novo tono-wood(wind) at work

20. 04. 18
posted by: ciccarelli
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Novo Tono, Wood(Wind) at Work, Autrecords 2020

Una Storia  a parte quella  di Novo Tono per Wood(Wind) at Work.

Una Storia personale dei fratelli Adalberto e Andrea Ferrari che nasce dai falegnami artigiani della propria famiglia, riveduta e adattata al presente della Musica, alla sperimentazione circa le possibilità espressive dei loro strumenti, ance e legni. Che per Novo Tono la Musica sia ricerca è un dato incontrovertibile, Musica come espressione sia di passi in avanti che di tradizioni da rileggere. Un album potente, lirico, coraggioso, avanguardistico ma non provocatorio, in cui “entrare” per trovare immediatezza, emozione e Storia universale.

Ne parliamo con i protagonisti. 

D. Una realizzazione coraggiosa, un “canto” che ad una prima impressione risulta primitivo e istintivo: come nasce questa idea?

R. Il timbro sonoro, la forza comunicativa, il plasmare i suoni fino a renderli espressione, sono elementi fondamentali, forse istintivi, sicuramente necessari e indispensabili per l’elaborazione di una visione personale dell’elemento musicale. Il lavoro di NovoTono sin dagli esordi è stato questo, cercare l’essenza del proprio pensiero, facendo tesoro dei percorsi personali, musicali e non, vissuti e rielaborando il materiale senza preoccupazione di aderire più o meno ad uno stile o ad un genere. Crediamo sia un vincolo e un limite quello di esprimersi attraverso un genere, ossia scrivere o suonare in modo che la musica che ne uscirà possa essere definita con una etichetta, sia essa jazz, classico, rock, funky ecc. Certo in questo senso siamo d’accordo con il fatto che sia una realizzazione coraggiosa, va in direzione opposta alle normali regole di mercato. D’altronde la scelta in sé di costituire un duo di fiati senza sezione ritmica è qualcosa di singolare fin dalla partenza. Noi crediamo che si debba però tornare a fare quella fatica positiva della scoperta, ossia quel tanto di sforzo necessario per entrare in una dimensione nuova, una dimensione che ci permetta di crescere, di vedere altro rispetto all’abitudine. Uno sforzo “bello” che facciamo noi come musicisti ma che dovrebbe essere anche il normale atteggiamento del pubblico. Per troppo tempo, nella musica forse più che nelle altre arti, ci si è arresi come fruitori, ascoltare è diventato semplice sentire, quindi è preferibile “sentire” qualcosa di facilmente collocabile, istantaneo, con stilemi riconoscibili, con poca elaborazione personale e con un suono che sia “di moda”. Crediamo che a livello culturale questo atteggiamento sia più vicino al subire che non al fruire. Un modo critico di fare e ascoltare musica non esclude nulla, secondo noi, nemmeno la musica più commerciale, semplicemente mette nelle condizioni di cambiare atteggiamento e modalità di ascolto in base al livello dell’opera, in qualche modo quindi ci permette di scegliere in modo personale.

D. Immagino abbiate scelto un ambiente particolare per dar effetto ai suoni dei vostri strumenti

R. Sicuramente uno degli elementi che caratterizzano NovoTono ed in particolare “Wood(winds) at Work”, ultimo nostro lavoro in ordine di tempo, è la varietà timbrica e sonora scaturita come necessità di rappresentazione di “ambienti” immaginativi. Ogni brano identifica un ambiente, un’immagine, uno stato d’animo, che viene inevitabilmente legato ad un equilibrio timbrico e sonoro. Il suono e l’equilibrio del duo e quindi le peculiarità timbriche degli strumenti che utilizziamo (gran parte della famiglia dei clarinetti e dei sassofoni) vengono molto valorizzate anche dalla notevole abilità tecnica e sensibilità in fase di registrazione e di mixaggio. La collaborazione con il formidabile Stefano Amerio di Artesuono Recording Studio costituisce per noi un punto di riferimento in questo senso. Riesce ad “interpretare digitalmente” i nostri suoni, la nostra idea musicale e a rendere la “matericità timbrica” del reale, proprio come se li si ascoltasse dal vivo.

D. Il vostro dialogo, in cui prima è l’uno poi l’altro a tessere la trama melodica, evoca un solismo ed un interplay che sa molto di Jazz, sia per i tempi che per i colori…

R. Indubbiamente il nostro modo di esprimerci ci porta molto vicini al mondo jazzistico, la nostra storia personale ha come colonne portanti il mondo del jazz e della musica classica. Però il nostro modo di porci davanti ai suoni è quello di prendere ciò che ci serve per meglio esprimere un’ idea, e può essere vicino o lontano da un genere o stile, può essere consonante o dissonante, può appartenere o no ad uno specifico modo di fare musica. Quello che importa è raggiungere l’obiettivo espressivo che abbiamo in mente, scegliendo fra i linguaggi che abbiamo imparato nella vita rielaborandoli in modo personale, forse in questo senso siamo più vicini al mondo jazzistico, per capirci, siamo d’accordo con quanto affermava Lester Bowie “Il jazz non è né un repertorio specifico, né esercizio accademico… ma uno stile di vita.”

