vittorio de angelis-believe not belong

20. 06. 09
posted by: ciccarelli
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Vittorio De Angelis, Believe not belong, Creausarte Records 2020

Un’interessante nuova avventura per il sassofonista partenopeo, Sonny Rollins e John Coltrane in un’anima contemporanea ed uno spiccato senso bop per l’improvvisazione e la composizione: Vittorio De Angelis è autore dei brani originali di un album che si distingue per interplay ed essenza espressiva nella formula del double trio. Believe not Belong , “credere e non appartenere”: una dichiarazione eloquente di riconoscenza ai Maestri che comunque sottolinea la libertà di “appartenere” soprattutto alla propria creatività, com’ è sempre giusto da parte di un musicista che si ponga come traguardo inventiva e rappresentazione del Sé Artistico.  

Abbiamo occasione di parlarne con lui.

D. Come inizia l’avventura per questo tuo album ?

R. Quest’album era ormai una tappa obbligata nel mio percorso musicale personale. Nasce da una forte  esigenza espressiva e dal desiderio di suonare e registrare alcune miei composizioni come  frutto delle mie esperienze, dei miei studi e dei miei ascolti. Una volta incontrate le persone giuste, definito l’organico della band sentivo che i tempi erano ormai maturi e non potevo più esimermi dal farlo. Nell’aprile 2019, con il momentaneo ritorno in Italia di Roberto Giaquinto, batterista napoletano residente a New York, ho proposto agli altri componenti di registrare i miei brani, con 2 batterie, due tastiere e due fiati.

D. Sia da un punto di vista compositivo che dell’arrangiamento l’evocazione dei migliori climi Hard Bop sembra un tuo punto di riferimento, punteggiato di funky e di afro. Quanto ha ancora da dare tutto questo (e da aggiungere) alle Blue Notes contemporanee?

R. Le energiche pulsazioni dell’Hard Bop mi hanno sempre entusiasmato ed affascinato, ma qui ho cercato di andare oltre e di non ancorarmi unicamente a quel tipo di linguaggio e di fonderlo magari con qualche elemento innovativo o insolito; così ad esempio sul brano  Black Rain, al tipico accompagnamento ‘’hard bop’’ del piano ho aggiunto effetti di synth col minimoog, e alla ritmica ‘’latin’’ ho aggiunto una seconda batteria ‘’dritta’’ sul groove.

D. Le lezioni dei Maestri, tuo omaggio alla grande stagione del jazz: dovessi fare qualche nome, quale sceglieresti?

R. É veramente difficile dover considerare tutti i grandi che mi hanno impressionato, ma tornerei poi sempre da Coltrane, primo su tutti per la sua verità espressiva e per la profondità del suo messaggio d’amore. Ma anche Sonny Rollins, miniera inesauribile di idee, Joe Henderson, Lee Morgan e tanti altri nomi.

D. Suonare jazz è un’esigenza spirituale e non solo una scelta estetica. Cosa ne pensi?

R. Sono d’accordo, il jazz mette in contatto con dei lati della propria personalità che forse difficilmente riusciresti a fare emergere in altri contesti. É un momento di meditazione, una preghiera, una confessione, un atto di rivelazione personale in cui non puoi imbrogliare o mentire. Sia che suoni una ballad o un fast metti a nudo le tue emozioni, la tua fragilità, ma anche la tua rabbia…e quando c’è perfetta intesa ed empatia tra i musicisti diciamo che si crea quasi un gruppo di ascolto terapeutico!

D. Jazz è tanto mainstream quanto necessaria innovazione, sempre e comunque…

R. Condivido in pieno. Per quanto mi riguarda ho scelto di andare oltre la mera contemplazione e reinterpretazione della tradizione. Essa rappresenta sempre una grossa fonte di ispirazione e di studio, ma attualmente  mi risulta difficile ignorare i molteplici sviluppi del linguaggio jazz contemporaneo e trovo molto stimolante la possibilità di fondere i generi tra loro.  A meno che non si voglia fare una scelta artistica conservatrice, del tutto rispettabile, con tutta la musica che oggi possiamo ascoltare e studiare grazie alle nuove tecnologie,  non possiamo non riconoscere che si sono aperte innumerevoli possibilità espressive e compositive e sarebbe un peccato restare indifferenti ai tanti stimoli che riceviamo. Ciò non toglie che posso comunque considerare, ad esempio, grandi nomi del passato come Coltrane o Wayne Shorter degli artisti moderni, per la forza espressiva uno e per le scelte compositive l’altro, a cui non possiamo applicare limiti temporali.

D. Parliamo delle tue composizioni: dimostri un’ispirazione alquanto eclettica sia nelle atmosfere che nelle scelte cromatiche. In quali di quelle di questo album pensi di riconoscerti maggiormente, e perché?

R. Ma probabilmente in quasi tutte le composizioni emerge un aspetto della mia persona. In Step Out magari si realizza meglio l’idea del sound che ho immaginato per questo disco; emerge il dialogo tra le due batterie su un groove funk, i due tastieristi trovano ampio spazio per esprimersi in modo molto personale, e il tema semplice ma efficace, si contrappone ad un armonia orientata verso il nu-jazz.

D. Devo riconoscere che i tuoi comprimari sono stati scelti con grande attenzione, ad ascoltare la resa esecutiva. Com’ è avvenuto il vostro incontro?

R. L’incontro con i musicisti è nato spontaneamente durante le jam session a Roma e nell’ ambito della ‘’comunità jazz’’.  I musicisti con cui ho registrato sono dei ‘’fuoriclasse’’ della scena musicale attuale. I due pianisti sono Seby Burgio e Domenico Sanna, persone che stimo e con cui condivido una grande passione per i pianoforti vintage. Entrambi erano perfetti per il suono che avevo in mente. Alla batteria invece Massimo Di Cristofaro e Roberto Giaquinto che hanno registrato insieme, e poi Federico Scettri ha sostituito Roberto su due brani. Inoltre alla tromba ho convocato prima il validissimo Francesco Fratini e poi su due brani Takuya Kuroda da New York per rendere omaggio a Roy Hargrove nel brano Roy’s mood. Il basso è stato suonato da Aldo Capasso su due brani.

D. Domanda obbligata: è questo album un punto d’arrivo o l’inizio di un percorso col quale intenderesti  dare la tua idea di Jazz?

R. Sicuramente un punto di partenza di cui sono pienamente soddisfatto e dal quale trarrò nuovi spunti per sviluppare il mio suono e linguaggio personale.

Fabrizio Ciccarelli

Vittorio De Angelis - tenor sax, flute, composition

Domenico Sanna - Rhodes piano, Synth bass

Seby Burgio - Acoustic, Wurlitzer, rhodes piano, Bass piano Rhodes

Massimo De Cristofaro - Drums 1

Roberto Giaquinto, Federico Scettri- Drums 2

Takuya Kuroda, Francesco Fratini,- Trumpet

Aldo Capasso - Bass on track 2

1.Black Rain

2.Mood (feat. Takuya Kuroda)

3.Step Out

4.Strike (feat. Takuya Kuroda)

5.Afrorism

6.Second

7.Well

 

 

 

 

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