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Live Report Giovanni Guidi & The Unknown Rebel Band, Auditorium Parco della Musica, 22 Novembre 2010
L’apertura del 34esimo Roma Jazz Festival, che si svolgerà per tutto novembre all’Auditorium Parco della Musica, è stata affidata a Giovanni Guidi e la sua Unknown Rebel Band. Un palinsesto audace ed interessante quello proposto per questa edizione del festival, incentrato in gran parte sulle giovani (e assolutamente valide) leve del jazz italiano. L’obiettivo è quello di offrire loro la possibilità di confrontarsi con un palcoscenico importante come quello dell’Auditorium e, di conseguenza, ottenere una buona visibilità, cosa sempre gradita in questo periodo così nefasto per la cultura musicale italiana. Da quello che abbiamo potuto vedere ed ascoltare in questa performance di Giovanni Guidi, ci rendiamo conto che le possibilità dei giovani jazzisti italiani sono davvero molteplici e di notevole spessore artistico.
L’idea da cui parte il progetto di Guidi è il tentativo di dare voce a tutti i combattenti per la libertà, di celebrare la loro figura attraverso forme musicali emotivamente intense ed imperscrutabili. Per esprimere queste emozioni così forti Guidi si affida alla suite, composta dallo stesso pianista ed arrangiata da Dave Kinzelman, proponendo un connubio tra musica e cultura che si traduce in una vera e propria “sequenza storica”. Ogni angolo estetico riconduce, con questa modalità esecutiva, ad un preciso contesto: dagli Indiani d’America ai partigiani italiani, dai desaparecidos argentini, ai malati di mente rinchiusi nei manicomi e vessati fino alla Legge Basaglia, dagli studenti della Primavera di Praga all’orgoglio dei neri americani, fino ad arrivare ai No Global del G8 di Genova. Tutti eventi storici che hanno avuto come protagonisti degli uomini e delle donne che hanno combattuto cercando di rendere il mondo un posto migliore per vivere.
Ad accompagnare il giovane band leader in questo ardito progetto sono otto validissimi elementi, tra i quali piace ricordare il virtuoso trombonista Mauro Ottolini, l’elegante sassofonista Daniele Tittarelli e l’estroso percussionista Michele Rabbia. Nonostante la giovane età (appena venticinquenne) Giovanni Guidi ha già alle spalle un curriculum di tutto rispetto con quattro album a proprio nome e collaborazioni di spessore con alcune colonne portanti del jazz italiano quali Enrico Rava e Gianluca Petrella.
Come lui stesso afferma, questo lavoro è ispirato in gran misura alla Liberation Orchestra di Charlie Haden e alla famosissima “We insist! Freedom suite now” di Max Roach, al quale fanno riferimento, in alcune fasi dell’esecuzione dal vivo, Michele Rabbia alle percussioni e Joao Lobo alla batteria, con drumming incalzanti che fanno da input all’esecuzione.
Il brano iniziale, “Unknown rebel with white shirt”, è dedicato allo studente cinese che si oppose, disarmato, al passaggio di una colonna di carri armati in piazza Tienanmen: un’immagine che rapisce per la sua forza evocativa, sedimentata nell’immaginario collettivo come manifesto della ribellione e della lotta non violenta. I fiati riescono bene a rievocare un’istantanea molto forte, a tal punto che Guidi la erge a manifesto dell’intera opera riprendendola anche come brano di chiusura del lavoro.
La tromba di Fulvio Sigurta insieme al trombone di Mauro Ottolini guidano magistralmente gli altri ottoni, offrendo un’esecuzione a tonalità crescente che funge da richiamo agli altri fiati con l’intento di introdurli in una compartecipazione nella costruzione melodica del brano. Il risultato è una sorta di breve affresco collettivo in musica, in parte richiamato nel terzo brano che compone l’opera, “Wounded Knee”, segnato da un sound più cupo, meditativo e accorato.
Queste atmosfere si convertono in romanticismo e riflessione con il brano “Il Partigiano Johnny”, sequenza improntata sul pianismo emotivo di Giovanni Guidi. Il band leader riesce a trasmettere grande pathos con i suoi tocchi irregolari, i suoi colpi slegati ed evanescenti, esprimendosi attraverso sonorità tenui e sottili che evidenziano la squisita sensibilità espressiva. Emerge, ad un primo ascolto, la sua iniziale formazione classica: l’eleganza e la raffinatezza del fraseggio e dei movimenti si aggiunge al sentimento, affascinando lo spettatore e provocando emozioni contrastanti, tristezza, nostalgia, equilibrio e consapevolezza. Le spazzole utilizzate da Lobo per “accarezzare” la batteria contribuiscono alla costruzione di un’atmosfera improntata alla riflessione interiore.
Gli arrangiamenti versatili e ricchi di variopinte contaminazioni musicali disegnati dal tenorista Dan Kinzelman ci portano al cuore della suite, “Napoli 27-30 settembre 1943”, brano improntato al melting tra il jazz e le sonorità popolari. La lettura filologica è originale e ricca di energia, complici, nella costruzione del sound, il trombone di Ottolini e le trombe di Mirco Rubegni e Flavio Sigurtà, che si pongono al centro della scena e dello sviluppo musicale della traccia con vibranti evoluzioni.
Coinvolgente anche “180\78”, marcia spensierata ed oscillante tra i toni alti dei sax ed i bassi ben resi dalle morbide e pastose sordine applicate alle trombe ed al trombone.
Tra i più originali è “Garage Olimpo”, song composta da Guidi insieme a Daniele Tittarelli; un contesting tra musica e “rumore”: i sax di Tittarelli e Kinzelman interagiscono con la batteria e il sax basso, per poi giungere ad un nuovo equilibrio che rappresenta una vittoria della melodia sul rumore, dell’ordine sul caos.
Da sottolineare gli assoli di Michele Rabbia alle percussioni, di Giovanni Maier al contrabbasso e di Mauro Ottolini (trombone) e David Brutti (sax basso) che insieme hanno proposto un bel dialogo funk tra i loro due strumenti, basato su di un interplay di ritmiche che richiama l’ evidente matrice soul.
Una suite completa, che si esprime ed esplora i diversi generi del jazz, dai classici, al free, fino ad arrivare ad espressioni più moderne e contemporanee, passando per la musica popolare e le marce bandistiche.
Un’interessante progetto proposto da una band, l’Unknown Rebel, che si impone a giusto merito come una delle realtà più gradite ed originali del panorama jazzistico italiano. Eccellente il lavoro del giovane leader nella guida dell’ensemble e nella costruzione delle strutture armoniche, dimostrando di avere tutte le carte in regola per poter diventare, in un futuro potenzialmente prossimo, un jazzista di livello internazionale.
Unica nota dissonante è stata la sala Sinopoli dell’Auditorium piena solo a metà, ma comunque calorosa ed appassionata. Uscendo dalla sala viene da pensare che questi Unknown Rebels non rimarranno sconosciuti al grande pubblico per molto tempo. La loro forza espressiva, il loro talento nell’evocare immediatamente idee e pensieri attraverso la musica, la molteplicità e la proprietà dei linguaggi utilizzati apriranno loro molte porte, e il panorama internazionale sarà sicuramente ansioso di scoprire dei nuovi, validi e giovani talenti.
Andrea Valiante e Francesco Tromba
già pubblicato su Jazzitalia http://www.jazzitalia.net/iocero/Giovanniguidi_roma.asp
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