D. Esiste una partitura scritta o è tutto frutto del momento? Da dove partono le vostre improvvisazioni?

R. I brani che proponiamo sono delle composizioni in cui vi è un sostanziale equilibrio tra parte strutturata ed improvvisazione. Ogni brano ha un’impronta ben precisa, un’idea forte che lo caratterizza. Si tratta di capire ed assimilare l’essenza emotiva del brano per poi acquisire una libertà interpretativa ed improvvisativa personale ma che segua la traccia, il solco espressivo disegnato dal compositore. Tutto ciò non riguarda la possibilità e l’idea di definire dei limiti espressivi o di modalità di linguaggio ma di un modo per rendere efficace la comunicazione espressiva.

D. Possiamo parlare di Liberazione Free o di una fusione di pensieri jazzistici, e non solo jazzistici?

R. In questa domanda hai centrato l’obiettivo. Il Free come storia, il pensiero jazzistico inteso come filosofia di vita, tutta la musica di ogni genere ascoltata e suonata nella nostra vita artistica fa in qualche modo parte del bagaglio che portiamo con noi. A lungo andare (NovoTono nasce nel 2007) il tutto è diventato una grande tavolozza di colori di diverso tipo e anche di diverso materiale alla quale attingiamo di volta in volta e modifichiamo e reinventiamo cercando espressività. Certo è che ci piace lavorare in modo libero, non amiamo essere radicali, ci interessa lavorare con tutti i linguaggi che ci aiutano ad esprimerci, siano essi legati o meno alla storia, alla contemporaneità, alla melodia, oppure ad altri concetti musicali più astratti. Pensiamo che un artista sia interessante quando esprime il suo pensiero, la sua emotività, la sua comunicativa, che inevitabilmente cambia nel tempo; può farlo attraverso una sua composizione, una melodia popolare, uno standard, un brano di musica contemporanea, addirittura può farlo con un singolo suono, la storia ce lo insegna. Sembra strano ma oggi in musica è diventato difficile essere se stessi, la cosa strana è che dovrebbe essere la normalità, qualsiasi musica si faccia. Forse nelle altre arti è meno comune trovare chi cerca di emulare completamente la modalità espressiva di un altro artista, lo si fa in fase di studio; per imparare è sicuramente fondamentale conoscere i grandi maestri, poi è necessario esprimere se stessi altrimenti tutto è esercizio di stile, nel migliore dei casi perfetto e preciso ma non sarà mai vero e sincero.

D. Personalmente trovo la performance estremamente spontanea, il che non significa sia opera di pura astrazione del momento, anzi di un’attenta riflessione su quanto si possa trarre sia dalle potenzialità profonde dei vostri “fiati” sia dall’emozione...

R. Esattamente …. È un’operazione che definirei di forte personalizzazione del linguaggio e dei brani. Anche le parti strutturate (ovvero scritte) nel nostro percorso di studio subiscono una mutazione divenendo e dando origine ad un flusso continuo in accordo con le parti improvvisate.

D. Pensereste possibile arrangiare questi brani per realizzarli in quartetto o quintetto?

R. Sono brani che si prestano ad essere reinventati oltre che riarrangiati. Possono essere totalmente rivisti nella strumentazione , nel tempo, nella distribuzione delle parti e nella forma. Pensiamo spesso ai brani come se fossero viaggi oppure storie da raccontare o colonne sonore di film inesistenti. Il bello è che, essendo la musica un’arte “volatile”, permette ad ogni esecuzione un viaggio o racconto diverso, pur con gli stessi suoni e addirittura la storia raccontata può avere un significato diverso per ogni ascoltatore o esecutore. In questo senso lo stesso brano può essere interpretato in modo davvero diverso dai musicisti e quindi può essere interpretato anche da un numero diverso di musicisti. Noi stessi abbiamo rielaborato per trio alcuni dei brani di quest’ultimo disco. Un paio di anni fa è nato NRG BRIDGES in trio con Gianluigi Trovesi, dove oltre a composizioni pensate appositamente per la formazione suoniamo rivisitazioni di brani originariamente per duo. Con questo trio abbiamo iniziato un primo giro di concerti e stiamo lavorando ad una uscita discografica, appena mister corona virus ce lo permetterà riprenderemo a lavorare insieme.

D. Alla fine arriva sempre un momento nel quale il musicista sente di dover dire quel che ha da dire, solo che sono in pochi ad aver il coraggio di presentarlo al “grado zero”, senza limiti stilistici o ideologici ? Dove volete arrivare con questo vostro progetto, se di progetto si tratta?

R. In realtà noi suoniamo quello che siamo. Il nostro progetto ha una storia molto ampia e variegata, nel senso che la nostra esperienza in comune ha toccato e ha avuto la possibilità di incrociare, nel corso degli anni, diversi stili e modalità espressive. Abbiamo collaborato con moltissimi artisti appartenenti anche a diversi ambiti espressivi. Quello che siamo, che “diciamo” attraverso la nostra musica, è il risultato di questo percorso evolutivo. La nostra idea è appunto quella di continuare questo nostro viaggio favorendo l’incontro e l’integrazione in una prospettiva di continuo sviluppo dell’identità espressiva.

Fabrizio Ciccarelli

Andrea Ferrari: bass clarinet, alto saxophone, baritone saxophone, Eb tubax

Adalberto Ferrari: bass clarinet, clarinet, alto saxophone, soprano saxophone, contrabbass clarinet

Per maggiori informazioni si rimanda a quanto dell’Ufficio Stampa Lorenza Somogyi Bianchi: http://alfaprom.com/2020/02/woodwinds-at-work-novotono-cantano-legno/

 

   

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