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Salvatore D'Avino
“In Ogni Storia” +Intervista a Salvatore D'avino
TOSKY RECORDS
1. In Ogni Storia; 2. in fondo Dio c'e'; 3. C'e' 4:11; 4. Polvere 3:45;
Salvatore D’avino: vocals; Roberto Ugolini: guitars in 1, 2, 3; Giorgio Lovecchio: guitars in 2, 3, 4; Pietro Casadei: bass in 1, 2, 3, 4; Stefano Marazzi: drums in 1, 2, 3, 4; Davide Belcastro: percussion in 1; Domenico Sanna: el. Piano in 1, 2; organ in 3; Gianluca Lusi: sax in 1, 2, 4; Chiara Calderale, Valeria Svizzeri, Miriam Longo: background vocals in 1, 2, 3, 4
All Music and words by Salvatore D’Avino
“In Ogni Storia” è l’album d’esordio del giovane e promettente cantautore partenopeo Salvatore D’Avino, primo lavoro della linea di produzioni dedicata alla musica pop/rock prodotta dall’etichetta Tosky Records.
Un EP composto da quattro brani gradevoli e ballabili, in cui l’autore esprime le proprie personali sensazioni di vita con divertito senso artistico. Quella di Salvatore D’Avino è una musicalità studiata meticolosamente per entrare nella mente dell’ascoltatore, e ci riesce, per merito di un groove semplice e immediato, molto attento ai particolari sonori, dove bene si esaltano i testi lucidi e diretti, sereni ed essenziali, mai banali.
In un simile contesto è di rilevante importanza la limpidezza vocale che si integra con equilibrio nei piacevoli arrangiamenti, perfetti per la sua timbrica pulita e levigata.
Ad accompagnarlo in questa personale esplorazione musicale, interpretando con sentita empatia le scelte stilistiche del cantautore napoletano, diversi ottimi strumentisti dei quali piace ricordare le puntuali ritmiche di Pietro Casadei e Stefano Marazzi e le luminose invenzioni sonore di Domenico Sanna, Gianluca Lusi e Giorgio Lovecchio (ideatore della stessa Tosky Records).
Ogni brano dell’EP racconta una propria vicenda, cantata da D’Avino con positiva allegria. Il “racconto” dell’ artista comincia dal divertito tema di “In Ogni Storia”, ornato con piacevole tepore cromatico dai disegni melodici dell’ottimo sassofonista Gianluca Lusi, cui segue la sentimentale song “In Fondo Dio C’è”.
Con gli ultimi due brani si passa ad un sound maggiormente elettrico rispetto alla prima parte, più acustica, il che delinea un certo ecletticismo musicale dell'autore. In particolare in “C’è” le chitarre distorte riescono a disegnare torniti suoni rock. Ancora un altro stile nel brano di chiusura, “Polvere”, simpatica e dinamica ballata dalle tenui venature soul.
La scelta, condivisibile, di far partire la propria carriera musicale da un EP suona come anticipazione ad un imminente album completo. L’inizio è dei più incoraggianti: quattro brani dal sapore di estate che portano un vento di freschezza nel panorama pop italiano, dove la lista di nomi emergenti (ma di rado effettivamente qualitativi) è sempre più ampia. Con “In Ogni Storia” Salvatore D’Avino dimostra di avere tutte le carte in regola per potersi ergere davvero quale valida novità in questo mare musicale dai confini meritativi ancora fin troppo sottili.
Andrea Valiante
INTERVISTA A SALVATORE D'AVINO (di Andrea Valiante)
Quali sono state le tue maggiori influenze musicali? Qualche nome?
Questa è sempre stata una domanda difficile. Ho ascoltato e ascolto tutt'ora di tutto, perché a me piacciono le idee senza soffermarmi più di tanto sul genere. Mi piacciono le canzoni con dei testi di spessore e quelle dove invece le parole sono in funzione della musica. Però cosi è troppo semplice, lo so.. quindi dovendo fare qualche nome do un'occhiata ai miei dischi e dico Ray Charles, Nina simone, I Beatles, Bob Dylan, Vasco Rossi, Gianna Nannini, Ben Harper, Nutini, Dire Straits, Le Vibrazioni. Cosa importante è che sono sempre alla ricerca di autori meno conosciuti, sfruttando il grande mezzo che è internet.
C’è un autore/artista che abbia ispirato in maniera particolare la tua impronta artistica?
Senza dubbio Ray Charles
Quando è cominciato questo tuo “feeling” con Ray Charles, e da che punto di vista la sua musica ha saputo aiutarti a migliorare e a maturare dal punto di vista musicale?
