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Live Report – Chihiro Yamanaka Trio – 13 Febbraio 2011 all’Auditorium Parco della Musica

Chihiro Yamanakadi Andrea Valiante

La pianista giapponese Chihiro Yamanaka, da anni oramai a tutti gli effetti cittadina americana, è tra le strumentiste più interessanti ed apprezzate nel panorama jazzistico mondiale, pianista celebrata in Europa e negli Stati Uniti e vera e propria star in Giappone, con dodici notevoli album a proprio nome tutti registrati per l’etichetta Verve.

Siamo andati ad ascoltarla domenica 13 febbraio 2011 nella Sala Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica (sicuramente la sala più blue dell’intero Parco della Musica con la sua ambientazione intima e colloquiale ed il pubblico vicino al palco e agli strumentisti come in un locale jazz).  Yamanaka, ospite  assieme al suo trio, ha presentato in anteprima europea il suo ultimo lavoro discografico: 'Forever Begins'.

 Ad accompagnarla in questo concerto dalle atmosfere vulcaniche ed incandescenti, sono due strumenti energici e creativi, entrambe dotati di un’ottima tecnica e di una significativa personalità artistica: il virtuoso contrabbassista Mauro Gargano ed il “muscolare” batterista Remi Vignolo.

Entrambi ci sorprendono per l’eccellente qualità strumentale, la spiccata inventiva e per la naturale propensione alla musica di Yamanaka, alla quale aderiscono perfettamente con i loro movimenti incalzanti e decisi.

Il jazz proposto dalla band leader nipponica è un hard bop vibrante ed effusivo, attraverso le quali si leggono tracce di fusion (soprattutto nei solismi) sia nei brani originali che nelle riletture di standards, costruito su degli arrangiamenti sghembi ed imprevedibili, liberi da ermetismi schematici che sminuiscano le necessità solistiche del trio, rivelandosi così terreno ideale per le evoluzioni estrose degli strumentisti.  

A partire dall’entrata sul palco, Chihiro ci colpisce per la sua umiltà, per la sua voce esile e dolce, per l’emozione che trapela dal suo approccio al pubblico, nonostante la già lunga esperienza su alcuni dei più importanti palcoscenici del mondo.

Ma quando poggia le forti dita sui tasti del pianoforte, tutto cambia: dalla sua musica esuberante fuoriesce un sound, acre, intenso, folgorante, espresso attraverso una tecnica sbalorditiva ed un tocco, intenzionalmente, non sempre pulito che lascia trapelare tutte le sue sensazioni più profonde.

Le interessanti riletture proposte fanno emergere una tendenza spiccata all’approccio melodico del jazz, in particolar modo verso le venature straordinariamente eleganti e raffinate della musica carioca (ricordiamo il lungo periodo vissuto in Brasile, ove probabilmente nasce questa sua predisposizione). Emblematica e significativa di queste sensazioni è la sua personalissima interpretazione di “Garota de Ipanema”, che l’artista rilegge seguendo un approccio del tutto personale al brano, con un tempo composto, sincopato, impulsivo, in cui le sensazioni originali acquisiscono un gusto diverso e quasi irriconoscibile, che resta piacevole all’ascolto da ogni sua angolazione e spigolatura.

Tutte le songs proposte sono state oculatamente arrangiate con la consapevolezza di voler inserire ogni  creazione estemporanea dei singoli strumentisti in un unico fluire di propulsione ritmica e melodica dall’immediato effetto acustico e visivo (raramente la band leader riesce a restare incollata al seggiolino del suo pianoforte), come nel brano “Forever Begins” in cui la cascata di note eseguita da Mauro Gargano e l’impressionante scambio di passaggi ritmici con cui Remi Vignolo percuote la sua batteria, si inseriscono in un vortice di sensazioni armonicamente dense e coese.

Vasta e di ampio respiro è la tavolozza armonica predisposta nelle costruzioni filologiche, per merito delle quali l’ascolto di brani così corposi e ricchi di coloriture blue riesce a risultare di facile fruizione anche per un pubblico meno aduso ad un hard bop così acceso. In questo modo le riletture di brani come “Take Five” e “Good Morning Heartache” acquisiscono un sapore espressivo procace, suadente, caldo, composto da cromature di inusuale bellezza, disegnate dalla pianista giapponese con movimenti agili e raffinati resi concreti da un sound originale ed elegante, alla quale costruzione partecipano con attenzione ed intenso lirismo sia Gargano che Vignolo.

Una serata notevole quella offerta da questo strepitoso trio, alla guida del quale vi è un’artista dalla straordinaria sensibilità, pianista di grande livello e leader capace di coinvolgere come pochi altri i propri strumentisti all’interno dei percorsi musicali da lei concepiti. Per lo squisito gusto musicale e per l’eccellente tasso tecnico espresso, ci auguriamo di poter presto avere l’occasione di riascoltare dal vivo questo interessante ensemble.

Andrea Valiante

 

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