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Live Report – Nada Malanima in “Musica Romanzo” di Carla Panariello
Al Teatro Vascello fino al 30 gennaio è di scena Nada Malanima con lo spettacolo “Musica Romanzo”, per la regia di Alessandro Fabrizi, tratto dal romanzo autobiografico “Il mio cuore umano”.
Mentre mi dirigo verso il Vascello, mi chiedo se ci possa essere un nesso tra uno spettacolo di Nada ed il jazz, cosa mai potrebbe spingere il lettore di un sito, completamente dedicato alla musica jazz, ad uscire di casa per andare a vedere una cantante pop che racconta la propria storia.
La risposta arriva quando, spente le luci in sala, la voce narrante di Nada accende il palcoscenico ed io ne vengo rapita e mi perdo totalmente, quasi fino a dimenticare di scattare le foto che avrei voluto scattare.
Nada si racconta e le sue parole si muovono nell'aria come le note di una composizione musicale, una sorta di improvvisazione verbale in cui, come accade nell'improvvisazione jazzistica, ci si lascia trasportare, anche se non tutto è facilmente riconoscibile, anche con delle difficoltà che ci conducono lontano, fino a quando arriva l'accenno ad uno standard o una melodia o, come nel caso di questa performance, una canzone che ci aiuta a riconoscere le strutture note e familiari.
Nel monologo, di cui Nada è autrice, sullo sfondo di una scarna e suggestiva scenografia che, di volta in volta, l'attrice utilizzerà come se la sedia, il tavolo, l'ombrello e, soprattutto le luci, fossero attori in scena accanto a lei, si racconta l'infanzia, dalla nascita di una bambina che, come dice la nonna Mora, “sembra un coniglietto”, passando, attraverso il primo viaggio in treno, quasi metafora di una vita in cui molte cose ci passano accanto e che osserviamo senza possedere fino in fondo, che la porterà alla canzone, all'incontro con la musica ed alla conoscenza di sé.
Nel viaggio, l'autrice incontra ed impara a conoscere la pazzia, la disperazione, ma anche l'amore ed ad instaurare un forte rapporto con la Natura, a cui appartiene anche la Morte, che evoca con il racconto di un suicidio che diventa un bellissimo sogno pieno di lucine colorate.
Nada conosce il successo ancora ragazzina, ma il suo percorso artistico è stato completamente diverso da quello dei cantanti “di moda”; il suo spirito anarchico e fuori dai soliti clichés, la voglia di fuggire, come ben si evince dal racconto teatrale, le permette di dedicarsi alla sperimentazione ed in questa ottica non si nega a collaborazioni con altri autori. Fondamentale è l'incontro con il grande, ed a parer mio ancora poco conosciuto, musicista livornese Piero Ciampi che scrive per la sua voce scura testi bellissimi, poi l'incontro con Paolo Conte e la collaborazione con Fausto Mesolella e Ferruccio Spinetti degli Avion Travel.
Le canzoni che Nada interpreta durante lo spettacolo, che sottolineano e sostengono il testo narrato, sono tutte sue composizioni ed in tutte ritornano i temi della pazzia, dell'amore e della morte.
Ed ecco che, per tornare alla domanda iniziale, ossia quanto possa esserci di jazzistico nello spettacolo di Nada Malanima, la risposta è in questa necessità di affermare, attraverso la musica, la propria identità umana, per dirlo come recita il titolo del romanzo della stessa Nada, il proprio “cuore umano”, esattamente come accadeva ai musicisti neri americani che solo attraverso il jazz riuscivano ad essere “visti” ed uscire dall'isolamento. A mio parere la storia musicale di Nada è la voglia di emanciparsi dal mondo e nel mondo. Ecco che la fuga dagli aridi stereotipi diventa la chiave di lettura di MusicaRomanzo e, non a caso, il “chiodo fisso” che la vocalist urla d'avere nella testa è proprio la voglia di scappare... e con la sua fuga dal palcoscenico, si chiude lo spettacolo, fra gli applausi ricchi di affetto e simpatia del pubblico fino a quel momento concentrato in un silenzio attento e coinvolto.
Carla Panariello
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