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Live Report
Rassegna “Carta bianca a Danilo Rea” Danilo Rea, pianoforte – Xia Jia, pianoforte Martedì 5 aprile, Auditorium Parco della Musica di Roma – Sala Petrassi
“L’armonia degli opposti”
di Stefano Cazzato
In “Piano Souvenir” Roland Barthes afferma che il pianoforte è uno strumento multisensoriale, in grado di suscitare in chi ascolta un’esperienza completa che va al di là del semplice piacere uditivo. Immaginatevi allora quale esperienza possono produrre due pianoforti suonati da due grandi musicisti, che non hanno in comune il codice linguistico né quello corporeo ma condividono profondamente il codice musicale grazie al quale dialogano l’uno con l’altro, l’uno in ascolto dell’altro, all’insegna della ricerca e dell’emozione.
Se lo spirito della rassegna “Carta bianca a Danilo Rea” è, come crediamo, quello di trovare la poesia laddove è possibile trovarla, al di là dei confini geografici, generazionali e linguistici, allora l’incontro con il pianista Xia Jia, stella emergente del jazz cinese, si è veramente compiuto secondo questo spirito. “Ci siamo incontrati solo poche ore fa, ma data la grande sensibilità di Jia tutto è stato facile” ha detto Rea alla fine di un concerto intenso che ha rivelato questa comune sensibilità già nella disposizione dei due Steinway collocati specularmente come nel simbolo orientale dell’armonia degli opposti, lo yin e lo yang, la base dell’universo per la filosofia cinese.
Insomma quella poesia che secondo Roman Jakobson rischia di perdersi nella traduzione (Lost in translation ribaltato nell’ultimo Cd di Rea in Lost in Europe), c’era tutta nel concerto di martedì sera nella Sala Petrassi dell’Auditorium. E il pubblico l’ha colta, l’ha sentita e l’ha apprezzata.
Merito certamente della scelta di un pianista talentuoso come Jia ma soprattutto della versatilità di Danilo Rea, del suo profondo senso della melodia e della sua cultura musicale che abbiamo potuto apprezzare anche questa volta in una serie di citazioni: una ampia e riconoscibile da You are the sunshine of my life di Steve Wonder in un pezzo suonato a quattro mani; un’altra da Jealous guy di John Lennon in un pezzo suonato da solo e concluso ricordando Here comes the sun di George Harrison; e inoltre rimandi a Gershwin e ‘Round Midnight.
Rea è uno di quei musicisti che sa emozionarsi e quindi sa emozionare in modo autentico. Arrivare al pubblico è il suo compito che persegue con un approccio lirico e con una musicalità non convenzionale, frutto della sua capacità di improvvisare e di spaziare tra i generi. Lo attesta la sua carriera musicale, le sue collaborazioni internazionali, la sua discografia, le sue frequentazioni nel jazz e fuori dal jazz, con sconfinamenti che vanno nel pop e nel rock.
Stefano Cazzato
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