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Interviste
Intervista a Silvia Barba
di Fabrizio Ciccarelli (foto di Fabrizio Caperchi)
Cominciamo dall’inizio… Ti va una presentazione?
Sono nata a Roma 28 anni fa. Vivo fra Roma e Parigi da 3 anni. Canto da non ricordo quando. Sono laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo ed Economia del Cinema
Adoro il basso elettrico e i bassisti come il mio. La cioccolata , l’ironia e le passeggiate in solitaria nella mia Parigi. Sono una romana a tutti gli effetti. Una malinconica. Una S. quando si firma. Ascolto le voci “sporche”, imperfette, quelle che si emozionano prima di emozionare il pubblico. Credo in ogni singola parola che canto. Sono una cantante che senza i musicisti che ha avuto e il Bassvoice Project che da più di 3 anni le occupa la vita artistica sarebbe disorientata, insoddisfatta e meno curiosa.
Lavoro al BassVoice project insieme al bassista Pippo Matino, che arrangia i nostri brani e li produce artisticamente. Abbiamo suonato fra l’altro nei festival jazz di Villa Celimontana dal 2007 a oggi, all’Eurobass day di Verona, all’Alexanderplatz di Roma e alla Casa del Jazz, nonché a Parigi, a Napoli, ad Ischia, e dove avevano voglia di pop e jazz moderno, di tradizione melodica, di sonorità calde e profonde.
Avremmo potuto suonare a….
Mi piacciono i cantautori e gli interpreti. I musicisti intelligenti e creativi. Oltre che attenti e spontanei.
Pensavo di non riuscire a scrivere qualcosa su di me. Invece ho tatuato una chiave di basso e je suis sul mio piede destro.
Com’è avvenuto l’incontro con uno dei più bravi bassisti italiani, Pippo Matino?
Ci siamo conosciuti forse 4 anni fa tramite un amico in comune, anch’egli bassista. Ci siamo “ascoltati” vicendevolmente e, in una sala prove, abbiamo deciso, un po’ per scherzo, un po’ per voglie reciproche, di costruire qualcosa di musicale insieme.
La tua è una voce molto “educata”, flessibile e con cromatismi piuttosto solari, pur con qualche coloritura crepuscolare, che ben si addice ai brani che hai scelto di cantare. Perché iniziare da “La musica che gira intorno”, parole che personalmente sento mie, un pentagramma davvero notevole…
“La musica che gira intorno” è il primo brano che abbiamo provato con Pippo. È la “cifra” di questo progetto che fa di una canzone pop qualcosa di molto suonato e di molto approfondito. C’è spazio per la musica, ma ce n ‘è altrettanto per le parole. E poi ci sembrava giusto aprire il nostro primo album con la “nostra” prima canzone !
“Sardinia”, un andamento cantautoriale, bello il testo…
L’andamento cantautorale è forse più evidente in questo brano inedito, perché sono i cantautori quelli che mi hanno formato musicalmente. Il jazz è entrato successivamente nella mia vita e forse ancora deve farsi spazio … Pippo ha completamente un altro backround e la particolarità è proprio quella di far convivere queste due “anime” nella stessa canzone, dando il giusto spazio ad entrambe !
Ancora una versione di “Summertime”, stavolta più bossa che samba, secondo me; perché hai sentito di rivisitare uno dei più begli evergreen della storia delle blue notes?
Più samba che bossa tanto da infilarci dentro Mas que nada!! È un brano che hanno fatto tutti e avevo un po’ paura ad inserirlo… ma era nato per giocare un po’ con i suoni e con il mio modo estemporaneo di confrontarmi con un masterpiece!
Poi si continua in stile “music alla over the world”: Bang Bang, le bellissime Master Blaster, La Canzone dei vecchi amanti, Lontano Lontano, addirittura Reginella. Questo potrebbe dir molto sul progetto…
Hai ragione!Si chiama appunto Project perché non c’è nulla di definito!!! Cerchiamo di “leggere” un testo e una partitura a prescindere dal genere e dalla lingua ma perché ci piace e la arrangiamo a modo nostro. Il primo album poi ha avuto una gestazione particolare… raccoglie ciò che eravamo in quel momento anche nei live…
Finalmente qualcuno si ricorda di Tom Waits, una delle personalità musicali e poetiche più intense degli ultimi anni. Ma allora volte proprio “far tutto”? Tra l’altro si nota un arrangiamento eccellente ed un interplay di tutta la band di gran qualità. Un album omaggio a Tom Waits sarebbe molto gradito…ci hai mai pensato?
Un album di canzoni sue? Beh… sarebbe bello… non so quanto possa appartenermi, ma vocalmente sarebbe una bella sfida! Ci penso su…
L’album si conclude con una versione a tratti visionaria di “Time After Time”, con una performance di Pippo davvero al di fuori del comune. Ricordo d’aver ascoltato Miles Davis dal vivo che ne dava una lettura strepitosa. Perché “chiudere” così?
La versione di Miles resta tra le mie preferite. Ha avuto la capacità e l’intelligenza di sdoganare un brano pop anni 80 in ambienti jazz fino ad allora inaccessibili. È stato perspicace e geniale in questo! Per quello che ci riguarda, credo che il live sia il nostro mondo. Siamo molto più a nostro agio su un palco che in una sala di registrazione. Siamo entrambi molto “fisici”, poco impostati, molto istintivi. Noi, e tutti i musicisti che hanno collaborato a questo disco (Claudio Romano, Peter De Girolamo, Paolo Recchia, Roberto Skiano, Zibba) E poi… il testo è un proposito, un augurio, una speranza. Per le nostre note. Per le parole. Per ciò che vorremmo ancora. Love e Groove. Time after Time….
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