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Recensioni

Dai Beatles a Jobim passando perAndrea Braido

“Dai Beatles a Jobim passando per…”
(Videoradio)

di Andrea Valiante

con Intervista ad Andrea Braido

di Fabrizio Ciccarelli


L’album di Andrea Braido rappresenta quella tappa che per ogni artista/strumentista/compositore risulta obbligatoria nella propria completezza espressiva: il “ritorno alle origini”. Non della musica, è chiaro. Ma al nocciolo, al punto di partenza, al motore che ha dato vita alla passione e all’interesse verso la musica stessa.

Questa genesi creativa è riscontrata dall’autore in due filoni portanti: le canzoni dei “Fab Four” e la musica brasiliana (in particolare le melodie di quello strepitoso compositore, paroliere, strumentista che è stato Antonio Carlos Jobim).

Due esempi artistici di grande valore, perché sia i Beatles che Jobim rappresentano due tranches di storia della musica difficili da “recuperare”, artisticamente parlando. La loro musica è tra la più rivisitata e riletta, reinterpretata da migliaia di musicisti che hanno provato a scomporre e ricomporre brani di una potenza e di un’energia unica come “Come Together”, “Samba de Uma Nota Sò” o  “Michelle” seguendo propri istinti viscerali, per lo più senza l’ombra di un’idea innovativa o di uno spunto talmente significativo da poter dare modo alla critica di asserire che vi fosse davvero del nuovo, del personale, dentro quelle strutture melodiche e sintattiche così amate da ascoltatori di tutti i gusti, generi e classi sociali.

Rivisitando questi due “mostri sacri” della musica contemporanea, Braido imprime tutto il sé del suo repertorio stilistico: preponderanza di ritmiche dense, dinamiche e ballabili, movimenti agili e sinuosi, spiccata predisposizione al groove latino e al pathos della Saudade, oculatamente espressi attraverso  l’energia del rock.

L’originalità delle idee impresse risiede però nella sua dialettica immediata e sicura, un linguaggio espressivo che non si lascia oscurare dalla tecnica pulita e multiforme ma che riesce a risultare chiara e naturale, mai manierata o artificiosa, adattandosi con scioltezza alle forme visive ed espressive in seno alle numerose chitarre e bassi suonati (oltre al sitar elettrico).

L’ambiziosa scelta di Braido dal punto di vista compositivo si rivolge con diversa attenzione alle due categorie musicali prese ad esame: nelle melodie brasiliane l’autore ha sentito la necessità di dover rispecchiare le emozioni originali attraverso arrangiamenti standard, concentrandosi così sulla dialettica della melodia. Per quanto riguarda le composizioni del quartetto di Liverpool l’ispirazione dell’autore si rilancia in idee più elettriche, folk, blues e della musica latina, complice anche la vena rock (anche se embrionale) dei primi Beatles.

Vi è un chiaro filo conduttore in questo lavoro: la necessità di riuscire ad esprimere in ogni arrangiamento la tranquillità, l’allegria, la serenità degli accordi maggiori, sia nelle songs scelte sia nel gusto personale di Braido nelle parti solistiche e negli arrangiamenti. Dunque, dal punto di vista armonico, la lezione di Jobim appare preminente.

Anche brani come “Michelle”, interpretato con espressioni evidentemente santaniane, e “This Guy’s In Love” sono stati riscritti con sequenze e giri armonici tipici del blues, del samba e del flamenco.

Nell’esprimere questo suo “sentire” profondo, questa necessità stilistica ritrovata nelle composizioni dei Beatles e di Jobim, l’autore “passa per” autori musicalmente distanti dai due protagonisti della registrazione, e talvolta così vicini per la semplicità con cui arrivano ai centri nevralgici del piacere musicale. Tra questi spiccano le opere di Bacharach, Gershwin e Bonfà (oltre alla evergreen “Tequila”, di Chuck Rio).

Questo progetto racchiude completamente il cuore espressivo di Braido. Il Braido latino che tutti conosciamo. Ma forse in questo caso l’autore ha cercato di svincolarsi della necessità di riferirsi all’esterno ma soltanto di guardarsi dentro, per risultare nella sua dialettica il più puro e sciolto possibile.

Un apprezzabile lavoro, in cui poter riscoprire sensazioni nuove e vecchie con il piacere che si prova nell’ascoltare un chitarrista di sicuro spessore come Andrea Braido.

Andrea Valiante


- Intervista ad Andrea Braido

di Fabrizio Ciccarelli

1)Cominciamo dal tuo ultimo lavoro “Dai Beatles a Jobim passando per…”. Perché hai avvertito la necessità artistica di rileggere brani che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia della musica popolare, come il quartetto di Liverpool o, dall’altra parte del globo, l’uomo che diede vita ad una bossa elegantissima e dal contenuto culturale molto raffinato come Tom Jobim?

E’ Molto semplice,i brani contenuti in questo mio nuovo lavoro venivano ascoltati da mio padre quando avevo al massimo 7-8 anni e quindi sono stati doppiamente importanti,sia come ascolto che successivamente come brani da imparare,studiare ed infine suonarli dandone una propria versione!

