|
Live Report Giovanni Tommaso e Apogeo, “Codice 5” - Music Inn , 14 maggio 2011
di Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante foto di Fabrizio Caperchi (tutte le immagini della serata si trovano a questo link)
Per Giovanni Tommaso quello di sabato 14 maggio 2011 non deve essere stato un concerto come tutti gli altri. Per lui, che fu cofondatore del primo grande Music Inn, è stata un’emozione che può capire solo chi ritorna a casa tanti anni di viaggi e concerti in giro per il mondo. Il Music Inn, quello in Largo dei Fiorentini, del leggendario Pepito Pignatelli che con sincero affetto ricordiamo, quello che è stato per decenni il punto di riferimento dei musicofili romani e di tanti artisti stranieri- qualche nome? Charlie Mingus, Ornette Coleman, Dexter Gordon, Billie Higgins…può bastare?
Per la prima volta, dopo la chiusura dello storico locale alla metà degli anni Novanta, il Maestro Tommaso torna nel “suo “ Music Inn, ancora una volta, oggi come allora, per presentare un suo nuovo lavoro (Codice 5, un altro notevole prodotto di casa Saint Louis, da noi qui recensito), con una formazione molto giovane ed in linea perfetta con i settanta impensabili anni del contrabbassista, gli Apogeo.
Sulla scia concettuale del già Perigeo, la storica band con cui Tommaso ha saputo scrivere pagine memorabili del jazz rock anni Settanta, la band attuale si differenzia molto dal punto di vista strutturale rispetto al suo antesignano.
Oltre a Giovanni Tommaso al contrabbasso, il nuovo ensemble è composto da strumentisti di indubbia qualità e formidabile creatività, e sono l’esperto batterista americano Anthony Pinciotti, il trasognante chitarrista Bebo Ferra, il giovane ed interessante Claudio Filippini al pianoforte e Max Ionata ai sassofoni, sostituto eccellente di Daniele Scannapieco, tenorista ufficiale degli Apogeo nella registrazione di Codice 5.
Il progetto del contrabbassista lucchese è fatto di visioni brillanti ed alchemiche, di jazz e funk, di fusion ed acid, e soprattutto composto di quelle blue notes che egli così bene ha saputo miscelare e dirigere verso un stile espressivo unico, conducendo gli strumentisti al loro più brillante e composito lirismo.
Gli artisti salgono sul palco introdotti con mal dissimulata emozione dal direttore artistico del club (ma anche valido sassofonista, che più avanti nel concerto regalerà un cameo in duetto con Max Ionata) Marcello Allulli e, prima dell’incipit, il band leader ci ricorda commosso l’importanza di questo luogo per lui, come musicista e come uomo.
Il primo brano è “Bassifondi”, un bop che si sviluppa tramite un arrangiamento scorrevole, una filologia non convenzionale ed una linea tematica coinvolgente. Spicca in particolar modo un sound trascinante di prim’ordine, merito in gran parte del notevole lavoro stilistico e sonoro di Bebo Ferra, chitarrista cagliaritano di grande sensibilità e vulcanica estroversione. Molto elegante il lavoro di Max Ionata , con un controllo timbrico e stilistico di grande spessore.
“Sistema Limbico” è un brano che racchiude , in coerenza col titolo, ambienti sonori onirici, “stratosferici” e poliedrici, come gli stili che vengono eseguiti dall’ensemble lungo tutto l’arco del pentagramma, quello “immaginario” e letto all’istante, si badi bene. Piace ricordare la graffiante e seducente “voce” della chitarra di Ferra, la caustica dinamicità di Anthony Pinciotti, la pulizia e l’attenzione che Claudio Filippini applica sia all’esecuzione del costante background armonico che nel difficile e squadrato solo di piano.
All’udire le note debussyniane dell’intro di Codice 5 (ovvero, come riferisce lo stesso band leader, 5 temi ognuno con una propria autonomia, “come se paghi 1 e prendi 5! “), ci si rende conto della bravura e del carisma che Tommaso riflette nella sua figura di coordinatore: attraverso note decise e dense di tempestoso pathos il contrabbassista mitiga e leviga da leader silenzioso le sorti dell’interplay, restando spesso essenziale ma portante e guidando, da vero leader, senza mai interferire nelle evoluzioni degli strumentisti. Musicisti del quale Tommaso si fida ciecamente, a giusta ragione.
