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ELGA PAOLI “Profumo di jazz”
Dodicilune - Koiné
1. Il prezzo; 2. Sotto la pelle; 3. Incongruenze; 4. Pianeta uomo (Profumo di jazz); 5. Un bacio nel buio; 6. Facile; 7. Spleen-dream; 8. Il fantasma dell'amore; 9. Il corpo; 10. Le ragioni (Non giocare); 11. Ultimi fuochi
Elga Paoli, piano, voice, compositions; Fabrizio Bosso, trumpet; Gian Piero Lo Piccolo, saxophones; Roberto Palermo, accordion; Stefano Nunzi, Francesco Puglisi, double bass; Alessandro Marzi, Marco Rovinelli, drums;
"Non ci sono i colori Quelli soliti.... C'è il bianco.... e le sfumature.... Il grigio che...si riempie della polvere E con quella Si veste per la sera In grisaglia cangiante e corposa Sinuosa..... Sono queste le tinte del jazz Almeno.... qui Le note di onde di metallo E la voce Autrice di un magnifico stallo Dove la mente sposta le quinte A suo piacere"
Questa intensa immagine poetica di Beppe Ligorio (citata nelle note di copertina) rappresenta egregiamente, a nostro avviso, le atmosfere soffici e tenui di questo progetto della cantante, pianista e compositrice Elga Paoli.
Partendo da un repertorio jazzistico prettamente classico, il lavoro della vocalist prende forma attorno a contaminazioni differenti, appartenenti principalmente alla tradizione cantautoriale italiana colta, a quella della bossa, del tango e della cultura crooner degli anni Sessanta con particolare riferimento, dal punto di vista filologico, a Frank Sinatra.
La studio vocale della Paoli non risulta definito da tecnicismi eccessivi (nonostante la bravura nell’eseguire stili diversi, in particolare lo scat) o da una significativa potenza canora. A rendere la sua voce così pastosa sono principalmente altre qualità, come la timbrica così dolcemente nasale e suadente o la passionalità intensa espressa dal suo lirismo attento ed emotivo. La vocalist appare pienamente cosciente del suo personale spettro timbrico entro il quale riesce a muoversi flessuosamente con agilità e consapevolezza, gestendo i toni bassi con precisione.
I testi scritti da Elga Paoli sono probabilmente il pilastro dell’intera registrazione. Tra le parole di ogni brano si respirano odori di romanticismo, di musica jazz, di libertà, di sentimenti talvolta ancestrali che dimostrano anche una certa sensibilità culturale nei confronti dell’umanità intera come nel brano “Pianeta Uomo (Profumo di Jazz)”, squisita ballata dedicata al difficile rapporto tra l’uomo ed il mondo che da secoli lo ospita. Raffinato l’arrangiamento di pianoforte eseguito della stessa Paoli, ricco di attraenti cromatismi, paesaggi sonori agrodolci dai lineamenti colti.
Significativo appare, nella costruzione armonica del progetto, l’apporto di strumentisti tanto bravi a colorare con tenue impressioni gli spazi di solo quanto ad interpretare il vellutato groove definito nelle scritture con introspettive soluzioni melodiche. Della band si ricordano con piacere i garbati e avvolgenti segmenti eseguiti da Gian Piero Lo Piccolo in “Spleen-Dream” e”Il Fantasma dell’Amore”, i lirici tappeti sonori definiti da Stefano Nunzi, con particolare riferimento al tango caposselano de “Il Corpo”, le nuances ovattate del fisarmonicista Roberto Palermo e le visioni dell’ospite Fabrizio Bosso, che spicca con i tecnicismi diffusi tipici del suo stile.
“Profumo di Jazz” è una registrazione piacevole e colta, densa di ambienti sonori tiepidi e rarefatti. Di quest’album ci colpiscono in particolare gli interessanti arrangiamenti per il loro significativo equilibrio nei soli, nei dialoghi morbidi e mai straripanti, nelle forme estetiche pulite e levigate. Nonostante la sempre crescente difficoltà nell’interpretare i generi del passato con originale invettiva, Elga Paolisi fa luce fra le attuali produzioni portando a termine un lavoro di sicura raffinatezza e gradevole creatività. Un ascolto perfetto per gli amanti del soft jazz.
Andrea Valiante
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