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Live Report

Gretchen Parlato – The lost and found

Auditorium Parco della musica, Giovedì 22 marzo 2012

“Oggetti smarriti e ritrovati”

di Stefano Cazzato


 

Gretchen Parlato del 2007, In a Dream del 2009, e The lost and found del 2011: dopo la vittoria del prestigioso premio Thelonius Monk nel 2004 e l’apprezzamento di Wayne Shorter che l’ha voluta ospite in un suo concerto, sono bastati questi tre album alla cantante californiana Gretchen Parlato, figlia di Dave, bassista di Frank Zappa, per imporsi come una delle presenze più interessanti del vocal jazz odierno.

Ne abbiamo avuto la conferma in questa tappa romana nella quale ha presentato il suo ultimo lavoro, The lost and found, composizioni originali più cover tra jazz, pop e musica brasiliana.

Ma è abbastanza superfluo nel caso di Gretchen Parlato fare queste distinzioni scolastiche visto che la cantante lascia la sua impronta sugli “oggetti smarriti e ritrovati”, grazie a una tecnica personale e raffinata (uso strumentale della voce ma anche parole dilatate, isolate una delle altre) con la quale coinvolge lo spettatore all’interno di atmosfere oniriche e seducenti.

La sua musica culla, fa sognare, sembra un discorso dell’anima e per l’anima. E l’effetto generale del concerto è quello di un flusso continuo, di un processo organico e avvolgente di suoni della natura, in cui una canzone sfuma nell’altra grazie all’assolo di eccellenti musicisti cui Parlato dà giustamente grande spazio.

Tra le canzoni presentate  Within me e Circles dall’ultimo album.  E poi: Butterfly di Herbie Hancock del 1974 (stesso anno di nascita di Parlato) dedicata alla farfalla come immagine della donna e dell’attenzione con cui va toccata (la canta battendo le mani ritmicamente come le ali o come un strumento a percussione). Molto riuscita e personale, riletta in chiave jazz e con maracas, Holding back the years, dei Simply Red. Ancora percussioni, questa volta nacchere, per una samba rallentata, Alo Alo di Paulinho da Viola. E poi, da un precedente rifacimento hip hop di Robert Glasper, Blue in Green del grande Bill Evans.

Ma tutto –  ripetiamolo –  rigorosamente “gretchizzato”.

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