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Franco Cerri

Barber shop 1 e 2

Abeat 2014 e 2016

Non per Rivisitazione ma per intellettiva Elezione (e non per rima casuale), nei modi cortesi e secondo l’atteggiamento che da sempre distingue l’elegante gentleman della chitarra jazz italiana, i due album dell’Abeat Records presentano un’ampia e piacevole geografia culturale di 70 anni di Blue Notes,

distinte dall’intenzione tutt’altro che approssimativa di un “soffio” di sottile ricercatezza nella costruzione di una sequenza di brani che descriva le atmosfere più intense di compositori quali Horace Silver (“Incentive”), Johnny Green (“Body and soul”), George Gershwin (“But not for me”), Tom Jobim (“Corcovado”), Billy Strayhorn (“Take the A train”), Duke Ellington (“Satin doll” e “I let a song go out of my heart”) e, magica fra le Magie, quella “Roma nun fa’ la stupida stasera” di Armando Trovajoli così modernamente intuita nell’essenza emotiva e resa nella suggestione di quella tenue affettività che senza dubbio è la storica soluzione del composto e vibrante fraseggio del musicista milanese.

 

Conoscendo Cerri, non stupiscono l’energia mentale ed il pensiero positivo riguardante i dettagli dell’arrangiamento, la massima educazione e l’amabile portamento nell’ideare e sostenere l’interplay con accenti premurosi e squisito savoir faire, in modo allo stesso tempo determinato e ponderato, lungimirante e avveduto per comprimari dal calibro contemporaneista quali Moroni, Fioravanti e Bagnoli, sintetizzato in un equilibrio armonico che riteniamo davvero raro di questi tempi, come nella sospensione poetica delle misteriose posture di “Cherokee” di Ray Noble e nell’autobiografismo crepuscolare di “Isinesi”.

Nei due album si percepisce come non sia stato un caso che egli abbia incontrato e collaborato, affinando la propria personalità artistica, con - lasciatecelo dire – puri Geni dall’animo inquieto e delicato come Chet Baker, Django Reinhardt o Billy Holiday, assumendone la giusta distanza dalle atmosfere ossequiose e di maniera del mero omaggio di routine. L’omaggio, semmai fosse necessario, lo facciamo noi ai suoi brani originali, alla loro fantasia cromatica che mai avverte la necessità di quadrature avanguardistiche e censure stilistiche, in nome di un impeccabile mainstream e di uno swing lucido e ponderato, amabile quanto è possibile per il Nostro amare la “disposizione al Bello” di Jim Hall, Barney Kessel, Bil Evans e, soprattutto, del Maestro di noi tutti, Duke Ellington.

Fabrizio Ciccarelli    

Franco Cerri: chitarra

Dado Moroni: pianoforte

Riccardo Fioravanti: contrabbasso

Stefano Bagnoli: batteria

               

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