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Live Report

Térez Montcalm
Here’s To You – Songs For Shirley Horn
Auditorium Parco della Musica, Lunedì 30 gennaio 2012 - Sala Sinopoli
Attenzione al repertorio!
di Stefano Cazzato
Térez Montcalm voce, chitarra Laurent de Wilde pianoforte Christophe Wallemme contrabbasso Stéphane Huchard batteria Jean-Sébastien Williams chitarra
Non è un caso che la cantante Térez Montcalm sia canadese. Questa terra è notoriamente aperta e libertaria e lo spirito di apertura e libertà ha attraversato tutta la sua esibizione. Montcalm fa del bilinguismo una precisa scelta culturale (inglese e francese) e si misura con molti generi musicali (il rock, il blues, il jazz, il soul, la canzone): è evidente dunque che ha studiato con attenzione il suo repertorio, in modo da definire i classici del nuovo mondo globale, andando a pescare grandi testi e grandi autori, quale che sia la lingua in cui cantano e il paese da cui vengono. Non è eclettismo, come a prima vista potrebbe apparire. Né versatilità o astuzia compiacente, ma una riflessione molto seria sulla dignità della musica popolare del ‘900. E su cosa, di questa musica, è destinato a restare e a durare al di là delle etichette.
Ufficialmente il concerto era un omaggio alla pianista e cantante statunitense Shirley Horn, morta nel 2005: titolo del concerto, “Here’s to you”, da una famosa canzone di Shirley, “Here’s to life”, qui cantata. In prevalenza, una serie di ballad, con strofe tutt’altro che banali, tra cui “Isn’t it a pity?” canzone di George Gershwin del 1933 ripresa da Horn. Quindi citazione doppia: Montcalm che cita Horn che cita Gershwin. Ossia: come ri-appropriarsi di una tradizione. Del resto il concerto era iniziato con una canzone resa celebre da Ray Charles e recentemente incisa anche da Amy Winehouse, “A song for you”. Anche qui citazione e rilettura. Non semplici cover, dunque, ma brani completamente reinterpretati, dove l’interprete nell’interpretare diventa “autore” a sua volta. Ed è così anche con “My baby just cares for me” di Nina Simone dove è stato notevole anche l’arrangiamento, con prevalenza di chitarra laddove nell’originale c’era il piano (anche Shirley Horn si accompagnava al piano); con “Voodoo child” di Jimi Hendrix con interessante arrangiamento basato prevalentemente sulla batteria invece dell’originaria chitarra elettrica; con “If you love me”/ “Hymne à l’amour” (cantata in versione bilingue) di Edith Piaf.
Vestita in modo semplice, come gli altri musicisti, in grigio e nero, nessuna posa da diva, semmai da “bad boy”, Montcalm ha fatto vedere il suo talento, una voce estesa e profonda e una padronanza della tecnica chitarristica che sa sfruttare sia in chiave jazz che in chiave rock. L’impressione è che il suo modo di cantare possa essere ancora più apprezzato nei club, nei locali e negli spazi contenuti, dove l’atmosfera raccolta esalta il suo smooth jazz. Le va dato atto comunque di aver saputo avvicinare e riproporre i classici con intensità e misura. A differenza di tanti replicanti contemporanei, ha un suo stile, un suo linguaggio con il quale riesce a unificare e rendere personali cose molto diverse. Imprime un suo segno sulle cose che tocca, e questo è in fondo quello che si chiede a un artista. Conclude con un omaggio a Roma cantando “E penso a te” di Lucio Battisti. Anche lui, ormai, classico tra i classici. Ed è il finale di un concerto bello e intelligente, forse non del tutto compreso dal pubblico che lo ha accolto in modo piuttosto freddo per oltre tre quarti, non applaudendo nessun assolo, salvo poi richiedere inspiegabilmente dei bis.
Eppure la formazione era di tutto rispetto e perfettamente sintonizzata con Montcalm. Basti segnalare la presenza al piano di Laurent de Wilde, un musicista eccellente che ha suonato, tra gli altri, con Greg Osby, Dee Dee Bridgewater, Joshua Redman e Tom Harrell, oltre a realizzare con sue formazioni dischi importanti tra cui The Back Burner, un lavoro del ’95 accolto entusiasticamente dalla critica. De Wilde è anche uno storico del jazz: sua la biografia pubblicata da Minimum fax con prefazione di Enrico Pieranunzi“Monk himself. La vita e la musica di Thelonius Monk”.
Stefano Cazzato
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