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Live Report
Roberto Bonati Trio “Tacea la notte placida” per Verdi and Jaz - Venerdì 21 Ottobre al Ridotto del Teatro Regio, Parma
di Niccolò Perrone
Roberto Bonati, contrabbasso Alberto Tacchini, pianoforte Roberto Dani, batteria e percussioni
Durante il primo ventennio del Novecento, la genesi europea della cosiddetta Neue Musik dimostra come compositori e musicisti avvertirono la necessità di sovvertire i parametri metodologici convenzionali che si imposero nel corso del XVIII e XIX secolo, al fine di scardinare quel sistema normativo di riferimento cristallizzatosi nel Canone sette-ottocentesco. Proprio queste esigenze artistiche di carattere sovversivo accomunano, riferendosi a quel particolare periodo storico, realtà apparentemente inconciliabili come i salotti di Vienna e Berlino, e i bordelli di New Orleans e Saint Louis: il ragtime suonato “forte e veloce” dai musicisti neri nelle sale da ballo dei quartieri a luci rosse americani, pur differenziandosi per contesto di riferimento, finalità e peculiarità tecniche sia compositive che interpretative, esprimeva essenzialmente quell’emancipazione, quell’anticonformismo musicale proposto dall’avanguardia europea nei confronti delle convenzioni compositive ed estetiche vincolanti la produzione di Musica d’Arte.
Se si considera (seguendo i grandi insegnamenti di Arnold Schönberg) la musica d’avanguardia come risultato di un processo evolutivo dialettico, in cui gli elementi cardine del sistema convenzionale vengono dapprima sfruttati per giungere infine a un annichilimento e un superamento proprio degli stessi, ecco che si legittima e palesa il parallelismo fra l’evoluzione storica della Musica Colta europea e quella del jazz. Ed ecco che, ai giorni d’oggi, si può godere di apprezzabili rassegne in cui le due dimensioni si contemplano reciprocamente, come nel caso di Verdi and Jazz, in programma nell’ambito dell’Edizione 2011 del prestigioso e rinomato Festival Verdi di Parma. Fra gli appuntamenti della rassegna, RomainJazz ha seguito il concerto di Venerdì 21 Ottobre che ha visto esibirsi il Roberto Bonati Trio nella storica sala del Ridotto del Teatro Regio della città ducale (anticipazione della XVIa Edizione del ParmaJazz Frontiere Festival, in programma dal 24 Novembre al 4 Dicembre 2011).
La serata porta il titolo di un famoso brano tratto dal Trovatore, uno dei capolavori più celebri di Giuseppe Verdi: Tacea la notte placida. E proprio questo titolo proietta la serata all’interno del processo dialettico di cui sopra: un esplicito omaggio al grande compositore di Busseto, la cui opera si annovera fra i capisaldi del Repertorio dell’Ottocento, come sintesi semantica di musica d’avanguardia; un limpido esempio di come, tuttora, modelli culturali di riferimento vengano sfruttati per produrre risultati innovativi radicalmente emancipati rispetto agli impianti normativi precedenti. Emancipazione che riguarda il metodo compositivo così come le tecniche strumentali di esecuzione: il prodotto musicale offerto all’ascoltatore si caratterizza per situazioni sonore permeate di dissonanze e tensione nei legami tonali, articolate in un interplay sviluppato all’estremo, dove la batteria è suonata anche con l’archetto da violoncello e il contrabbasso con bacchette dal battante in feltro.
Gli interpreti, in un simile contesto, si dimostrano non solo strumentisti tecnicamente impeccabili ma anche musicisti ricchi di inventiva: Roberto Bonati, che RomaInJazz ha già avuto modo di apprezzare sia in veste di Direttore che come contrabbassista d’ensemble (già pubblicati i lavori discografici A Silvery Silence, con la ParmaFrontiere Orchestra, e Un Sospeso Silenzio, con il Roberto Bonati Quintet), presenta in quest’occasione un trio dove si esaltano le capacità del batterista Roberto Dani e del pianista Alberto Tacchini. Il primo molto estroso, abilissimo sfruttatore di ogni centimetro del suo strumento, riesce a elaborare in maniera molto creativa una gamma di soluzioni talmente vasta da fare in modo che batteria e percussioni vengano percepite come strumenti armonici. Deciso, sensibile e molto attento il secondo: celebra magistralmente l’importanza del suo strumento all’interno dell’organico, passando con estrema disinvoltura da elemento portante della ritmica a raffinato interprete di cantabili verdiani.
Con la loro esibizione Bonati, Tacchini e Dani hanno concretamente fatto sì che l’esperienza musicale si configurasse come manipolazione sonora dello spazio e del tempo: sfruttare esclusivamente l’acustica del meraviglioso Salone del Ridotto del Teatro Regio (nessun musicista ha utilizzato amplificazioni elettroniche per il proprio strumento), come a voler considerare la sala stessa lo strumento musicale principale; presentare composizioni in cui il rapporto fra suono e silenzio rende percepibile il peso gravoso di ogni singolo istante che trascorre durante l’esecuzione. L’ascoltatore, ritrovandosi ad agire in una dimensione spazio-temporale così manipolata, vive uno straordinario coinvolgimento emotivo. Un coinvolgimento particolarmente intimo, dal momento che “il fare musica”, afferma Bonati, “è una cosa molto intima”. Ed ecco che chi fruisce musica viene stimolato in maniera violenta da chi esegue musica: composizioni cariche di lirismo proiettano l’ascoltatore in malinconici momenti di languore autunnale (Settembre), lo attirano continuamente in situazioni di tensione e lo costringono a vivere in dimensioni temporali dove i secondi sembrano durare ore (di grande bellezza e impatto il crescendo di Miserere II, variazione su temi di brani estratti dal Trovatore, così come la coda di End of March).
Se lo stesso Bonati ha definito Tacea la notte placida un esperimento, si può senza alcun dubbio affermare che il risultato ottenuto sia eccellente. A giudizio di chi scrive, Bonati si è dimostrato ancora una volta uno dei migliori interpreti italiani contemporanei della dialettica avanguardista.
Niccolò Perrone
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