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Live Report

Fondazione Musica per Roma presenta 25/03/2012
Yar Ensemble “Iran Italia India”
Ospiti: Milagro Acustico
di Roberto Coghi
Una serata dedicata alla strumentazione acustica e alla tradizione.
La prima fase è stata caratterizzata dalla tradizione mediterranea seguita poi da un mix fra orientale e tradizione italiana. Il concerto degli Yar Ensemble è stato introdotto dai Milagro Acustico. La storica formazione guidata dal sassofonista romano Bob Salmieri ha riproposto alcuni brani tratti da Siqiliah - Terra D'Islam, I storie o café di lu furestiero novo e Poeti Arabi di Sicilia. L’atmosfera ci riporta una forte brezza orientale. Le melodie cantano in siciliano antiche strofe tratte dai poeti arabi di Sicilia: Ibn-Hamdis, Nazim Hikmet e dal poeta contemporaneo Ignazio Buttitta. Le composizioni del polistrumentista ci raccontano una Sicilia dominata dagli arabi, nascosta e segreta, ma ricca di avventure, viaggi e splendori. Un lavoro ispirato dalle ricerche di Michele Amari, che ha dedicato tutta la vita alla compilazione della “Storia dei Musulmani in Sicilia”, e della “Biblioteca Arabo-Sicula”. Le musiche dal linguaggio moderno hanno un sapore antico perché legate all’uso di strumenti tipici della tradizione mediterranea, suonati con estremo virtuosismo da parte di tutto l’ensemble. Bob Salmieri ha suonato il sax soprano, la baglama, la chitarra ed il tamburo; Andrea Pullone le Chitarre, l’ oud e la baglama; Carlo Cossu il Violino; Maurizio Perrone il Contrabbasso; Massimo Carrano le percussioni (cajon, darbuka…); Patrizia Nasini, dalle incredibili doti vocali di soprano, ha cantato queste storie mediterranee arricchite inoltre dalle proiezioni di Giovanni Marasco.
Nella seconda parte gli Yar Ensemble hanno proposto un nuovo modo di fare musica. Ognuno con le proprie competenze, ognuno con la propria tradizione culturale si è inserito nel dialogo in maniera autonoma ma, allo stesso tempo, complementare. Yar, in iraniano, vuol dire amici. Tre amici, un indiano, un iraniano ed un italiano (non è una barzelletta), con abilità tecniche eccezionali, hanno suonato insieme ciascuno con la propria cultura e strumentazione tradizionale. Sanjay Kansa Banik suona i tabla, simbolo della musica indiana; Pejman Tadayon pizzica tutta una serie di antichi liuti persiani ( setar, tar, oud, robab) infine Andrea Piccioni, con una schiera di tamburi a cornice, ci riporta alle tradizioni più antiche della nostra tradizione popolare e non solo. Tre ritmi, tre esperienze diverse unite da un solo dialogo musicale che sicuramente porterà la musica verso nuovi orizzonti musicali. Sanjay Kansa Banik studia i tabla dall’età di sei anni. Con il termine tabla si intende una coppia di tamburi a una sola membrana, uno di legno, il tabla o dhayan e uno di metallo, il bahyan. In India il tabla viene considerato uno strumento solista allo stesso modo del sitar, del sarod e del santoor. La tecnica dei tabla è complessissima e richiede anni di training: si usano tutte le dieci dita, i palmi, i polsi ed infiniti accorgimenti tecnici per variare il suono, come il borotalco per rendere scivolosa la superficie. Si accordano per produrre vere e proprie melodie, ma si scordano anche facilmente ecco perché durante il concerto il “tablista” è costretto ad usare un martelletto per spingere in basso i registri che regolano il suono delle pelli. La musica classica indiana, influenzata anche da quella persiana, si fonda su due elementi principali, che sono piuttosto complessi da definire: il modo (raga) e il ritmo (tala). Le strutture ritmiche (Tala) della musica classica indiana sono molto complesse e vengono trasmesse oralmente con una sillabazione ad imitazione dei vari suoni ottenuti con le Tabla. Sillabe suoni come “Dha, Dhin, Ta, Tin, Ti” corrispondono a colpi precisi su determinate parti dei due tabla. Ecco da dove derivano i fraseggi che ogni percussionista indiano si diletta ad anticipare prima della performances percussiva. I tala non hanno un tempo fisso e possono essere suonati a velocità diverse a seconda della tradizione e del luogo e possono essere innumerevoli, forse infiniti. Sanjay sviluppa una incredibile rapidità nelle dita mantenendo inalterata la bellezza e la purezza di ogni nota. Nel gruppo sostituisce il basso e produce i ritmi alti spesso in controtempo per arricchire le percussioni a cornice di Andrea Piccioni che, con incredibile espressività tecnica ed artistica, fa vibrare il suo principale strumento: il tamburello. Tipico della tradizione popolare ha origini antichissime: forse esisteva già nel II°millennio a.C. Andrea è uno dei massimi esponenti dei tamburi a cornice, ha approfondito lo studio degli strumenti e delle forme musicali tipiche del mediterraneo, dei paesi orientali e americani, sviluppando una straordinaria capacità di muoversi attraverso diversi stili musicali, come nel dialogo con le tabla o con i liuti dell’iraniano. Pejman Tadayon, abilissimo strumentista e compositore, porta il suo contributo attraverso l’uso di una serie di cordofoni che originano tutti dal liuto e provengono dalla tradizione Iraniana. Il setar ed il tar sono strumenti antichissimi, hanno forme e numero di corde diversi e i tasti sono mobili come nel sitar indiano. L’Oud ha un manico corto ed è privo di tasti mentre Il Robab ha Il corpo ricavato da un unico pezzo di gelso, con una membrana, di origine animale, sulla quale è poggiato il ponte dove scorrono 6 corde, che vengono suonate, più altre 12 risuonano per simpatia. Durante il concerto è intervenuto Luigi Polsini, esperto di melodie antiche, suonando la viella (una sorta di viola da gamba medioevale) che, sostituendo il saranghi, ha permesso ai tre di esprimersi con gli assolo. Alcuni brani sono stati impreziositi dalla voce di Martina Pelosi che ha studiato per molti anni canto persiano ed indiano. Tre grandi interpreti che si incontrano per seguire l’impostazione ciclica della musica indiana. L’introduzione pacata è sempre legata al cordofono, la fase intermedia si vivacizza perchè si inserisce la percussione, la terza fase si compone del dialogo tra gli strumenti, quella conclusiva vede un aumento del ritmo e del suono perché corale. Come corale è la gioia e la partecipazione condivisa da questi eccezionali strumentisti con il pubblico.
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