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Recensioni

Bruno Marinucci Trio
“Nal Tarahara” (Rai Trade/ Videoradio)
di Francesco Tromba
Bruno Marinucci: chitarre; Pierpaolo Ranieri: contrabbasso e basso elettrico; Marco Rovinelli: batteria; Bill Evans: sax tenore e soprano; Randy Brecker: tromba.
1. Lo ammetto;2. Dinamica; 3. Amoremio;4. Nal Tarahara…;5. From your pen;6. Quello che mi hai detto;7. Vania is in my heart;8. …Nal Tarahara…;9. Reflection;10. Circo Battaglia;11. When I play Enrico's guitar;12. …Nal Tarahara;13. Sogni d'or
Nal Tarahara in coreano vuol dire “seguimi”, e proprio un percorso è quello strutturato da Bruno Marinucci nel suo ultimo lavoro. La carriera del chitarrista romano si è sviluppata in diverse direzioni ed attraverso molti generi musicali. Ha collaborato con artisti pop come Skin, Michael Bolton, Dionne Warwick, con gli italiani Ornella Vanoni, Claudio Baglioni, Pino Daniele, ma anche con Gipsy Kings, Lauryn Hill, Dee Dee Bridgewater, Miriam Makeba, Solomon Burke, Angelique Kidjo, Stefano Di Battista. La sua chitarra si è mossa da sonorità pop, rock, etniche, soul fino ad arrivare al jazz. Potremmo vedere in “Nal Tarahara” il suo cammino nella musica attraverso i vari generi, quelli suonati e quelli adorati da sempre e fondamentali per la sua formazione.
Marinucci viene accompagnato in questo viaggio da Pierpaolo Ranieri al basso elettrico e contrabbasso e Marco Rovinelli alla batteria. Ospiti d’eccezione sono Randy Brecker alla tromba (Frank Zappa, Lou Reed, Billy Cobham, Charles Mingus) e Bill Evans al sax tenore e soprano (Vinnie Colaiuta, Herbie Hancock, John McLaughlin, Mick Jagger). I due mostri sacri americani si integrano alla perfezione con il trio italiano dando vita ad un interplay collaudato, mai disunito e sempre coerente.
“Lo ammetto” trascina l’ascoltatore attraverso il ritmo funky, con il tema principale espresso all’inizio, sul quale si innesca l’assolo di Bill Evans al sassofono che aggiunge colore e grinta al brano. Segue l’assolo alla chitarra di Marinucci che costruisce un’armonia rarefatta ma sempre ritmata, in continuità con il mood del brano.
“Dinamica” si sposta su sonorità più armoniche e studiate. Il tema della chitarra è chiaro e fluido, su questo tema si intrecciano gli assoli della chitarra e gli interventi del basso e della batteria, che rendono il brano uniforme e regolare.
“Nal Tarahara…” appare per la prima volta alla traccia numero quattro. (Questo titolo comparirà altre due volte). Ad ascoltarla si ha subito la sensazione di una musica che racconta un cammino. È subito coinvolgente, con la batteria che crea un sound da colonna sonora di un road movie, con un ritmo costante e la chitarra che disegna attorno toni cangianti. Le note sfumano nel finale.
“From Your Pen” richiama l’energia e le sonorità funky precedenti, con l’aggiunta di Randy Brecker alla tromba che improvvisa dopo aver eseguito il tema iniziale. L’interplay spazia da un sound jazz-rock elettrico simile ai Weather Report, al funky puro.
“Quello che mi hai detto” è un brano acustico per il trio. La chitarra di Marinucci è sempre al centro della scena con un mood elegante e più riflessivo rispetto alle musiche precedenti. L’armonia iniziale viene scomposta nota per nota, per poi riproporla come nella composizione iniziale.
“Circo Battaglia” è un brano scherzoso e nostalgico al tempo stesso. Il sax soprano di Bill Evans si esprime per tutto il brano intrecciandosi e scambiandosi con la chitarra elettrica. Il basso e la batteria costruiscono una base ritmica ballabile ed energica. È il brano più particolare del disco perché riesce ad essere intenso e giocoso al tempo stesso, ritmato e riflessivo.
In “When I Play Enrico’s Guitar” fa irruzione il blues. Marinucci ricorda Robert Johnson, uno dei primi e fra i più grandi bluesmen di sempre. “Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana”: così Eric Clapton ricorda Johnson. Il chitarrista romano utilizza la tecnica del fingerpicking, pizzicando le corde della chitarra.
Gli ultimi due brani sono “…Nal Tarahara”, appena accennato, e “Sogni d’oro” , brano finale. Si parte da sonorità ponderate ed equilibrate per arrivare al linguaggio del rock chiudendo con una nota sporca finale.
Un disco ben suonato e ben costruito con degli ottimi interpreti e delle guest stars che si integrano perfettamente, come fossero dei componenti fissi del trio. Il percorso di Marinucci tocca diversi generi senza soffermarsi specificamente su nessuno. Potremmo dire che è come per qualunque greatest hits, serve soprattutto per conoscere l’autore: vale la pena approfondirne le caratteristiche e le doti.
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