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Recensioni
Liebman metts IntraDave Liebman\ Enrico intra

“Liebman meets Intra”
(2008 ALFAMUSIC)

di Fabrizio Ciccarelli

Dave Liebman, tenor & soprano saxophones, flute
Enrico Intra, piano
Marco Vaggi, bass
Tony Arco, drums

Se nel mondo più silenzioso delle blue notes hanno la ventura d’incontrarsi due artisti come Liebman ed Intra, uomini dalla cultura e dalla sensibilità raffinatissima, musicisti eclettici, tanto ironici quanto virtuosi, l’esito non può che essere coinvolgente, sinuoso, meditante, straniante, moderno, difforme dalle linee della tradizione cromatica di un jazz inteso come improvvisazione accademica e, in fin dei conti, saccente.

Molti i motivi di riflessione, ed innanzitutto la coerenza stilistica, quella che a volte sembrerebbe sfuggire di mano ai due maestri. Solo apparentemente, in verità. La versatilità insita nella natura delle 11 composizioni impone una riflessione ben diversa: quali limiti dare alla proprie creature musicali? Quale complessità esecutiva proporre in un live dalle movenze allo stesso tempo rabbiose, introverse, graffianti, liriche e – per così dire- impertinenti? Intra e Liebman non sembrano patire una timidezza espositiva che intenda denotare interesse per la popolarità e la “linearità” estetica, né tantomeno la ritmica di Vaggi e Arco:  sound tagliente, vibrazioni free, mentalità interamente “loro” ed istintive, ispirazioni libere e di cristallina purezza, concentrazione sul rigore del pensiero musicale, molto e molto lontano dalle abitudini di epigoni rilettori di luoghi comuni bop o modernisti.

Dall’angolosa evidenza lirica nel blues di “Il Mi di Corso Venezia” allo stralunato bop di “Intramood”, dall’escursione intimista di “Punto Due”, ancestrale e visionaria, al tematismo acido e fluttuante di “Per Donatoni”, passando per l’intuizione swingante e algida di “www.liebman.in “ e la percossa emotività tagliente di “Ragtime”, l’album chiosa in “Rock” un vulcanico raggirare (alla Steve Lacy, alla Cecil Taylor) di pensieri timbrici sibillini e arcaici, notturni e introspettivi.

Un groove individualista, un momento di nitida qualità artistica, un alto distacco dalla banale prevedibilità, caldo e sorprendente , trasgressivo e sorridente.

Fabrizio Ciccarelli

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