Il feeling col "Genio" non mi ricordo quando è iniziato, se ci penso sembra quasi che lo ascoltassi da sempre. Però qualcosa è cambiato quando mi sono interessato alla sua vita e alla sua storia: ha fatto si che le sue canzoni avessero tutto un altro effetto nel mio stomaco. Quando cantavo all'inizio mi piaceva imitarlo, spostare spesso la mia voce nel naso come faceva lui.. e quante volte ho suonato e cantato ad occhi chiusi per provare quello che provava lui. E queste cose, che facevo per gioco, penso mi abbiano fatto capire quanto sia importante entrare in intimità col proprio corpo quando si canta, usare tutti i nostri sensi e non solo la vista. La cosa che più mi tocca anche adesso, quando ogni tanto su you tube vado a ripescare qualche suo video, è il fatto che lui il successo non l'abbia mai "visto", non ha mai potuto vedere la faccia di chi lo ascoltava a bocca aperta, o di chi si lanciava nel ballo negli incalzanti rhythm and blues. Nelle sue canzoni parla di amore e di vita con una profondità che solo chi non è ingannato dagli occhi può fare e quanto pagherei per sapere cosa sentiva.
Il tuo primo lavoro discografico, l’EP “In Ogni Storia”, è a nostro avviso una registrazione fresca e intelligente : da come è nata l’idea del disco?
Da buon cantautore avevo le mie canzoni "fatte in casa" ed ero a Roma per dei concorsi. Avevo conosciuto qualche anno prima quelli che poi sono diventati i miei editori, Giorgio Lovecchio e Davide Belcastro, durante un master di sound engineer. Ci siamo ritrovati tutti e tre con la voglia di avventurarci in questa giungla pericolosa (che è il mercato discografico italiano) e ora ci siamo dentro. Siamo partiti con questo ep di soli 4 pezzi per tastare il territorio, vediamo cosa succede. Intanto il singolo che ha dato il nome al disco è arrivato in semifinale al festival di Castrocaro 2010 e farà parte della compilation ufficiale del festival.
L’incontro con la casa discografica Tosky Records ha segnato una svolta decisiva nella tua carriera. Come è iniziata quest’avventura?
Ha dato una svolta principalmente alla mia vita, perché ho lasciato Napoli per la capitale, mi sono trasferito a Roma da un mese all'altro perché ho questo brutto vizio di buttarmi a capofitto in ogni cosa che faccio, e poi alla mia carriera perché quest'ultima è solo agli inizi.
Il pop è in una fase produttiva che si concentra in misura maggiore sulla quantità che sulla qualità. Quale futuro ha secondo te la musica pop nel nostro paese?
Il futuro? Non ne ho idea e non me ne preoccupo più di tanto, perché sono uno che si adatta molto bene. Cambiano i mezzi di comunicazione, cambia la ricettività della gente e in questi cambiamenti ci sono dentro; quello che conta è avere qualcosa da dire. La quantità ha battuto la qualità ormai da tempo ma le ha dato anche più valore, dobbiamo solo stare attenti a non far decidere agli altri cos'è qualità! Comunque alla parola futuro della musica italiana non so perché mi è venuta in mente una lunga scrivania con dietro la Maionchi, De Filippi, Zerbi ecc.. e un pò di amaro in bocca... fossi nato anni fa! Però sono qui adesso e sfrutterò i mezzi che ci sono per riuscire a fare questo mestiere, che non è solo scrivere canzoni, è anche essere conosciuto dalle persone.
C'è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Mi piacerebbe collaborare con Paolo Nutini, giovane come me e reduce da un disco che ho già consumato, " Sunny side up". Mi piace la sua voce e le sue canzoni dal sound folk, moderne ma con quel retrogusto retrò. Un po’ quello a cui mi ispiro anche io nello scrivere, magari in questo ep è meno evidente ma i pezzi che sono in cantiere vanno in questa direzione.
L’idea dell’EP sembra come un annuncio all’imminente uscita di un intero album proprio; o è solo un impressione?
Le canzoni ci sono. Mentre lavoravo alle registrazioni dell'ep contemporaneamente ero già a lavoro per un progetto più grande, aiutato tanto anche dagli innumerevoli stimoli che questa nuova vita mi stava dando e che mi da tutt'ora. Ho un'idea di disco molto vicina a quella degli anni 70, lavori unici che si svolgevano nelle varie canzoni. Però è difficile ed io sono un novizio, spero di crescere e di "prendere in prestito " il più possibile da questa città e dai nuovi ambienti che frequento. Alla fine di tutto l'unica cosa che porti a casa è solo la tua crescita personale, ed è quella che seguo.
Cosa ne pensi della qualità musicale del festival di Sanremo?E' un obiettivo che ti sei posto?
Il palco di Sanremo è un palco che per quanto mi riguarda avrebbe il compito di consacrarmi come artista, poi la qualità è un altro discorso. Penso che sia minata dalle scelte, scelte in funzione della “televisività”, in funzione dello share. Un circolo vizioso che ha portato i grandi a snobbarlo, i giovani a capitarci e gli spettatori a guardalo e non più ad ascoltarlo. Quando c'è il festival io un occhiata la do.. ma dopo una settimana dalla fine sono tre le canzoni che mi ricordo, e spesso due di quelle nemmeno mi piacciono. Ma le ricordo solo perché una ha vinto e l'altra è arrivata seconda. Però ci parteciperei volentieri.
Andrea Valiante
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