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Il reduce e i Viandanti: il rincontro della musica

22.4.2017 live Atelier Montez, via di Pietralata, Roma 

Le vie della musica, che spesso nella letteratura e nella filosofia è stata ritenuta a ragione la voce più autentica della divinità, sono giustappunto infinite; e così, a un reduce del Rock come il sottoscritto, le cui passioni delle scoperte sonore si sono sopite ai primi anni Ottanta, può capitare di essere ridestato tutto ad un tratto dall’incontro casuale con un disco bipolare: che non viene dalla musica costruita a tavolino delle grandi Major ma neanche dai vari ripiegamenti in cui si sono cacciati tanti sperimentalismi ciechi. 

 

Un disco bipolare che, già in un primo atto di sapienza dei ragazzi  che lo hanno costruito, prende proprio il titolo di Bipolare; è un EP, Bipolare, lungo le cui tracce incontriamo i Viandanti e la loro musica. Una musica appunto che ci ridesta nelle sensazioni più vive i cui bagliori avevamo perso all’inizio degli anni Ottanta; certo, la musica è andata avanti, ma per chi ha conosciuto il Rock nella sua essenza polifonica dei frutti originari vi è sempre una certa ritrosia, una fedeltà all’amore perso e irripetibile, ad andare dietro alle sue ‘minestre riscaldate’. Così, probabilmente, un’oligarchia che era andata fino in fondo ai Beatles e agli Stones, ai Pink Floyd e ai Genesis, agli Emerson Lake & Palmer e ai King Crimson, ai Led Zeppelin e ai Jethro Tull, agli Yes e ai Rush fino al canto del cigno nell’acuto dello Sting dei Police, ha vissuto, come il sottoscritto, da reduce, ciò è venuto negli anni Novanta e a seguire. Per quanto i più hanno abbiano continuare a sorprendersi nella favola bella e abbiano continuato a rigenerare le loro passioni fra i Nirvana, i Gun ‘n’ Roses, i Red Hot Chili Peppers, i Radiohead e diversi altri gruppi su cui pure gli antichi critici hanno continuato a scrivere all’antica. Ma al reduce della passione ortodossa serviva forse, come giustamente reclama la musica vera, il silenzio e la pausa; un rifiatare di una ventina d’anni o qualcuno in più. E serviva, soprattutto, l’autenticità che, per chi non voglia ingannarsi in questi tempi di travisamenti ben studiati, di un gruppo di ragazzi. 

In questa dimensione storica che salta una generazione, a torto o a ragione ma sicuramente nell’onestà, il reduce incontra i Viandanti; li incontra nell’ EP Bipolare, ma da chi sa che nel Rock vero i conti si fanno dal vivo, li va a ricercare a un loro concerto. E li ritrova! All’Atelier Montez di Roma, in una notte d’aprile, ritrova una musica, appunto, bipolare! 

Sul crinale del Rock che tiene sempre la barra, i quattro ragazzi, sorprendendo una passione che ha riposato un poco prima di rilasciarsi andare, si affacciano infatti da una parte nella risoluzione di melodie che danno del tu al Maggiore, cosa la più difficile nella musica, con talento; d’altro verso incrociano il Rap e lo metabolizzano comunque sempre dentro i riff delle Gibson e delle Stratocaster. L’anima rock di questo gruppo e delle loro canzoni si dilata quindi a ritrarre toni di melodie che rapiscono il canto del pubblico fino a colpire fra Rock e Rap che invece il pubblico lo fanno ballare. Ed è proprio in questo incontro fra Rock e Rap che il reduce sente che il momento è autentico e non una accomodante situazione vintage. Un incontro fra il Rock e il Rap che viene fuori in tutta la sua prorompente forza e bilanciatezza  nella canzone che è la punta di diamante dei Viandanti: Rock & Roll. Un vero inno della band che, girando fra basso e chitarre nel giro di un Mi fra i cromatismi del blues e di una batteria che macina colpi con potenza e raffinatezza,  cattura il pubblico e lo trascina nella sintesi del ballo e del canto. 

Un canto i cui testi si muovono anche essi in maniera bipolare fra pubblico e privato; fra esperienza d’amore e temi sociali. Qui il crinale da cui i Viandanti si muovono a interpretare l’una e gli altri è quello della disillusione: disillusione verso la propria donna e verso la propria città. Niente di meglio si può cercare per rinvenire i tratti dell’universo giovanile contemporaneo: ‘Cosa mi resta di noi una foto o poco più / So che non ti dispererai perché il manico lo hai tu’ scandisce la voce dei Viandanti e prosegue: ‘Potresti tornare da me per restare’. Sennonché la palingenesi di questa sofferenza amorosa è proprio nel manico … quello della chitarre dei nostri ragazzi! Dalla sofferenza esistenziale in cui la donna (ma potrebbe essere anche la situazione speculare)  ti abbandona nasce proprio il riscatto che nel manico delle sei e delle quattro corde tira fuori l’arte e riconsegna al dolente ventenne il timone della sua esistenza; così come dalla sofferenza sociale di quella donna che è la polis e che sembra aver tradito senza appello i suoi figli nascono i versi crudi ma in cui l’immaginazione si innalza subito a incollare la sua fantasia sulla realtà: ‘La mia città falsità e crudeltà / Questa notte mi ingoierà’. Li immaginiamo i nostri giovani erranti ingoiati dalle notti delle nostre città. Ma i giovani con cui abbiamo a che fare in questa sera non sono vagabondi (come molti vanno dicendo ergendosi a grandi e agiati inquisitori di una intera generazione), sono viandanti. E il viandante né, cedendo alla disperazione, si perde, né, soccombendo all’omologazione, aspetta che qualcuno gli indichi la strada; in lui, come in ognuno di questi ragazzi dei Viandanti, tutto ritrova la scansione del suo passo nell’arte. In questo caso nella più sublime delle arti: tutto il pubblico, nel segno della musica dei nostri quattro ragazzi, sembra dare ragione a Schopenhauer lì dove il filosofo scrive:  «l’effetto della musica è tanto più potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l’ombra, mentre essa esprime l’essenza». E l’essenza, in questa notte romana di musica all’Atelier Montez, si riappropria dell’esistenza dove ognuno fra il rock, il rap e le melodie dei Viandanti può cantare insieme a loro: ‘Ho sangue che ribolle musica / È lei che mi ha cresciuto / Che per me è la mia unica amante / Che non passa dopo anni’.

Così anche per il reduce della Musica ribelle, cresciuto dai Beatles e dai Pink Floyd, dagli Emerson Lake & Palmer e dai Rush, fino al canto del cigno nell’acuto dello Sting dei Police, la pausa della scoperta musicale rilascia il suo posto allo sciogliersi delle note della scoperta di questa band che ribolle musica … rock and roll!

Giuseppe Cappello

 

 

 

 

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