2)“Passando per…” hai voluto indicare; e noi leggiamo “Mas que nada” di Jorge Ben, “This Guy’s in Love” di Burt Bacharach, la fantasmagorica “Orfeo negro” di Luiz Bonfa e, soprattutto, “The man I love” di Gershwin. Ottime scelte dal lato estetico, ma quale coerenza stilistica hai trovato nel legare questi brani alle songs segnate dallo storico connubio Lennon-McCartney?

Penso che la buona Musica non abbia confini stilistici,infatti ci sono già esempi di brani dei Beatles riarrangiati in chiave latina o comunque differenti rispetto all’originale! Ma se il materiale è di qualità si può fare con qualsiasi brano,da Beethoven ai Beatles appunto!

Ovviamente rispettando alcune caratteristiche proprie della composizione come l’atmosfera,oppure l’armonia pur cambiandone alcuni accordi!

3)La tua ricerca musicale si è spesso spinta oltre i confini di generi che avvertiamo molto presenti nella tua anima:  il blues, innanzitutto, il jazz, il funky, la world music (eccellente testimonianza nel tuo Sensazioni nel tempo che a suo tempo recensimmo ). Dove termina la giusta ricerca del musicista ed inizia il “piacere del sound”del Braido uomo?

Personalmente ho sempre vissute entrambe le cose come un processo naturale e spontaneo unire musiche apparentemente lontane e quindi quando suono si verifica il piacere del sound ma anche quello della scoperta immediata a un collegamento naturale!

4)Sei davvero un artista eclettico, prova ne è la tua produzione che spazia, come detto, in tanti generi. Quali sono gli album che senti più tuoi? Ti confesso che ho sentito un coinvolgimento molto forte nel tuo Hendrix (Plays Hendrix Music, 2008 Videoradio)o in Twin Dragons( Videoradio 2005)o in Latin Braidus con un’eccellente Marcus Miller.

Grazie! Hendrix per me è un Universo Musicale che va molto oltre la chitarra che però ne è il mezzo principale! All’inizio con la chitarra avevo 12-13 anni circa e sentivo tutte quelle emozioni insieme che mi “flippavano” in modo sconvolgente!Sentivo la Rabbia e l’energia di buttare fuori il massimo,il sesso ,l’ironia e molte altre cose!Posso affermare che senza Hendrix la mia adolescenza sarebbe stata molto più difficile.

Di conseguenza il Blues contenuto in Hendrix ma anche in Charlie Parker,Miles Davis,Jeff Beck,Chicago e sicuramente Gherswin ha fatto da collante per tutta l’altra Musica che ho ascoltato,studiato suonato e anche sperimentato dal vivo e in studio! La Musica Latina mi ha sempre attirato per la sua ritmicità che lega sia il flamenco che la salsa la bossa nova e tante altre influenze senza però dimenticare mai l’improvisazione!

5)Torniamo a “Dai Beatles…”, hai scelto di essere “one man band”, in sostanza suoni solo tu,perché?

5)In questo caso è un lavoro nato dopo la mezzanotte nel silenzio della campagna ed essendo molto personale come progetto suonandolo in solitudine ho potuto mettere a fuoco vari aspetti del mio percorso musicale,ritmico,solistico,bassi stico e di arrangiamento con tempi molto ristretti rispetto alla comunicazione con altri musicisti che richiede comunque più tempo!

6)Se dovessi scegliere un autore da rileggere, dopo che ne hai reinterpretati così tanti, ora quale preferiresti?

6)Forse farei un disco Blues omaggiando gli storici Howlin Wolf,Willie Dixon e Muddy Waters,giusto per citarne alcuni!

7)Hai trovato in Beppe Aleo di Videoradio un amico saggio che ha saputo intuire il tuo sound, com’è nato il vostro rapporto?

7)Me ne parlò un conoscente comune e ci mettemmo in contatto!Da quel giorno abbiamo realizzato insieme 10 cd e ne abbiamo altri in mente!

Sicuramente Beppe Aleo mi ha guidato in scelte non sempre facili e comunque una figura importante per il mio percorso discografico e musicale.

8)Una domanda che faccio a tutti gli artisti che “hanno qualcosa da dire”: cosa ne pensi della situazione musicale in Italia?

8)Penso che ci sia troppo estetismo e poca sostanza!inoltre invece di valorizzare il buono che abbiamo,spesso nascono idolatrie esterofile che ci danneggiano e basta!

A meno che non sei un cantante pop o lirico allora vieni considerato…!

Inoltre troppo spesso molta gente pensa che una cosa sia di valore se richiama molta gente, quindi una valutazione spesso quantitativa,ma come la storia spesso a dimostrato la qualità e la bellezza di una cosa poco ha a che fare con la sua popolarità,certo non sempre!

9)Possiamo anticipare qualcosa per i nostri lettori? Cosa hai in animo di suonare adesso?

9)Molto Blues ma anche altre musiche del passato!

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