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Marcus Miller
“Brooklyn Renaissance”
Sala Sinopoli Auditorium Parco della Musica – giovedì 26 aprile 2012
di Stefano Cazzato
Marcus Miller, basso elettrico, clarinetto basso
Alex Han, sassofono
Maurice Brown, tromba
Adam Agati, chitarra
Kris Bowers, pianoforte e tastiere
Louis Cato, batteria
Non un concerto ma “il concerto”, il live perfetto che si vorrebbe sempre sentire, con quella miscela miracolosa di ingredienti che raramente capita di vedere riuniti tutti assieme: cultura, tradizione, tecnica impressionante, talento generosamente donato dagli dei per la gioia degli uomini e ancora energia, comunicatività e soprattutto mescolanza dei generi più diversi, dalla black music (funk, jazz, blues, reggae, hip hop) al classico, al rock, alla world music con qualche divagazione araba: cioè sonorità contemporanee e metropolitane.
Posti esauriti, applausi a scena aperta per Marcus Miller, uno dei più grandi musicisti viventi, bassista negli anni ’80 con Miles Davis, per il quale compose Tutu, e oggi band leader di un gruppo di giovani promettenti perfettamente sintonizzati sulle sue corde.
Miller conferma in questo concerto romano (tappa di un megatour che, dopo il Marocco e l’Italia, lo porterà in Germania, Belgio, Inghilterra, Olanda, Norvegia, Austria, Danimarca, ma anche Slovenia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, e infine a Los Angeles per un omaggio a Miles) quanto di lui si sapeva: abile produttore e uomo di spettacolo, compositore originale, strumentista davvero unico. Pioniere dello slapping, ha rinnovato il modo di suonare il basso elettrico, rendendolo protagonista sia in senso ritmico che in senso melodico.
Per quanto protagonista, Miller lascia tuttavia ampio spazio ai suoi strumentisti: tutti duettano con tutti, senza sudditanza, e tutti, a turno, dialogano con il batterista, dal quale si recano danzando per enfatizzare al massimo l’elemento teatrale e fisico della musica nera. Musica che, oggi come ieri, trova il suo centro propulsore e vitale a Brooklyn, luogo dove succedono tante cose e dove Marcus Miller mette a punto le sue idee e fa ripartire nuove puntate della sua straordinaria avventura artistica, intellettuale e politica. Si chiama non a caso Renaissance il suo nuovo disco, alludendo forse alla Harlem Renaissance, la fioritura dell’arte dei neri che a partire dagli anni ’20 diventò un modello per tutti. Infatti, proprio al poeta Langston Hughes era dedicato l’album del 2005, Silver Rain.
Del nuovo disco esegue in particolare: l’ironica Mr. Clean (Mastro Lindo), la meravigliosa Redemption (anche Marley, di cui cita Get up, stand up, aveva fatto Redemption Song) e Jackyll & Hyde, dove duettano a contrasto la tromba e la chitarra elettrica. Il bene e il male, dice, anche qui con ironia, Miller. Tanto alla fine è sempre lui a dirigere le danze: Marcus, “l’imperatore del soul” o, se preferite, il demiurgo.
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