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Intervista ad Javier Girotto di Andrea Valiante
A seguito della sua partecipazione alla sesta edizione del MeditangoFestival, conclusosi a Roma lo scorso 6 gennaio, abbiamo intervistato il jazzista di fama internazionale Javier Girotto (nella foto di Carla Panariello)
Meditango è un progetto unico nel suo genere che si dedica al tango a trecentosessanta gradi con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico italiano all’interno delle molteplici sfaccettature artistiche di questa cultura così vicina. Quale significato attribuisci a questa manifestazione?
Credo sia uno dei pochi festival di Tango (se non l’unico) che da spazio, oltre al ballo, a concerti di ricerca e sperimentazione dentro al Tango stesso. Mi sembra che in qualche modo tentino, e hanno l’intenzione, di incuriosire e di far salire il livello culturale di chi balla e vuole solo il tango tradizionale. Faccio l’appunto che quando Astor Piazzola iniziò ad innovare dentro questa musica non fu accettato in Argentina. Quindi ogni forma nuova d’innovazione va aiutata, e questo mi sembra stia facendo il festival “Meditango”.
Per la sua plasticità armonica e ritmica, il jazz possiede nel suo dna una grande facilità nel fondere generi tra loro molto differenti. In che misura il jazz ha subito l’influenza del tango e quali sono le differenze stilistiche tra questi due generi?
Direi che il jazz ha contaminato il tango dando la possibilità a questa musica d’improvvisare, quindi intendo il jazz come forma d’improvvisazione. Potrei dire che nel tango esisteva già una forma d’improvvisare, che erano delle variazioni della melodia. Le differenze stilistiche di questi due generi è soprattutto ritmico e, in parte, strutturale.
Parliamo del tuo progetto: sei stato fortemente voluto dagli organizzatori per il coinvolgimento emotivo che così bene sai esprimere nelle tue esecuzioni. Quali sono le nuove sensazioni, le novità stilistiche che hai voluto trasmettere attraverso questo progetto?
In questo Festival ho fatto un concerto in solo dove oltre a costruire dei brani per utilizzare l’elettronica (loops) ho fatto anche delle performance acustiche. Ho inoltre utilizzato delle voci registrate per commentare un video (che è stato proiettato con fotografie montate da Giancarlo Cerando) in cui venivano raccontati i paesaggi, la situazione politica, economica e sociale (critica) dell’Argentina ed il tragico periodo storico della dittatura del 1976 – 1983.

Quindi ho fatto un concerto da solo con brani, suoni, immagini,improvvisazioni,ecc..
Mettendo insieme tutto questo ho avuto l’impressione di fare un concerto in qualche modo teatrale, anche perché volevo raccontare la situazione del mio paese: l’Argentina.
In un concerto in solo hai avuto la possibilità di esprimerti senza alcun vincolo strumentale. L’apparenza è che tu ti sia cimentato in un lavoro molto personale, che si riferisca al Tango dal tuo punto di vista di italo-argentino. Da dove è scaturita questa necessità?
Fare e costruire un concerto da solo nella maniera che ho raccontato prima è in qualche modo una sfida personale e mi serve per imparare e ricercare ulteriormente nella composizione e nella musica. Queste sono le mie curiosità principali, che mi fanno divertire nella musica e non mi annoiano e quindi mi danno forza ed entusiasmo per continuare a ricercare,comporre, studiare. Questo mestiere mi impegna a 360°, 24 ore su 24.
E dunque quanto c’è di nuovo e quanto invece del passato nel tuo stile così originale?
Di nuovo c’è il fatto che cerco di costruire un seguito quasi teatrale con l’aiuto di voci registrate, suonando un po’ acustico e scrivendo apposta per l’elettronica, che utilizzo in varie linee melodiche facendo da contrappunto e reggendo il pezzo come se fosse un quartetto di sassofoni. Del passato cerco anche di mantenere un po’ le mie radici e fare dei brani con melodie e ritmi latineggianti. La concentrazione deve essere al 100% perché sono troppe le cose che devi avere sotto mano: l’inserimento delle voci, i campionamenti, registrare le varie linee, suonare, ecc. Il tutto senza interrompere, come se fosse un’opera teatrale. Ed è questa la mia sfida personale, alla quale volevo lavorare.
Come vedi la nascita e la diffusione del tango elettronico con particolare riferimento ai Narcotango (anch’essi ospiti del festival), ai Gotan Project e Tanghetto?
Sono nuove forme di ricerca dentro questo genere. A me non interessano molto perché mi sembrano un po’ sempliciste, vedo poco sviluppo musicale e ricerca ritmica. Sono comunque contento che esistono perché attraverso queste forme semplici la gente si avvicina e si incuriosisce, al contrario di altre forme di Tango più complesse.
Andrea Valiante
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