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Live Report – Francesco Bearzatti e Tinissima Quartet all’Auditorium Parco della Musica – 30/01/2011 di Francesco Tromba
Tornano a Roma, dopo il Jazz Festival di novembre, Francesco Bearzatti e il Tinissima Quartet, con il loro ultimo lavoro “X (Suite for Malcolm)”. Il concorso Top Jazz 2010, promosso dalla rivista Musica Jazz, ha decretato il disco come il migliore dell’anno ed il quartetto come miglior gruppo. Quello che si è svolto nella sala S. Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica è stato un concerto celebrativo per festeggiare il grande successo del concept album prodotto dalla “Fondazione Musica per Roma”.
A salire per primo sul palco è Don Pasta, ripercorrendo attraverso immagini, canzoni, poesie, citazioni e sogni il movimento per la liberazione dei neri americani. Da Rosa Parks, a John Coltrane, da Miles Davis ai due atleti che alle Olimpiadi del Messico del ’68 salirono sul podio con un pugno chiuso coperto da un guanto nero (secondo l’uso degli appartenenti al Black Panther Party): insieme a loro vengono rievocate tutte le più importanti figure dell’orgoglio nero: Billie Holiday, Timmy Thomas, Curtis Mayefield, James Brown, Martin Luther King, a testimoniare come fosse forte il legame tra la musica, la politica e l’infinita voglia di libertà dei neri. Le luci del palco si spengono e Don Pasta ci lascia con una grande citazione: “Strange Fruit” cantata da Nina Simone. Questa canzone fu definita da Samuel Grafton del New York Post come la Marsigliese dei neri.
Dopo un breve intervallo sale sul palco il Tinissima Quartet, intonando “Prologue-Hard Times”, con i fiati ad introdurre il tema del primo movimento della suite. È la tromba di Giovanni Falzone a farci capire subito come furono difficili i primi anni di Malcolm X. Anche la gestualità aiuta molto, infatti il trombettista dirige lo strumento verso l’alto, simulando dei lamenti attraverso acuti, allungati e sporcati, seguiti da quelli del clarinetto di Bearzatti, più alti e più intensi. In sottofondo la base ritmica con il basso elettrico di Danilo Gallo e la batteria di Zeno De Rossi creano la tensione che traspare da questo primo frammento del concerto.
Sullo sfondo le proiezioni delle illustrazioni di Francesco Chiacchio iniziano a susseguirsi, andando dai particolari alla visione d’insieme e viceversa. La prima immagine è quella di una sagoma nera che imbraccia un fucile, a voler simboleggiare l’ideale lotta per la vita intrapresa dal (futuro) leader afro-americano.
Le percussioni aprono il secondo movimento, “Smart Guy”. Attraverso suoni grezzi che richiamano alla mente quelli di oggetti di uso comune come pentole e coperchi, De Rossi apre la strada al linguaggio frammentato e secco del clarinetto e della tromba. L’assolo di Danilo Gallo al basso (eletto miglior bassista per il Top Jazz 2010) contribuisce a dare un cromatismo inquieto, nevrotico e ricco di suspance all’atmosfera del brano.
Il basso sfuma sullo sfondo per lasciare spazio al sound dance di “Cotton Club”, che richiama un altro momento della biografia dell’attivista americano, quando non ancora ventenne si guadagnava da vivere facendo il lustrascarpe in un night club di Boston. I fiati utilizzano i fraseggi tipici del funk, con il sax e la tromba che dialogano a stretto contatto inizialmente, per poi lasciare spazio ad un assolo del sax. La tromba continua dove il sax si era fermato, tenendo alto il ritmo e l’energia del brano, con la batteria e il basso a dare la base per il sottofondo, per poi ripartire con il tema iniziale.
“Prince of Crime”, quarto capitolo dell’opera, si compone di due principali momenti. La sezione ritmica costruisce la base del brano, caratterizzato da un clima inquietante e losco, mentre i fiati abbandonano la continuità espressiva delle frasi musicali, accennando e allungando le note nel corso dei loro interventi. In un secondo momento i fiati riprendono un discorso lineare, con ancora un pizzico di funk nel sassofono di Bearzatti, seguito dalle sonorità acide della tromba di Falzone.
Strettamente collegato a “Prince of Crime” è “Satan in Chains”, breve ma intenso intermezzo prima del movimento successivo. L’urlo di dolore e di rabbia che attraversa il sax fa impressione e può ricordare il grido d’aiuto di un uomo in difficoltà, sull’orlo del precipizio spirituale e sociale. Ripercorrendo l’ autobiografia di colui che sarebbe divenuto uno dei simboli della lotta contro la discriminazione razziale, lo troviamo a New York, Harlem, dove si dedica al crimine. Qualche anno dopo all’età di 20 anni venne arrestato per possesso di arma da fuoco, furto e violazione di domicilio. È negli anni che passa nella prigione di stato che si guadagna il soprannome di “Satana”, a causa delle continue e reiterate bestemmie contro Dio e la Bibbia.
