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Live Report
Snia In Jazz“Jazz al popolo” al CSOA Ex Snia: si parte con l’Alice Claire Ranieri Quartet!

di Chiara Padellaro

Si è inaugurato il 17 giugno “Jazz al popolo”, la rassegna che tutti i venerdì fino all’8 luglio porterà il jazz sul palco del CSOA Ex Snia per restituirlo a quelle che sono le sue vere origini. Entra in scena il Quartet: Alice Claire Ranieri alla voce, Andrea Frascaroli al piano, Stefano Cesare al contrabbasso, Gianni Di Renzo alla batteria. Piacevolmente seduti all’aperto, chi su divani improvvisati, chi al tavolo sorseggiando una birra, il pubblico entra subito nel mood di questa fresca serata pre-estiva mostrando approvazione e partecipazione per il discorso iniziale di Frascaroli, tra gli organizzatori di “Jazz al popolo”: il vero jazz è questo, non quello che si suona nei club dove per entrare sono necessarie tessere, biglietti rincarati, e dove comunque il musicista viene pagato una miseria. C’è qualcuno che su questo ci specula, qualcosa che non funziona, il jazz non è mai stato questo, ma è nato per i motivi opposti dalla realtà emarginata della società.

Il quartetto intona April in Paris in uno stile che può ricordare la versione di Kurt Elling. E’ il primo degli standards proposti: il loro è un repertorio tradizionale fatto di evergreens, di classici moderni , di jazz popolare conosciuto in cui poter inserire la propria creatività tramite parti solistiche e nuovi arrangiamenti.

Alice Claire Ranieri ricorda le cantanti jazz anni ’50 con tanto di microfono in pieno stile. In brani come Biwitched, bothered and bewildered il pensiero va alle grandi donne del jazz come Anita O’Day. Il suo è un modo di vivere il genere che unisce classico a moderno: sicuramente una tecnica fresca, una vocalità limpida e luminosa, duttile, ma con uso del vibrato, certe movenze, il modo di essere solo formalmente “leader” e nella realtà musicista che interagisce alla pari con gli altri, che ricordano il passato. Fraseggio brillane e uno swing interiorizzato che spicca in brani come  Effendi in cui la vocalist dà il via allo scat , ma anche nella semplice interpretazione del tema di brani come Bye, Bye Blackbird. Si sa dosare con maestria la Ranieri, capace di mettere l’intenzione giusta al momento giusto e di passare dallo swing alle ballads sempre con l’intensità più consona alla veste del brano. E’ una caratteristica comune all’intera formazione quella di mantenere un’impostazione del jazz classico, ma allo stesso tempo arricchirla e portarla al nuovo millennio con un tocco personale e innovativo: ne esce un connubio perfetto dal quale si evince che quando si usano bene gli elementi essenziali del jazz c’è già tutto, e la musica va e colpisce il bersaglio.

La struttura degli arrangiamenti, curati da Frascaroli, è molto “democratica”: quasi ogni brano vede svilupparsi dopo il tema i soli di pianoforte, dell’elegante contrabbasso e dei momenti di stacco, a volte improvvisazioni vere e proprie, di Gianni Di Renzo caratterizzati dall’originale creatività coinvolgente. Il brano si chiude poi con il ritorno alla voce della cantante che riprende il tema con la sua morbidezza e intensità. Si sente l’affiatamento della sezione ritmica da anni insieme, bene amalgamata ed equilibrata e in piena sintonia sia sotto il profilo musicale che umano.

Il pianista è presente in maniera costante durante quasi tutta la durata dei brani, è quasi come se la direzione della formazione, le linee guida dell’esecuzione, fossero affidate a lui trasmettendo un senso di sicurezza e di affidamento: nell’interpretare mette se stesso, improvvisa e sceglie sonorità capaci variare sapore ad uno stesso brano. Si passa ad esempio durante l’esecuzione di Nature Boy da un sentimento più riflessivo a un’evoluzione latin in cui i passaggi sono magistralmente guidati e conducono per mano l’ascoltatore.

Molti dei brani eseguiti sono stati estratti dai due album della formazione Change the word e Every Song : The Good Life il “preferito” della cantante, Lil’ darlin’, una ballad in cui la vocalist fa uscire maggiormente le sonorità  soul a conferma della vasta gamma di suoni e di varietà interpretativa. Si continua con un’altra piacevole ballad, My one and only love per poi passare alla già citata Nature Boy . A chiusura del concerto, prima dei bis richiesti dal pubblico soddisfatto, King of Harlem, brano composto da Andrea Frascaroli ispirato ai versi di Garcia Lorca: un’ introduzione di batteria su un tempo complesso e variato, entra poi la voce, ma il vero tema del brano si comprende solo all’arrivo dei piano, infine, dopo un solo di Frascaroli e Cesare, in maniera quasi naturale e inaspettata, il brano si trasforma in All Blues di Miles Davis.

A concerto concluso è d’obbligo affermare che la premessa iniziale del pianista è stata ampiamente mantenuta: un concerto di alto livello, a prezzi popolari, per restituire il jazz popolo, che avrebbe fatto invidia ai più prestigiosi club. Ed è solo l’inizio.

 

Chiara Padellaro

 

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