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Live Report

NOUR EDDINE, 16 marzo 2012 Auditorium Parco della Musica Roma, Sala Petrassi
di Roberto Coghi
Il contrabbasso prima di Bruno Zoia, poi il violino di Marco Valabrega hanno introdotto il concerto. Le melodie degli archi riportano al tampura indiano. Il suono di bordone circolare, basso ed armonioso si è impreziosito dell’ assolo dell’americano Thomas Vahle con flauto fulani, detto così perché originario della tradizione del popolo Fulani degli altopiani della Guinea, Melodie antiche, graffianti, primitive, roche e dolci dal sapore indiano, con sfumature africane, introducono la base ritmica del tabla di Rashmi Bath e del cajon spagnolo suonato da Simone Pulvano. Il ritmo delle percussioni, unito ai precedenti, dà il benvenuto a Nour Eddine Fatty. Il cantante, polistrumentista, imbracciando l’oud dà inizio ad una serie di brani squisitamente strumentali, dove gli assolo ed i dialoghi tra oud - violino, flauto - tabla, voce - violino propongono sonorità con impasti prettamente orient-magreb-medio orientali. Miscele sonore che sintonizzano le atmosfere indiane, ebraiche ed africane. Il cittadino del mondo, dalle antiche origini berbere, prendendo la chitarra ci dice che vuole parlare della sua vita, dei suoi sentimenti, delle sue esperienze a Parigi, a Roma e in Toscana, dove è nato il suo ultimo progetto, Zagora Moon, del quale condivide con noi in anteprima alcuni brani. La luna della Toscana ha ricordato all’artista la luna di Zagora, la città berbera a ridosso del deserto, nel centro del Marocco. Due lune, due mondi, anche se lontani possono considerarsi molto vicini. Anche oggi ci ha preso in contropiede il nostro Nour Eddine, perché ancora una volta ha cambiato pelle. Il suo primo album, “Zri Zrat”, di musica tradizionale, semplice e rigoroso, è stato un omaggio al suo villaggio natale e alla musica Jajjouk. Il secondo, “Gnawa & Jahjuka Trance”, è stato dedicato alla ricca e affascinante tradizione tribale e rituale Gnâwa e Jahjûka, di ascendenza sufi, con qualche puntatina alla didattica delle percussioni. Il terzo “Co-Existe”, decisamente urbano, mescola musica elettronica con diverse musiche di tradizione marocchina, con aperture alle moderne sonorità della musica occidentale. Nel 2010 è protagonista e compositore delle musiche originali del film Sound of Morocco, per la regia di Giuliana Gamba. Successivamente, per il Papa, compone “Alma mater”. Segue il progetto Tara-gnawa che nasce dall'incontro fra due culture musicali del Mediterraneo: quella calabrese dei Phaleg, la tara-ntella, e quella del Maghreb, gnawa. Oggi il suo “Zagora Moon” si avvicina ancor più all’esperienza occidentale e, l’ eterno vagabondo, si trasforma in un chansonnier, un cantore di ballate popolari come il suo “petit souvenir de Paris” coadiuvato dalla voce di Paola Capone. Con questa nuova proposta si discosta un po’dalla tradizione berbera per avvicinarsi a quella dei trobadores francesi. Musica splendida suonata e cantata con eccezionale maestria e professionalità col coadiuvo del sax di Cristiano Stocchetti, del pianoforte e della chitarra di Marco Galiero. Quando la musica è bella e gli strumentisti hanno una conoscenza così profonda dei loro strumenti il risultato è obbligatoriamente eccezionale, come nelle citazioni ai due artisti deceduti quest’anno: Lucio Dalla e Cesaria Evora, con i brani “Te voglio bene assai” e “Saudade”. Musicista generoso, da cui traspare la voglia ed il piacere di suonare, ha chiuso il concerto con altri tre brani, cantando inoltre una ballata popolare con l’amica Elena Tonelli,. Uno spettacolo molto valido arricchito dalle coreografie di Elisa Scapeccia con la sua compagnia di danza orientale, le Hafla Dancers, che è riuscita a fondere l’espressione artistica medio orientale con quella occidentale. Il concerto è stato presentato da Helikonia in collaborazione con Alfaprom.
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