|
Recensioni

Jelly rolls band
Fifty –Fifty Artesuono Recording Studio – Cavalicco (Udine)
di Stefano Cazzato
Ha proprio ragione il musicologo Enrico Merlin nella presentazione di questo lavoro a dire che la musica contemporanea non può essere facilmente classificata in base a “rigide categorie”. Essa è il risultato di fusioni, di citazioni, di un’interpretazione del repertorio e dei classici che risponde sempre più alle scelte poetiche dei musicisti e che rischia di disorientare un ascoltatore troppo avvezzo alle etichette.
Questo disco, infatti, è interessante proprio per il modo in cui si rapporta a diversi momenti della tradizione musicale. Innanzitutto la sua composizione bandistica (11 elementi) appare un omaggio alle grandi orchestre del passato, non solo dunque all’individualità della scrittura ma alla coralità dell’esecuzione e dell’improvvisazione. La band del resto porta nel nome del grande Jelly Roll Morton la traccia dell’improvvisazione e del virtuosismo. Ma gli omaggi non finiscono qui e riguardano esperienze di vario genere: quella di un jazz italiano sperimentale, di confine, ricordata attraverso i brani di Franco D’Andrea (Deep) e di Claudio Fasoli (Rialto), due musicisti che vengono entrambi dall’indimenticato gruppo dei Perigeo; e quella del jazz-rock anni ’70 che fa capo soprattutto a Frank Zappa, qui rievocato attraverso Fifty – Fifty e la splendida Twenty Small Cigars, tratta da un album controverso di Zappa del 1970 intitolato Chunga’Revenge.
Inoltre, a completare un repertorio vasto e insolito, il brano di un altro musicista poco classificabile: Priestess di Ben Harper. E non sfigura affatto in questo contesto Vuless, una composizone del trombettista del gruppo Sergio Gonzo.
E’ buona musica? Fate voi. Date le premesse, a noi sempre ottima musica, psichedelica e visionaria al punto giusto, suonata e registrata dal vivo in auditorium, piazze, teatri.
(Stefano Cazzato)
|