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Live Report

Suoni e danze per un viaggio verso il mondo di Rumi,
Mercoledì 14/03/2012 Sala Sinopoli.
di Roberto Coghi
Più una piece teatrale che un vero e proprio concerto quello di ieri sera presso l’Auditorium. La sala Sinopoli, per l’occasione, si è trasformata nella sala delle feste del principe selgiuchide ‘Alà’ud Din Keiqubàd, attivo sotto il sultanato di Kay Qubad, che occupava il territorio dei Rum, corrispondente più o meno alla Turchia odierna. Territori costantemente minacciati dai mongoli; mongoli che nel 1219 costrinsero la famiglia di Gialal Ad Din Rumi ad abbandonare Balkh, nell’attuale Afghanistàn, per giungere a Konya nel centro dell’Anatolia.
Lo spettacolo, grazie alla regia di Alessandro Giupponi, si è basato soprattutto sul dialogo tra un vecchio canuto e stanco e un bambino con una valigia in mano, interpretati magistralmente da Virginio Gazzolo e dalla piccola Bianca Brussani.
Da una parte la saggezza, l’esperienza, la consapevolezza di colui che si avvicina alla morte, dall’altra la spontaneità, la purezza, l’incoscienza di chi sta per iniziare una vita. Da un lato il passato, dall’altro il futuro. Futuro e passato che si scambiano i ruoli: l’uno è la compenetrazione dell’altro. Due piani diversi, ma un unico intento: riportarci il pensiero di Moulànà Gialal Ad Din RUMI, uno dei maggiori poeti mistici della storia dell’umanità. La valigia è il simbolo del viaggio, della precarietà. Del resto l’allegoria, le parabole ed i simboli sono presupposti essenziali per interpretare l’immensa produzione del poeta. La comprensione del suo stile poetico e la conoscenza devono per forza passare attraverso un linguaggio velato, allegorico. Il suo è uno stile che deve essere “sentito” quindi deve permettere ad ognuno, a seconda delle proprie capacità spirituali e della comprensione interiore, di coglierne il messaggio. Viaggio che si rivolge all’uomo, alla sua spiritualità ed al ruolo che egli ha in questo mondo; viaggio all’interno di ognuno di noi,
Le principali opere di Rumì, da cui Alessandro Giupponi e Shariar Alemi hanno tratto i dialoghi, sono il Masnavì-i Ma’navìe ed il secondo libro del Shams Kabir.
Il primo è un poema di 26.000 versi, in stile mistico poetico didattico, scritto con l’intento di spiegare, in simboli, le realtà del mondo, dello spirito e della via mistica che porta al divino.
Il secondo è tratto da il Divàn-i Shams un’opera di circa 35.000 versi che narrano particolari stati o esperienze estatiche di unione o separazione da Dio
Partendo dal “Cantico delle creature” il dialogo tra le due generazioni diventa sempre più fitto. Quello che sconvolge è l’estrema modernità di pensiero di questo saggio mistico che, pur avendo vissuto più di ottocento anni fa, riesce a rompere pregiudizi e confini dettati da credo religiosi, vincoli stabiliti o convenzioni sociali e politiche tutt’ora esistenti. Il suo scopo è quello di parlare all’uomo di un mondo non facilmente comprensibile, per parlarci di quello che è il significato più nascosto: “realtà” nascosta dietro ogni “realtà”. Ogni singolo aspetto, anche se insignificante, può essere l’espressione materiale di una “realtà” meno tangibile. “Realtà” che, attraverso la forma in cui si esprime, assume significati totalmente diversi. La dicotomia tra forma e significato è il punto principale degli insegnamenti di Rumì:
La forma esteriore svanirà, sappilo!
Il mondo dei Significati rimarrà per l’eternità.
Per quanto tempo darai il tuo amore alla forma della brocca?
Passa oltre la forma della brocca! Va! Cerca l’acqua
Hai visto la sua forma ma sei ignaro del significato.
Trarrai la perla dalla conchiglia se sei saggio.
L’evento, profondamente colto, si è arricchito di suoni e danze che riportavano, come atmosfera, ai palazzi del sultano.
Le musiche sono state eseguite da l’ensemble internazionale Navà, diretta da Pejman Tadayon. Quattro artisti con voci incantevoli ed altri sette che, utilizzando la strumentazione tradizionale, hanno commentato questo viaggio immaginario tra le due età. Musiche e risonanze provenienti dall’Afganistan, attraverso l’Iran fino all’altopiano Turco. Due setar, un tabla, il daf, il Kamanché, i flauti, il Daire, il tanbur, la ‘mbira ed altri strumenti ancora hanno dialogato tra loro per riportarci quella dimensione mistica tanto ricercata dal nostro poeta. Dimensione impreziosita inoltre dalle danze le cui coreografie, curate da Paola Stella, unite ai costumi bianchi di Fariba Karimi, hanno rivisitato le famose danze della confraternita sufi dei "dervisci rotanti" (mevlevi), dei quali Jalal ad-Din Rumi fu fondatore e capo spirituale. Addentrarsi nel mondo dei “Mevlevi”, considerati i mistici della tolleranza, è cogliere aspetti del tutto nuovi del mondo Islamico, che lentamente mostra atteggiamenti di grande apertura, tramite i significati nascosti che possiamo cogliere dalla loro danza e dalla loro religione: in realtà è una preghiera per tutti gli uomini, al di là delle culture e delle religioni. A coronamento di questo messaggio tanto intimo, profondo e rivoluzionario, le proiezioni tratte dal film documentario Baraka del 1992, diretto da Ron Fricke. Il film è stato girato in 152 luoghi di 24 paesi del mondo. Baraka che, significa “benedizione” in diverse lingue, documenta riti, usanze e costumi diversi tra loro: un invito visivo a superare ogni forma di pregiudizio nei confronti dell’altro.
"Vieni! Chiunque tu possa essere, vieni!
Pagano, idolatra o adoratore del fuoco, vieni!
Anche se tradisci i tuoi giuramenti cento volte, vieni!
La nostra porta è la porta della speranza.
Vieni cosi' come sei!"
Gialal Ad Din Rumi
Tutto lo spettacolo, patrocinato dalla CO.RE.IS. ITALIANA e ASSISI SUONO SACRO, è stato possibile grazie alla ALEMI production in collaborazione con MIRABILIARTIS ONLUS INDI ed HELIKONIA. A questo si aggiungano i tecnici che hanno collaborato alla regia, alla produzione, alla fotografia, alla grafica, ai costumi ed agli arredi.
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