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Recensioni

Tran(ce)formation Quartet
“Entrance” (Leo Records 2011)
di Fabrizio Ciccarelli
01. Piccola canzone affondata (La Volpe); 02. Nunnerie (De Lorenzi); 03. Pine Green (La Volpe); 04. Goodbye My Little Angel (Santoro); 05. Addio solo (De Lorenzi); 06. The Seagulls of Kristiansund (Waldron).
Giorgio Santoro (flauti, bansuri, effetti); Adolfo La Volpe (chitarra acustica, chitarra elettrica, elettronica); Marco Bardoscia (contrabbasso); Vito De Lorenzi (batteria, tabla, esraj, percussioni). Nel brano #5 più Fabio Orlando (corno); Roberta Mazzotta (violino, voce); Redi Hasa (violoncello); Francesco Massaro (clarinetto, sax baritono); Andrea Doremi (tuba).
Dimensione culturale eccentrica per il Tran(ce)formation Quartet: un album che appare fluidamente descritto dall’incontro con l’ampiezza tipica della meditazione e della trance music con gli effetti onirici della psichedelica, del minimalismo e dell’improvvisazione sciamanica. Le atmosfere paiono dilatate in un ambient riconoscibilmente ethno ed ipnotico, ispirato agli studi world della più dinamica tendenza europea seguente alle morbidezze testuali, al contrappunto, alla partitura visionaria sia di Brian Eno come del jazz più aperto alla contaminazione col repertorio orientale o con le figurazioni ripetute, circolari e di grande efficacia ritmica di uno straordinario pianista come Mal Waldron.
Non a caso del pianista newyorkese viene riletta “The Seagulls of Kristiansound” , pentagramma di scrittura impressionistica, ora vibrato in irregolarità acide e suadenti dall’eccellente solismo del chitarrista Adolfo La Volpe, ora saggiato nelle sue potenzialità stranianti dagli effetti vocalizzanti del flauto e del bansuri della Santoro, nella stesura lunare e di siderale effetto dilatato dall’inventiva rarefatta delle tablas e dell’esraj di Vito De Lorenzi.
Il sound reiterarativo conduce alla leggerezza di passi notturni alla Terje Rypdal (magnifico artista troppo presto dimenticato dalla critica), al pathos tutto nordeuropeo delle produzioni ECM di Jan Garbarek, Miroslav Vitous, Jack DeJohnette, Lars Mioen, John Christensen e Palle Mikkelborg, fino al colorismo melodico decomposto e lisergico dello “space rock” degli Hawkwind ed alla variazione sfalsata della sospensione nel vuoto asimmetrico dei Weather Report di “Mysteriuos Traveller” e “Sweetnighter”, dei quali appare sottolineata la surreale e brillante trascendenza della creazione collettiva secondo un sussurrato trait d’union che unisce l’India alla Scandinavia.
Emil Cioran osservò, con grande lungimiranza:” l'infinito attuale, un nonsenso per la filosofia, è la realtà, l'essenza stessa della musica”.( Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952 ).
In tanto potremmo cogliere il senso della ricerca tecnica e della sensibilità di un Quartetto davvero moderno e di ottime potenzialità creative.
Fabrizio Ciccarelli
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