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Recensioni
Giampiero Rigosi, Faxtet e Ferruccio Filipazzi
"Allucinéscion, una storia di jazz" (MOBYDICK; 2008)
di Niccolò Perrone
Giampiero Rigosi- autore, voce narrante secondaria Ferruccio Filipazzi- voce narrante principale
Faxtet: Andrea Bacchilega- batteria Guido Leotta- sax e flauto Fabrizio Tarroni- chitarre; registrazione e mix Alessandro Valentini- tromba e flicorno; arrangiamenti
Ulteriori collaboratori:Massimo Selvi (basso in 1 e 3); Gianluca Ravaglia (basso in 2, 4 e 7); Giancarlo Giannini (trombone in 1 e 6); Serena Bandoli (canto in 2); Mauro Manara (canto in 3)
Tracklist: 1) Bluesiesta; 2) Air; 3) Rainy May; 4)End of a Day; 5) Lorença; 6) Into the Light; 7) B. Man Song
A Bologna il cielo non è mai banale: di giorno è bianco, di un bianco che non lascia equivoci; di notte invece diventa color dei lividi che sbiadiscono lentamente, quando il viola abbandona il verde per preferirgli il giallo. Così quando decide di regalarti l’azzurro, proponendoti di raggiungerlo a San Luca, o di disegnarti sulla sua tela nera la sagoma ben definita del Sagittario, questo cielo sembra domandarti con ironia: “insomma, sei contento?”. A Bologna le storie che si ascoltano, e le vicende in cui ci s’imbatte, non sono mai banali. Puoi capitare in locali affollati e accorgerti di grandi musicisti che bevono soli, in un angolo isolato dal caos e dagli inviti. Puoi accendere la sigaretta a un vecchio seduto al tavolino di una cantina ormai passata di moda, notare la sua tromba dentro la custodia e sentire di come, per un’intera notte, quello stesso vecchio venne presentato, accolto, acclamato e malmenato come Chet Baker.
Questa è la “storia di jazz” raccontata da Giampiero Rigosi in “Allucinéscion”, con l’ausilio di Ferruccio Filipazzi (voce narrante) e del Faxtet, ensemble composto da Andrea Bacchilega (batteria), Guido Leotta (sax e flauto), Fabrizio Tarroni (chitarre, recording e mix) e Alessandro Valentini (tromba e flicorno).
Come ogni produzione a cura della Mobidick, Allucinéscion presenta le caratteristiche del “libro-cd”: una particolare formula strutturale utilizzata per raccontare un testo tramite la narrazione letteraria e, parallelamente, la metafora musicale. Non si tratta semplicemente di racconti con accompagnamento musicale: non si percepisce una funzionalità secondaria della musica nei confronti del testo, piuttosto emerge un rapporto paritetico in cui entrambi gli ambiti risultano funzionali alla narrazione. Il carattere marcatamente blue delle esecuzioni del Faxtet coglie pienamente la natura emotiva del racconto interpretato da Filipazzi, esaltando l’espressione musicale in qualità di imitazione patetica del testo letterario, conferendo così alla musica la stessa potenza evocativa della parola. La compresenza e l’isolamento (riscontrato in parecchie occasioni durante l’ascolto dell’album) del settore musicale e verbale rendono il prodotto omogeneo, accattivante e ben scandito: i due apparati sanno interagire molto bene fra loro, concedendosi a vicenda il giusto spazio senza essere invadenti; sanno stimolare costantemente la curiosità dell’ascoltatore, portato sempre a domandarsi cosa avrà da dire sia la voce narrante che l’ensemble.
Oltre a risultare ben riuscita, la formula del “libro-cd” si dimostra particolarmente congeniale all’intrigante racconto di Rigosi: l’ascoltatore/lettore (è fondamentale, a giudizio di chi scrive, tenere costantemente il booklet a portata di mano, in modo da apprezzare a pieno le qualità letterarie dell’autore) si ritrova al cospetto di un vecchio trombettista e della sua storia. Una storia che ha dell’incredibile, perché per qualunque musicista, cultore o persona in qualche misura appassionata di jazz, sarebbe incredibile ritrovarsi improvvisamente a vestire i panni di Chet Baker. Quel Chet Baker che visse parecchio in Italia; che il 15 Aprile del 1962 si esibì in quintetto insieme a Renè Thomas in un jazz club di Bologna, offrendo a una stazione radio la possibilità di incidere, all’insaputa dei musicisti, un disco dal titolo “Hallucinations” (titolo di un brano di Bud Powell eseguito dal quintetto quella sera). O meglio, stando alla storia del vecchio, quel Chet Baker che si sarebbe dovuto esibire in quintetto insieme a Renè Thomas. Perché Giampiero Rigosi, con il suo racconto, offre l’opportunità di fantasticare su quel concerto di Bologna, e sulla reale identità di uno dei più grandiosi e controversi rappresentanti della storia del jazz.
Una cosa è sicura: sicuramente la notte di quel concerto il cielo era limpido e stellato. Era Aprile e Bologna è sempre stata abituata a dare a Cesare quel che è di Cesare; e sicuramente, anche in quel 1962, avrà dato a Baker, o al vecchio trombettista, quel che era di Baker.
Niccolò Perrone
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