Il brano successivo è un omaggio molto particolare alla musica del chitarrista forse più influente ed innovativo nella storia del rock, Jimi Hendrix, colui che per Giovanni Tommaso – e per noi- è il “John Coltrane della chitarra rock”. In questo originalissimo ricordo si odono i respiri di alcuni brani storici del chitarrista americano come Foxy Lady e Purple Haze, rivisitati seguendo una concezione completamente “tommasiana” del rock, in cui sono visibili le cromature delle blue notes più inconsce declinate nei medio bassi e negli acuti, in linea perfetta con gli usi accordali di evocativa e sensuale psicodrammaticità del genio di Seattle. Sopra l’educata linea ritmica composta da un lunare basso e dalla muscolosità lisergica del drumming, davvero deflagrante nelle rullate, gli elementi solistici si lanciano a momenti di grande invenzione esecutiva: Bebo Ferra ricorda molto, nella sua chitarra acida, gli stilemi tipici di Bill Frisell, John Scofield , Mike Stern e John Abercrombie, risultando portante nella costruzione del brano. Egregio anche il solo di Claudio Filippini, nel pieno stile del Chick Corea più palpitante e vero (quello dell’Elektric Band, tanto per intenderci). Uno spazio evocativo che Hendrix non avrebbe desiderato migliore.
Ancora un omaggio, questa volta però non ad un musicista, bensì ad una città, Lucca, luogo ove Giovanni Tommaso è nato e vissuto fino ai diciotto anni. “Waltz for Lucca” si illumina come un esperimento molto profondo, condensato in un sentire intenso ed anteriore, di cui Tommaso si fa vicario. Avvolgente per delicatezza crepuscolare l’intro del Maestro con l’archetto, con cui esprime movimenti rarefatti ed enigmatici dal notevole nitore estetico.
La chiusura del concerto è affidata ad uno sgargiante e dinamico Rhythm Change collettivo, “Maestrada”, in cui tutti trovano il giusto spazio per dare il meglio di sé. Per questo brano si aggrega agli Apogeo anche Marcello Allulli, che si affianca a Max Ionata al sax tenore. Entrambe dimostrano la loro grande fantasia creativa ed esecutiva in un emozionate fraseggio, alternato nei colori più caldi e brillanti di ottoni dai lineamenti lirici ed unici per costruzione materiale più che cinquantennale, che, come ognuno sa, “voce” ampia e morbida molto spesso possiedono. Il finale della jam è tutto nell’esplosivo e coerente solo di Anthony Pinciotti, impeccabile, pulito, puntuale, deciso. Conclusione perfetta di questa bellissima session dal tasso tecnico talentuosamente controllato.
Non resta che applaudire e complimentarci con questi magnifici strumentisti e con il Maestro Tommaso, che ha saputo emozionarci trasportandoci con la sua musica inconfondibile ed assolutamente pura in un contesto emotivo di assoluta cultura contemporanea .
Le scelte musicali di Giovanni Tommaso paiono trascendere le categorie, e il suo lavoro di sensibile compositore e direttore (un direttore tra i musicisti, sul palco, e non davanti ad essi) ne fa una delle figure più complete del jazz italiano e non solo. Il suo approccio non è accademico e, per tutta la session, ha rivelato la sua sintassi raffinata per i cambiamenti di tempo, per una singolare polifonia e per l’incentivo ad un’improvvisazione spontanea, individuale, opportunamente non “dominata” dal conduttore. Elementi, questi, che non solo abbiamo apprezzato per la loro valenza umana ma anche per il loro significato artistico ed estetico. Giovanni Tommaso sa impiegare adeguate risorse timbriche e strutturali, di senso sia impressionistico sia espressionistico, nella stesura di versioni blues, jazz rock, bop, delicatamente complesse, coinvolgenti, sviluppate in modo talora esplosivo, fiammante, vigoroso, talora nei confini della meditazione e del mèlos, nell’introspezione più assorta – estatica diremmo – quasi senza aver necessità di parti scritte e istruzioni suggerite (o gridate come a volte avviene) durante l’esecuzione. Tanto basterebbe a cogliere il gran senso di spontaneità che emanano le sue note e, a differenza di tanti scrittori di musica, raramente trova impedimento nel conciliare la composizione con l’improvvisazione. Abbiamo ascoltato assoli quasi simultanei con i suoi partners, riff incrociati, collettività melodica, cambiamenti di tempo, tempi doppi e sovrapposti, dando forma ad un evento on stage di rara immediatezza e piacevolezza, quale speriamo di rivivere ben presto, anche in un live album che non farebbe altro che arricchire nobilmente il repertorio discografico delle blue notes ; ed in tanto speriamo.
Tommaso e la sua band hanno saputo offrirci una vera lezione di musica moderna, impostata come un’emozionata summa del pensiero jazzistico contemporaneo, da ascoltare e godere in ogni momento.
Grazie ancora una volta, Maestro.
Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante (foto di Fabrizio Caperchi)
|