gabriele coen quintet ,leonard bernstein tribute

20. 03. 01
posted by: ciccarelli
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Gabriele Coen Quintet, Leonard Bernstein Tribute, Parco della Musica Records, 2019

A Gabriele Coen dobbiamo non solo un’importante discografia con i migliori jazzisti italiani ma anche numerosi studi critici, attività didattiche, composizioni per noti programmi televisivi, per teatro, per le musiche di nostri ottimi film quali “Once we were strangers” di Emanuele Crialese, "Scontro di civiltà per un ascensore in piazza Vittorio" di Isotta Toso, “Notturno Bus” di Davide Marengo, "Tornare" di Cristina Comencini; tanto a dire, pur solo in brevità, l’eclettica disposizione del sassofonista, clarinettista e flautista romano.

Coen ha dato vita a vari interessanti progetti, tra i quali “Jewish Experience”(in cui reinterpreta in chiave jazzistica il repertorio popolare ebraico attraverso composizioni originali, brani klezmer e sefarditi, vale a dire ebraico-spagnoli) ed un Quintetto con il quale, dopo le originali letture di Kurt Weill e John Zorn, propone un colto e sentito Leonard Bernstein Tribute, omaggio ad uno dei più influenti maestri del Novecento con Alessandro Gwis al pianoforte, Benny Penazzi al violoncello, Danilo Gallo al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria.

Quanto mai vicina al Sentire di Gabriele Coen la personalità del compositore, pianista e direttore d’orchestra, aperta ad ogni Epoca e Mondo delle Note (l’Archetipo dei temi liturgici ebraici, il Jazz della “Swing Era” di Benny Goodman, la Classica di Cherubini, Beethoven, Stravinskij, Poulenc e Mahler, la Lirica di Giuseppe Verdi, il Cinema di “Fronte del porto” di Elia Kazan, splendido film del 1954 con un supremo Marlon Brando), autore della Commedia Musicale liberamente ispirata a “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare “West Side Story”, storia d’amore e intolleranza etnofobica, che nella seconda metà degli anni 50 trasformò il genere da mero intrattenimento a riflessione su quelle questioni razziali da cui sono ancora soffocate le realtà urbane contemporanee. 

Ne parliamo con Gabriele.

D.Vista la tua attenzione nei meandri più intriganti e moderni del jazz, perché un Omaggio proprio a Leonard Bernstein?

R.L’idea è nata in occasione del centenario della nascita di Leonard Bernstein (1918-2018) quando insieme al Museo Ebraico di Bologna, per cui sono consulente artistico per la rassegna “Jewish Jazz”, abbiamo intravisto la possibilità di realizzare questo progetto dedicato a un musicista che ho sempre stimato e sentito vicino. Nella sua musica ritroviamo spesso riferimenti alla tradizione musicale classico-contemporanea, al jazz, alle musiche del mondo e al musical, senza trascurare una produzione piuttosto intensa che guarda alle sue radici ebraiche…tutti argomenti che mi intrigano da sempre.

D.Molto interessanti gli arrangiamenti di Andrea Avena, peraltro con quel quid visionario che mi sembra molto vicino alla tua sensibilità di musicista. Ma qual è stato il tuo “punto di costruzione” all’interno delle particolari armonie e poliritmie tipiche del maestro americano?

R.Il lavoro con questa formazione nasce già dal 2013 quando ho voluto mettere a segno gli omaggi a John Zorn e Kurt Weill che vedevano la partecipazione anche di Luca Venitucci alla fisarmonica e al pianoforte. Ho voluto scegliere per questi tributi Danilo Gallo al contrabbasso e Zeno de Rossi alla batteria, cioè la ritmica che ogni solista sogna di avere nella propria band, per la loro capacità infinita di trovare nuove soluzioni e dare continui apporti creativi al progetto. Parlo di musicisti veramente straordinari che sono titolari di bellissimi progetti a loro nome, tra cui “Guano Padano”, ma che sono stati o ancora sono richiestissimi anche da altri musicisti, da Vinicio Capossela a Francesco Bearzatti, da Enrico Rava a Franco D’Andrea. Un’altra scelta timbrica inedita è stata quella di pensare al violoncello di Benny Penazzi come ponte sonoro tra le diverse identità stilistiche di questi tributi tra Classica, Etnica e Jazz. Benny è un musicista eccezionale e molto versatile, capace di passare dal ruolo di professore d’orchestra con il maestro Pappano a Santa Cecilia ai contesti jazzistici più avantgarde senza soluzione di continuità. Per questo progetto ho poi pensato al pianismo di un fuoriclasse come Alessandro Gwis: qui mi serviva infatti una solida preparazione classica (indispensabile per affrontare questi materiali) abbinata a una verve improvvisativa jazzistica o comunque contemporanea. Il tutto è stato poi amalgamato dall’ottimo lavoro di Andrea Avena, ottimo contrabbassista e arrangiatore e grande conoscitore della musica di Leonard Bernstein: ho pensato di affidargli questo delicato lavoro di trovare la quadra tra il repertorio di questo grande compositore americano, in particolare il suo “West Side Story” e  il suono del nostro quintetto.

