ha “ricamato” con interventi di personale e sensibile maestria.

Quali saranno gli immediati sviluppi della tua attività?

Vorrei poter presentare questo mio amato progetto  proponendolo nei vari Festival Nazionali e non solo, anche perché la distribuzione del disco, curata della IRD,  è a carattere internazionale.  So che non è cosa semplice, soprattutto in questo periodo “difficile” per la musica e per la cultura italiana in genere. Mi sto rivolgendo e proponendo ad Agenzie che si occupano di promozione nell’attesa che una di esse prenda a cuore il progetto, dedicandovi interesse ed energie.

Il 18 dicembre, nel bellissimo teatro friulano "Giovanni da Udine", parteciperò ad un festival internazionale di voci femminili, con il prezioso intervento di Salvatore Russo che mi accompagnerà in "Poema degli occhi".

Attualmente mi sto già dedicando a due nuovi progetti, in collaborazione con  Alberto Zeppieri, della “NumarUn”,  amico e coproduttore; uno sui classici standard del Jazz e l’altro su brani famosi dell’area mediterranea, tradotti in lingua italiana da Alberto e rivisitati sempre in chiave jazz, progetto che prevede anche l’intervento di artisti famosi.

E quelli del jazz in generale?

Questa è certamente la domanda più difficile a cui rispondere! A mio parere il jazz sta attraversando un momento di stasi. Nella musica leggera vengono proposti e proliferano “personaggi” costruiti a tavolino, ed il pubblico, prevalentemente giovane, li accetta:  radio, ma soprattutto televisione, salvo rarissimi casi, non propongono musica di più alta levatura rivolta a questo pubblico ed oramai, lo sappiamo, il mercato lo fanno i giovani… Anche nelle scuole i “programmi musicali” scolastici non prevedono la conoscenza della musica a 360° gradi ed i giovani non progrediscono musicalmente.

Rimangono quindi solo poche realtà, quali ad esempio i Circoli del Jazz o i Festival Jazz, nella maggior parte dei casi gestiti da persone che amano questa musica ma che con sempre maggiori difficoltà riescono a riproporre le rassegne di anno in anno, visti i sostanziali tagli di sovvenzione che colpiscono in special modo questo settore. Nel panorama jazz italiano lavorano nomi di grande spicco e di levatura internazionale ma c’è veramente poco spazio di crescita e di confronto per i nuovi talenti… spero e mi auguro che le cose cambino!

 

Andrea Valiante 

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