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Live Report -  Javier Girotto & Saint Louis Big Band “Escenas Argentinas” - Lunedì 25 luglio, Villa Carpegna

di Monica Leggio

Per vedere tutte le foto della serata visitate questo link

Javier Girotto, sax alto
Duilio Ingrosso, sax alto e soprano; Simone Alessandrini, sax alto e soprano; Gianfranco Menzella, sax tenore e soprano; Andrea Verlingieri, sax tenore e flauto; Mauro Massei, sax baritono e flauto
Davide Di Pasquale, trombone; Alessio Ligi, trombone; Luca Tutino, trombone; Matteo Vagnarelli, trombone basso
Gianluca Urbano, tromba; Pietro Pellegrini, tromba; Enrico Martelli, tromba; Antonio Padovano, tromba
Ildo Masi, tromba
Enrico Olivanti, chitarre; Mario Nappi, pianoforte; Toto Giornelli, basso elettrico; Giuseppe D’Ortona, batteria

Antonio Solimene, direzione

Una splendida serata di musica quella che martedì 25 luglio Javier Girotto e la Saint Louis Big Band hanno regalato al pubblico entusiasta di Villa Carpegna. Sul palco, per un sodalizio all’insegna della grande tradizione sudamericana rivisitata in chiave jazzistica, il genio di uno dei sassofonisti più attivi, originali e apprezzati nel panorama attuale e la straordinaria energia di una giovane orchestra di grandi talenti.

Escenas Argentinas, questo il nome del progetto, costituisce una sorta di reinterpretazione in veste orchestrale di alcuni dei brani del ricchissimo repertorio del sassofonista argentino, un’insolita quanto coinvolgente rilettura che si avvale degli ottimi arrangiamenti di Luigi Giannatempo e dell’eccellente esecuzione dei musicisti dell’orchestra. Un’idea nata dall'ascolto di alcuni brani argentini arrangiati per orchestra dal sassofonista Gabriel Perez e dall’incontro con Luigi Giannatempo (già vincitore del concorso “Scrivere in Jazz” bandito dall'Associazione Blue Note Orchestra). Ci spiega qualcosa in più lo stesso Javier, che abbiamo modo di incontrare subito dopo il sound check e che, con la cortesia e l’affabilità che sempre lo contraddistinguono, si ferma volentieri a scambiare qualche parola con noi.

Escenas Argentinas è il risultato di un primo lavoro discografico realizzato qualche anno fa in collaborazione con la PMJO. Come è nata l’idea di coniugare le sonorità della tradizione sudamericana con gli arrangiamenti per organico orchestrale?

L’idea è nata ascoltando dei brani argentini arrangiati per big band da Gabriel Perez, un amico di Cordoba col quale siamo cresciuti insieme e che oggi vive a Colonia. Mi piace ascoltare lo stesso brano in vesti diverse, così ho pensato di riproporre alcuni dei pezzi del repertorio degli Aires Tango in chiave jazzistica, affidandone l’esecuzione all’orchestra della PMJO.

Il contributo del lavoro di arrangiamento è fondamentale per la riuscita di un’operazione di questo tipo. Come è avvenuto l’incontro con Luigi Giannatempo?

La collaborazione con Giannatempo è nata qualche anno fa in occasione della registrazione di un disco per quartetto di archi e sassofoni, per il quale ha arrangiato un repertorio di musiche originali. Da lì poi è nata l’idea di proseguire la collaborazione per questo progetto.

I brani inseriti nelle Escenas provengono dal tuo vastissimo repertorio, in buona parte dai lavori discografici realizzati con l’organico degli Aires Tango. C’è stato un criterio particolare che ti ha guidato nella scelta?

No, si tratta per lo più di brani che magari non suonavo più ma ai quali sono molto affezionato, per cui mi piaceva l’idea di riprenderli dandogli una veste diversa, pur mantenendone la melodia. In questo senso, credo che il lavoro di arrangiamento abbia pari valore rispetto al lavoro di scrittura, costituendo quasi una ricomposizione del brano.

Pur suonando diversi strumenti, per questo progetto hai scelto di privilegiare il sax soprano. Come mai?

In realtà la scelta è stata dettata dal fatto di suonare con una big band, che già di per sé comprende molti strumenti, quindi utilizzare un solo sassofono mi consente di non appesantire troppo l’esecuzione.

Un’ultima domanda. Hai scelto l’Italia per vivere e per iniziare la tua carriera professionale e ormai sei in questo paese da quasi vent’anni. Hai constatato cambiamenti nella scena musicale e nel mondo della cultura in generale?

