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Live Report
Stefano Di Battista Quintet, “Woman’s Land”, sabato 9 luglio, sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica
di Francesco Tromba
Stefano Di Battista sax Fabio Zeppetella chitarra Roberto Tarenzi pianoforte Jeff Ballard batteria Francesco Puglisi contrabbasso Gino Castaldo voce narrante/presentazione
Il nuovo progetto di Stefano Di Battista “Woman’s Land” è un omaggio alle donne, in particolare l’artista ha scelto alcune figure femminili storiche, ma anche immaginarie, che l’hanno colpito, per la loro storia, per il loro fascino, per la loro intelligenza. Il lavoro è stato presentato nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica.
Il sassofonista romano ha riunito un ensemble di grande qualità per l’occasione, con Fabio Zeppetella alla chitarra, Jeff Ballard alla batteria, Roberto Tarenzi al piano, Francesco Puglisi al contrabbasso e Gino Castaldo come voce narrante.
Ad introdurre ogni brano prima dell’esecuzione c’è Gino Castaldo, (giornalista e critico musicale per la Repubblica) che racconta al pubblico curiosità biografiche, qualche episodio particolare o semplicemente il motivo per cui è stata dedicata una canzone a quella determinata figura, facendosi così da tramite tra la band ed il pubblico.
Il brano di apertura è dedicato a Molly Bloom, Penelope dell’Ulisse di Joyce. Come spiega Castaldo la figura di Molly è stata scelta “perché nel monologo che chiude l’opera porta l’uomo a farsi delle domande sulla propria donna, sulla libertà da concederle o meno”. Ricordiamo che Molly tradisce il suo uomo a differenza della Penelope originale.
Il piano di Roberto Tarenzi introduce il sax soprano di Di Battista che espone il tema avvolgente ed espansivo del brano, seguito dalla chitarra di Fabio Zappetella e dalla sezione ritmica della batteria e del contrabbasso. Il piano ha un ruolo più centrale rispetto alla versione del disco, con un fraseggio che tenta di riprendere il famoso “flusso di coscienza” tipico della poetica di Joyce, alternando suoni acuti e percussivi a suoni armonici e fluidi. Osservando le mani del pianista notiamo come si alternino due tecniche: quella classica e quella per così dire “monkiana” in cui le dita raggiungono i tasti dall’alto creando un sound intensamente percussivo.
Da sottolineare l’assolo di Zeppetella alla chitarra con un mood che ricorda quello di Jim Hall.
Rita Levi è il secondo capitolo della serata. Castaldo ricorda che la Montalcini frequentò un liceo femminile normalissimo, il cui statuto evidenziava come la figura della donna era quella classica di casalinga che bada ai bambini. “Allora- dice Castaldo- ci siamo immaginati il viaggio della Montalcini negli Stati Uniti, dove andò a terminare gli studi, come una vacanza”. Il linguaggio musicale utilizzato per gli arrangiamenti è quello tipico della Bossa Nova. Tuttavia l’adattamento live è diverso rispetto al cd in cui appare anche la voce di Ivan Lins, tra i più noti cantanti brasiliani. È una Bossa Nova lenta, ancor più riflessiva e nostalgica del solito, come se si entrasse nei sentimenti della scienziata, saudade, nostalgia per gli anni dell’università e forse anche per quel che si aspettava il mondo o l’Italia diventasse.
Anna Magnani è stata una delle attrici che maggiormente hanno rappresentato l’Italia e l’italianità nel mondo. E la sua storia di donna abbandonata alla nascita (il padre era sconosciuto) e una volta rimasta incinta (dal compagno di allora Massimo Serato) fa da sfondo al tema sentimentale della musica scritta da Di Battista. Questa volta è la chitarra ad accennare il tema. Il sax soprano si carica di poesia, esprimendo note struggenti ma composte, mai rabbiose. È una tristezza elegante, raffinata come lo era il volto della Magnani. La batteria lavora come il puntinismo nella pittura, aggiungendo particolari caldi e colore alla struttura del suono.
Coco Chanel fu una figura rivoluzionaria nel mondo della moda in quanto contribuì a creare dei nuovi canoni sia dal punto di vista del vestiario che degli accessori. Il brano è composto da un intro dal suono ipnotico che viene ripreso anche nella conclusione, e da una parte centrale che richiama i ritmi dei cabaret francesi degli anni ’20 -’30. Il sassofono è il protagonista assoluto, sempre al centro della scena, con scale swing e un sound ironico che contagia anche gli altri strumenti. Oltre all’ironia il flusso continuo del fraseggio del sassofono sembra evocare la figura di un disegnatore, o comunque di una persona creativa nel pieno della sua produzione quale è stata Coco.
Maria Lani è la meno nota tra le donne di Woman’s Land. Era un’ attrice che negli anni ’20 arrivata in Francia riuscì a convincere più di 50 artisti, tra cui Cocteau, Matisse e Chagall, a farle dei ritratti gratis, dicendo che questi sarebbero stati utilizzati nel suo prossimo film e che sarebbe stato un trionfo. La Lani però era una stenografa e non un’attrice e scappò in America dove vendette tutti i quadri.
Si tratta di una delle tracce più belle dell’album, con una melodia affascinante, sinuosa e avvolgente che tuttavia esprime delle note di malizia che vengono principalmente dalla chitarra di Zeppetella o dalle note acide del sax di Di Battista.
Non poteva mancare un omaggio ad una delle grandi donne del jazz e infatti la prescelta è Ella Fitzgerald e viene eseguita per il bis. Jeff Ballard parte con un grande assolo alla batteria che introduce Ella. Puro hard bop con un susseguirsi di scale vorticose che nella parte centrale ricordano il Coltrane di Giant Steps. Un ricordo forte e molto evocativo di Mamma Jazz.
Woman’s Land è un progetto ambizioso che cerca di raccontare in musica le donne, i loro sentimenti ed i loro stati d’animo. Come spiega lo stesso Di Battista “dedico questo disco a mia figlia Flora, è grazie a lei ed a mia moglie se mi sono interessato maggiormente alla condizione della donna”.
James Brown cantava This is a man’s world, but it would be nothing without a woman to care ed infatti l’uomo senza la donna non sarebbe completo, gli mancherebbe sempre quel qualcosa in più. L’uomo e la donna sono un continuum, due elementi con un legame indissolubile che cercano di combinarsi tra loro per raggiungere un equilibrio.
L’idea di far salire sul palco Castaldo poteva creare un po’ di scetticismo, soprattutto poteva penalizzare il climax e il rapporto che si instaura tra i musicisti ed il pubblico, invece il critico si è rivelata una figura importante per seguire il percorso degli artisti, oltre ad aver contribuito a scegliere le personalità da omaggiare.
Francesco Tromba
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