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Recensioni
Andrea Braido
“Latin Braidus” (Ed. Musicali VIDEORADIO/RAI TRADE; 2008)
di Niccolò Perrone
Tracklist: Danzas de las Chicas; El Ultimo Lugar; Soul Sacrifice; Blue; Bailando; Europa; Bellezza de Mujer; Tales; Maria Maria; Moon Flower; Warm Touch; Revelation; Samba Pa Ti; Sun
“il sound latino è sempre stato nel mio Dna, probabilmente anche a livello di avi lontani ma musicalmente vicini”. Con queste parole Andrea Braido presenta al pubblico il suo brillante album “Latin Braidus”. E nessun’altra frase offrirebbe una sintesi descrittiva più adeguata: le informazioni più nitide che il disco comunica nell’immediatezza dell’ascolto svelano infatti il senso di piena soddisfazione provato dall’autore nell’esprimere, come in uno sfogo liberatorio, quel qualcosa che da tempo indefinito gli appartiene in modo viscerale. Uno sfogo che sembra esclamare: “Finalmente!”. E l’esclamazione è gridata, decisa, fiera. Ostentata eppure sempre godibile, perché veicolata da un assemblaggio compositivo di ottima fattura: un equilibrato connubio tra impeto gioioso e tenerezza sensuale, architettato da Braido in modo da far risultare molto piacevole ed efficace la sua personale interpretazione del genere latin.
Originalità nel comporre e straordinaria perizia tecnica nell’esecuzione sono caratteristiche che contraddistinguono Andrea Braido sin dagli esordi della sua carriera da professionista. Chitarrista, polistrumentista e arrangiatore, ha cominciato a suonare la batteria a soli quattro anni (diplomandosi in seguito in teoria e solfeggio ritmico), per poi approdare dodicenne alla chitarra. Ha partecipato ai progetti dei più celebri rappresentanti del pop/rock italiano (spiccano i nomi di Angelo Branduardi, Enzo Iannacci, Francesco Baccini, Vasco Rossi, Zucchero, Adriano Celentano, Mina, Laura Pausini, Antonella Ruggiero, Eros Ramazzotti e Patty Pravo), nonché a quelli di musicisti stranieri di alto rango (fra gli altri, Frank Gambale e Marcus Miller). Turnista molto ricercato ma anche prolifico autore, come dimostra la produzione discografica a suo nome costituita da ben dieci album attualmente all’attivo (di recentissima pubblicazione l’undicesimo, “Dai Beatles a Jobin passando per…”).Nella sua discografia sovente si riscontrano in qualità di ospiti musicisti del calibro di Marcus Miller, Bobby Sparks, Elizabeth Lee, Miki Uli, Vito Di Modugno, Alessandro Napolitano e molti altri.
Con “Latin Braidus” continua l’operazione monografica proposta da Braido riguardo i generi musicali a lui più cari. Dopo i lavori dedicati all’hard rock, alla musica etnica, al funk e al jazz (rispettivamente i dischi “Space Braidus”, “Sensazioni nel tempo”, “Braidus in Funk”, “Jazz Garden and Friends” e “Andrea Braido Jazz Organ Trio”), questo nuovo capitolo affronta la declinazione jazz/rock di matrice latina. Il risultato ottenuto è una passionale esposizione stilistica capace di esaltare ogni peculiarità formale e sostanziale: gli arrangiamenti originali (tutti firmati da Braido) dimostrano l’enorme competenza dell’autore nel saper interpretare personalmente le innovazioni di metà Novecento apportate alla musica latina tradizionale dal nuevo tango di Astor Piazzolla. In ogni traccia del disco si esplicita come la soluzione elettrica permette di poter sfruttare strutture armoniche e ritmiche eterogenee per realizzare un prodotto finale omogeneo, in grado di spaziare tra stili come il fandango, la bossa nova e la rock ballad. A tale proposito appare significativa la scelta di inserire all’interno del disco le trasposizioni di sei celebri brani di Carlos Santana (Soul Sacrifice, Maria Maria, Revelation e Samba Pa Ti, più Europa e Moon Flower a firma di Tom Coster).
In questo album Andrea Braido riesce a fornire in maniera risoluta, sensuale e anche ironica una descrizione organica dell’espressione musicale latina. Una monografia capace di cogliere e comunicare a pieno la storia e la potenza suggestiva di questo affascinante genere.
Niccolò Perrone
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