Sicuramente sì. Anni fa c’era più fermento e soprattutto più disponibilità delle alte cariche verso la cultura. C’è stato un degrado progressivo rispetto a quello scenario. Oggi fare il musicista è dura, vedo che il merito conta il 10% rispetto a tutto il resto.

 

Salutiamo Javier ringraziandolo nuovamente per la cordialità e prendiamo posto poco prima dell’inizio del concerto, dedicato dallo stesso Javier ad Alberto Bonanni, collega e compagno di scuola dei membri dell’orchestra, aggredito lo scorso 25 giugno all’uscita di un locale nel Rione Monti e tuttora in gravi condizioni.

Il concerto si apre sulle note di Escenas Argentinas, uno dei primi brani del repertorio del sassofonista di Cordoba, scelto per musicare un reportage fotografico dell’Espresso che documentava la crisi economica e sociale argentina del 2001. I primi minuti contengono già quelli che saranno i punti forti di tutta l’esecuzione: la straordinaria energia e l’affiatamento dell’orchestra, il suono inconfondibile del soprano di Girotto e l’alto livello degli interventi solistici dei musicisti. Molto bello ed elegante, in questo brano di apertura, il solo del pianoforte di Mario Nappi, seguito da un intervento del soprano di Girotto, accompagnato dal resto dell’orchestra per la ripresa del tema in chiusura.

Il brano successivo La poesia, ispirato ad una poesia di Borges, si apre sulle note fortemente scandite del basso di Toto Giornelli e ospita un potente solo di Girotto, supportato dall’energia e dal ritmo incalzante della batteria di Giuseppe D’Ortona.

Canción de Cuna, una ninna nanna composta da Gabriel Perez, è introdotta dalle note delicate del pianoforte di Nappi, su cui si innesta il sax di Girotto. Segue il bel solo di Gianfranco Menzella al tenore, continuato dalla ipnotica chitarra di Enrico Olivanti. Il brano si chiude con un richiamo al tema iniziale, affidato al pianoforte di Nappi e al soprano di Girotto.

Il primo set del concerto si chiude con Mi Viejo, brano fortemente intriso delle sonorità argentine e dei ritmi del tango. Le doti dell’orchestra trovano largo spazio nell’apertura imponente e piazzolliana, cui fa seguito il solo di Andrea Verlingieri al tenore.

Dopo una breve pausa, il secondo set si apre sulle note di El Malón, una sorta di omaggio a quelle popolazioni indigene a stento sopravvissute al genocidio consumatosi in Argentina alla fine dell’Ottocento e ancora oggi costrette a vivere in condizioni precarie.

Il senso della vita, dedicato ad Alberto Bonanni, ospita ancora una volta un intervento notevole di Enrico Olivanti, supportato dalla coinvolgente cornice del basso elettrico di Toto Giornelli e della batteria di Giuseppe D’Ortona, che accompagnano anche il successivo solo di Mario Nappi al pianoforte.

Prima della chiusura, Javier prende la parola per presentare tutti gli elementi dell’orchestra, riservando loro parole di elogio e un ringraziamento particolare. “E’ stato un vero piacere suonare e condividere il palco con loro perché danno una bellissima energia.”

Il concerto si chiude con due brani accoppiati. Ninna Nanna, caratterizzata dall’apertura solenne dei tromboni, sfuma progressivamente sulle note del soprano di Girotto, che rimane protagonista solitario e assoluto della cadenza che lega i due brani e che regala al pubblico di Villa Carpegna, in un silenzio immobile e ammirato, il momento più alto della serata. Un’alchimia quasi magica in cui la potenza del suono, la cascata ipnotica di note e i movimenti del sassofonista contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa e intensa. Una trascinante sezione ritmica apre il secondo dei due brani, Che querido, Che. Un serrato tempo disparo che ben si presta alla chiusura di un concerto all’insegna dell’energia e della grande musica, e che non finisce di riservare sorprese nemmeno nel brano scelto per il bis, Malvinas, in cui Gianfranco Menzella torna a regalare un bel solo, mentre il soprano di Girotto e il trombone di Davide di Pasquale danno vita ad una sorta di serrato dialogo assolutamente geniale.

Un lungo applauso entusiasta chiude una serata in cui la sintonia e l’affiatamento anche extra-musicale di un’orchestra di grandi musicisti ha incontrato il genio e la professionalità di un’artista capace di esaltare e valorizzare le doti dei giovani talenti.

Monica Leggio

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