Feed RSS

Il primo portale della capitale dedicato alle blue notes


Recensioni

nohaybandatrio

No Hay Banda Trio

“Nohaybandatrio”
(Megasound 2012)

di Andrea Valiante

 

Del gran numero di nuove, interessanti produzioni musicali che circola da diversi anni negli ambienti discografici italiani ed internazionali di ogni genere, quella del No Hay Banda Trio rappresenta in maniera assoluta una delle più notevoli in fatto di qualità e di autenticità.

Difficile dire il contrario.

Se Bearzatti e Falzone hanno rappresentato l’avanguardia musicale nell’alternativa di stampo jazzistico applicata a sonorità noise degli ultimi tre anni (guarda caso entrambi guest dell’album), il No Hay Banda di Fabio Recchia, Emanuele Tommasi e Marcello Allulli concepisce un altro importante balzo in avanti in questa direzione espressiva.

C’è davvero tanta novità in questo prodotto di casa Megasound: sensazioni aspre e caustiche, costruzioni originali e realmente moderne sia nelle ritmiche scomposte e dinoccolate sia nei temi melodici inusuali e sghembi, vicini a culture diverse come il progressive, la musica del Nord Africa occidentale ed il jazz, accomunati da una tendenza spiccata al noise più “educato”. Quello che lascia tracce evidenti di coinvolgimento emotivo nell’ascoltatore.

Assolutamente unico, ed essenziale per il sound inusitato della band, è il modo di suonare basso e chitarra di Fabio Recchia, eseguiti in orizzontale come se fosse un pianoforte; il tutto grazie, principalmente, alla tecnica di tapping!

E’ uno stile unico che, unito all’energia e all’attenta scrittura dei brani, fa di questo progetto un qualcosa di davvero prezioso, come le forti impressioni disegnate attraverso la chitarra, con suoni articolati ed acidi, ed il basso in cui, con la sua tecnica efficace, Recchia riesce ad utilizzare con facilità gli accordi sulla tastiera.

Anche i linguaggi degli altri componenti del gruppo non sono affatto scontati. Sia Marcello Allulli, strumentista atipico e stilisticamente libero di cui già sappiamo molto, ed Emanuele Tommasi, batterista muscolare dalla notevole forza espressiva, aderiscono empaticamente all’idea di fondo del progetto.

Brani interessantissimi, al primo ascolto. Nonostante il fatto che mai prima d’ora si era udito qualcosa di simile, appare subito chiara la verve e l’energia trasmessa nelle idee musicali: coinvolgenti, travolgenti, fuori da ogni schema concettivo.

I brani più interessanti appaiono “Harpya”, “Lemmings”, “Hc” (che vede Francesco Bearzatti come guest) e “Tonino Hardcore, Tonino Rock & Roll”. Fra tutti spicca quest’ultimo, eseguito a fianco di Giovanni Falzone: un’esplosione di estro e dinamismo su un tappeto di armonie e controtempi imprevisti molto coinvolgenti ed intriganti.  E’ probabilmente l’apice dell’album, un piacere dell’ascolto notevole che deriva da una scrittura di livello e da un’eccellente capacità interpretativa ed espressiva degli strumentisti, che disegnano linee di suoni brillanti e astratti qualitativamente irreprensibile.

Il brano con Falzone impressiona per la facilità con cui lascia segni emotivi così intensi, grazie soprattutto ad un mood fortemente noise. Il guest torinese è davvero inconfondibile nel suo stile, nel suo modo di strillare e parlare con la sua tromba, una vera e propria espressione del sé, un’appendice del suo corpo collegata direttamente al suo cuore musicalmente così sensibile e creativo.

Sì, non v’è dubbio: questa band è di quelle che lasciano il segno. Se non fosse per la settorialità del genere trasmesso, siamo certi che sarebbero conosciuti da molti più appassionati della buona musica.

E questa lo è. Eccome.

 

Andrea Valiante

Commenti (0)
Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
 

______________________
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
______________________
Copyright © 2010 RomaInJazz.it. Tutti i diritti riservati. Recensioni No Hay Banda Trio “Nohaybandatrio” (Megasound 2012) di Andrea Valiante
Mappa del sito