In carcere comincia il percorso spirituale di X che diventa un avido lettore, si converte alla religione di Maometto e viene affascinato dalle idee del Corano, ma in particolare dalla creazione di una nazione islamica nera del fondatore del Nation of Islam Elijah Muhammad. “Conversion” riflette proprio questo periodo. L’ensemble costruisce una dimensione meditativa e di ascesi spirituale molto forte. Per la prima volta dall’inizio dello spettacolo il mood degli strumenti si fa completamente equilibrato, senza interruzioni o incursioni rumoristiche, come a riflettere il primo periodo di serenità nella vita dell’attivista.
Una volta uscito di prigione Malcolm è un “ New Leader”, un uomo nuovo che ha deciso di dedicarsi a qualcosa di concreto. Gli viene assegnato il compito di “ministro del tempio numero 2 della nazione dell’Islam” a Boston, dove comincia a dedicarsi all’attivismo politico e spirituale. Il settimo capitolo della suite si struttura in tre momenti: uno iniziale in cui i fiati attraverso delle frasi musicali interrotte ma ripetute e contigue (o meglio parallele) simboleggiano il lavoro e l’impegno giornaliero compiuto dal leader per la costruzione di una comunità (quella della Nation Of Islam); un secondo nel quale il sax prende il sopravvento, in particolare con l’uso del pedale (uno degli elementi distintivi di Bearzatti, funziona come il pedale della chitarra elettrica) che, attraverso distorsioni ed effetti elettrici, riproducono un sound ipnotico, una fusione tra una chitarra elettrica ed un flauto, mettendo in evidenza il forte carisma del personaggio e le sue qualità di catalizzatore per l’aggregazione del popolo nero; nel terzo l’energia della tromba esprime la concretezza ma anche la forza e l’ostinazione con la quale il numero 2 del NOI ha portato avanti i suoi ideali.
Iniziano a sorgere dei conflitti all’interno della Nazione dell’Islam gli altri capi iniziavano a vedere Malcolm come un personaggio scomodo perché diventato molto potente oltre che amato dal popolo. “Betrayal” è lo specchio di questo momento e di quelli successivi che portarono al suo assassinio per mano di tre adepti dell’organizzazione. Il tradimento viene espresso principalmente attraverso gli acuti aspri del sax, che esprimono rabbia, frustrazione e dolore. Verso la fine del brano il quartetto costruisce una melodia quasi da epitaffio, una commemorazione funebre in musica, ricca di liricità.
"Hajj” ricorda il viaggio a La Mecca del leader americano che tornò in patria ancora più convinto della propria fede facendosi chiamare El- Hajj Malik El-Shabazz. Vengono eseguiti motivi a metà fra l’arabeggiante e l’africano, con Bearzatti allo Xaphoon, uno strumento di Bamboo dal quale viene fuori un suono a metà tra un clarinetto ed un sassofono. A contribuire all’atmosfera orientaleggiante dell’esecuzione sono le percussioni di De Rossi e gli effetti vocali di Falzone, coinvolgendo il pubblico in un ritmo trascinante, veloce e coinvolgente.
Le luci si fanno soffuse, i musicisti smettono di suonare e si mettono uno accanto all'altro per ascoltare “Epilogue”, conclusione del lavoro. Sullo sfondo due colonne di persone si incrociano a formare una grande X, mentre la voce di Napoleon Maddox, cantante hip hop, ricorda l'eredità e la lezione che l'attivista americano ha offerto a tutti noi. Il cambiamento, l'ostinazione nell'inseguire le proprie idee, considerate giuste e vitali nonostante gli ostacoli incontrati. L'ensemble volta le spalle al pubblico e alza lo sguardo verso quella grande X che ha rappresentato un punto di riferimento per chi in quegli anni veniva discriminato, doveva lasciare il posto sull'autobus all'uomo bianco o veniva cacciato dai ristoranti solo a causa del colore della pelle.
Una suite che ripercorre l'evoluzione e i diversi generi della musica nera, dal jazz al soul, dal free al funk, fino ad arrivare all'hip hop finale, con un assolo di Bearzatti al sassofono da brivido, un urlo di libertà dedicato ad una figura che tanto ha lottato per ottenerla e per offrirla a tutto il suo popolo.
Francesco Tromba
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