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Recensioni

carla marciano

Carla Marciano Quartet

“Stream of Consiousness”
(Alfa Music, 2012)

di Fabrizio Ciccarelli

 


Carla Marciano - alto sax, sopranino sax
Alessandro La Corte - piano
Aldo Vigorito - double bass
Gaetano Fasano - drums


01.God Rest Ye Merry, Gentlemen/Stream of Consciousness 02. Preceding/Inner Blast (Introduction/Part I) 03. Consequence (Part II) 04. Turning Point (Part III) 05. Inside 06. Handshake

Radicali mutamenti dell’anima hard bop? Forse attingere ad un incredibile vuoto culturale stretto tra due mondi paralleli (free e “non free”) senza invocare messaggeri e creatori d’energia o di una gamma emozionale intensa e fiammante?

Nulla di tutto questo. Carla Marciano è l’evocatrice di una magica frontiera atemporale, aperta ad ogni sensibile invocazione ed estensione del proprio “urlo” che trova in questo album il contatto con i grandi spiriti, con i suoni perturbati e argentei che fecero di John Coltrane uno sciamano nel deserto della coscienza antitradizionale d’un jazz che andava perdendo il senso profondo della propria natura multidirezionale.

La scossa di energia è volubile, naturale e flessibile: ogni brano è composto dalla sassofonista ed è incline ad una simmetria dialogica col suo quartetto, quasi sacrale nel disegnare un panorama interno illuminato da una notevole forza espressiva. Vengono prese le mosse dal centro della frase per poi dirigersi in direzioni escandescenti, in semicrome che muovono salendo a spirale secondo un senso armonico originale e scosceso, volante e acuminato, in un passo ascendente che lo stesso Trane superò forse prima di Cecil Taylor o di Ornette Coleman. Indubbiamente legato al suo nome è questo album, lirico e inesausto nel solidale interplay con un immaginario pseudo-McTyner (non alter ego ma abile attore d’introspezione: Alessandro La Corte) e con una ritmica elastica e rabbiosa quanto è lecito (il mobile Vigorito ed  il solido Fasano). Del resto il “flusso di coscienza” di James Joyce viene  evocato nella volontà di rappresentare i pensieri così come appaiono nella mente prima di essere organizzati logicamente in frasi. Monologo interiore e sensazioni conflittuali, eliminazione di ogni barriera tra la percezione “reale” e la rielaborazione “razionale”: onirismo, sopra ogni cosa. Coerente allora ogni allusione: la musica è là dove la tecnica narrativa scompare ed ogni ostacolo interiore viene rimosso.

Tralasciando per un istante le considerazioni sull’ultimo spiritualismo del maestro di Hamlet, nei meandri inquieti dell’armonia e nell’avvolgente trama del “ flusso” del collettivo vibra in ottimo equilibrio per una rara geometria autobiografica di genuina incisività. Il pregio indubbio è, come sempre, l’originalità composta ed il fluttuare emozionale, l’improvvisazione energica e l’esecuzione consapevole. Un’introspezione lucida, un “A Love Supreme” diviso in “Ballads” che avrebbe trovato giusta esistenza nelle “transizioni” dello stesso Trane.

Fabrizio Ciccarelli

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