D.L’album appare come Suite moderna caratterizzata da una grande fluidità tra brano e brano: l’uno sembra scivolare nell’altro, segno di un’attenta riflessione sui pentagrammi e delle tue/vostre intenzioni di dare una lettura completa a 360 gradi, jazzistici, naturalmente…

R.In effetti l’idea di Suite è presente all’interno del progetto…abbiamo cercato di dare un’unità d’azione tra i sette brani dedicati al “West Side Story”, i tre brani di ispirazione ebraica e il commiato finale di “Some Other Time”, altro suo capolavoro tratto dal musical “On The Town”: si passa velocemente da atmosfere concitate e momenti “post klezmer” a situazioni più liriche o romantiche, senza trascurare altri innesti come il Jazz Waltz di “I Feel Pretty” o il ritmo di Choro brasiliano presente in “Tonight”. Nella sezione di ispirazione ebraica del lavoro abbiamo invece cercato di passare dal sound quasi zorniano di “Yigdal” alle sonorità colte della musica corale dei “Chichester Psalms”. L’idea di fluidità è stata resa possibile anche grazie a delle corpose introduzioni solistiche che abbiamo messo qui e là nel nostro progetto e che costituiscono dei momenti di apertura rispetto al dato bersteiniano originale.

D.All’interno delle piéces ,Tu con un’anima klezmer ed un timbro che sa di Mitteleuropa, di Jazz contemporaneo e di Classica …

R.La scelta timbrica come dicevo è stata fondamentale credo…abbiamo riservato grande spazio al clarinetto e al violoncello: due timbri classici in fondo, ma che insieme riescono a tirare fuori un’anima mitteleuropea (ed ebraica spesso) ma anche  le atmosfere tipiche di certo jazz newyorchese oggi particolarmente interessante, dove strumenti inusuali come il violoncello, o antichi come il clarinetto, trovano ampio spazio e un gran numero di  geniali solisti nella capitale mondiale del jazz.

D.Certamente un evidente accordo con tutto l’ensemble, ma in modo particolare con l’elegante pianismo di Alessandro Gwis (che bravo!), poste le fondamentali ritmìe di Danilo Gallo al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria. Come hai scelto le tue linee melodiche ed il tempo d’inserimento nel brano? Quanto c’è di improvvisazione e quanto di studio?

R.Avere la possibilità di suonare spesso con un grande pianista come Alessandro Gwis ha naturalmente ampliato i miei orizzonti musicali e mi ha permesso di sviluppare i miei assoli in senso ritmico soprattutto. Danilo, Zeno e Benny mi hanno invece insegnato a prendere dei rischi durante l’interplay. Detto ciò, come sappiamo tutti l’improvvisazione non si improvvisa ma richiede un duro lavoro di preparazione tecnica e teorica. Va anche detto che nel momento in cui stai facendo l’assolo devi cercare di lasciarti andare e far lavorare la parte emozionale senza farti ingabbiare dalla parte razionale…

D.Una domanda che mi sono posto alla fine dell’ascolto dell’album ed alla quale non saprei rispondere con certezza: qual è il brano più prossimo al tuo modo di sentire, e perché?

R.La domanda è interessante e di non facile risposta: trattandosi di un disco di composizioni altrui e non di miei brani originali, ho dovuto comunque fare un lavoro di avvicinamento rigoroso e articolato per entrare in profondità nel tessuto sonoro di Bernstein. Direi che “Yigdal” è uno dei brani in cui mi sento più a casa, essendo così vicino alle mie elaborazioni di una nuova musica di ispirazione ebraica che ho sviluppato con due dischi per la Tzadik, l’etichetta newyorchese di John Zorn. Allo stesso tempo amo molto suonare il jazz waltz di “I Feel Pretty” o addentrarmi nel lirismo quasi lunare di “Some Other Time”, brano che ho avuto il piacere di suonare anche dal vivo con lo stratosferico Uri Caine.

D.In questo album c’è tutto il tuo stile mediterraneo-est europeo-sefardita, quanto mai delineato a partire dai tuoi omaggi al genio di Kurt Weill e di John Zorn: è questa la definizione risolutiva del tuo “pensare in Jazz”? La domanda mi viene dalla riflessione su “Some other time”, intensa ballad notturna i cui contorni sfiorano, e non di poco, la tua verità filosofica.

R.Col passare degli anni (questo è il mio settimo lavoro da solista) ho avuto la possibilità di definire via via che cosa mi interessa di più musicalmente e culturalmente e credo che il mio motto si possa riassumere nella frase “Jazz meets the World”: il jazz incontra il mondo. Sono fermamente convinto che questa grande tradizione musicale sia stata da subito il frutto dell’incontro tra “bianco” e “nero”, fra tradizioni europee francesi, spagnole, italiane, ebraiche e irlandesi e la musica dei Creoli americani, fra la tradizione del pianismo classico e del repertorio bandistico e il mondo afrocubano. Un’ occasione unica di scambi culturali che rende questa musica un linguaggio universale e che ci apre una speranza su un mondo migliore fatto di conoscenza dell’altro e di integrazione e che lasci alle spalle la sterile tolleranza o ancora peggio una vera e propria ignoranza e ostilità.

Fabrizio Ciccarelli

Gabriele Coen soprano sax e clarinetto

Benny Penazzi violoncello

Alessandro Gwis pianoforte e live electronics

Danilo Gallo contrabbasso e bass guitar

Zeno De Rossi batteria

Andrea D’Avena arrangiamenti

  1. Prologue from West Side Story
  2. Something’s Coming
  3. Dance at the Gym
  4. Tonight
  5. One Hand, One Heart
  6. I Feel Pretty
  7. Somewhere
  8. Ilana, the Dreamer (Four Sabras)
  9. Chichester Psalms. First Movement
  10. Yigdal
  11. Some Other Time

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