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Matteo Sacilotto “Tribute To Nino Rota” 2010 R3CORDS
Xavi Piazza – Sax; Nuno Campos – bass; Santi Colomer – drums; Matteo Sacilotto - guitar
1. Amarcord; 2. Improvisation#1; 3. Le manine di primavera; 4. Improvisation#2; 5. Il Bidone; 6. I vitelloni; 7. La strada; 8. Polka; 9. The godfather waltz; 10. Le notti di Cabiria
Prima registrazione per il quartetto guidato da Matteo Sacilotto, chitarrista e compositore italiano da anni a Barcellona, città dove ha costruito le sue basi musicali conseguendo il diploma in chitarra jazz presso il Conservatori Superior De Música Del Liceu con maestri come Jordi Bonell e Dave Mitchell, e ove ha perfezionato lo studio del jazz assieme a Peter Bernstein, Dave Allen, Tom Warburtom e Marc Miralta. Come accade per molti musicisti, giunge anche per lui il momento di confrontarsi con uno dei nomi più noti del pentagramma contemporaneo in una revisione puramente jazzistica delle opere musicali di Nino Rota. Maestro e genio musicale indiscusso, fino alla fine della sua cinquantennale carriera, Nino Rota ha scritto pagine indimenticabili della musica popolare italiana, conosciuto ai più per aver composto e arrangiato le splendide colonne sonore di film senza tempo quali i felliniani "Amarcord", "I vitelloni", "Le Notti Di Cabiria"," Il Bidone", "La Strada" ed "Il Gattopardo" di Luchino Visconti, raggiungendo fama internazionale con le musiche de "Il padrino" di Francis Ford Coppola. Questi temi vengono rivisitati con indubbio affetto, convinti che il Maestro sia "una dei più grandi rappresentanti della cultura musicale italiana", colui che "con poche note riusciva a definire melodie che stimolavano emozioni e ricordi e che si scolpivano nella memoria dei suoi ascoltatori" (dalle Note di Copertina).
In effetti, oltre ad una notevole importanza musicale, le opere di Nino Rota hanno avuto una significativa valenza sociale. Questa virtù risiede proprio nelle sue canzoni, sedimentate nella memoria e nella cultura italiana fino ai giorni nostri, connesse ai film per le quali sono state disegnate, cosicché ogni brano rappresentasse una fotografia di quel momento storico ed in ogni scatto fosse così immortalata una pagina precisa della storia italiana. La ricostruzione dell'ensemble deve allora necessariamente partire dal passato, da un genere che risulti emotivamente legato a quel momento storico che passa dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni Settanta, ricostruendone sonorità, immagini, odori e sentimenti. Le Blue Notes appaiono la naturale conseguenza delle melodie rotiane, riprodotte dalla band con un Jazz primordiale che tocca generi come il New Orleans e la Bossa, passando per la musica popolare. Il mood del gruppo risulta abbastanza morbido e delicato, anche nelle evoluzioni più vicine all'Hard bop e nell'unico brano elettrico del disco ("Le Notti di Cabiria").
Tutti gli arrangiamenti sono di Sacilotto (eccetto "Il Bidone", per il quale è stato ripreso quello di Enrico Pieranunzi, e due brani di sola improvvisazione), disegnati con canonici riferimenti musicali, nel tentativo di trovare un giusto equilibrio che non snaturi le luminose melodie originarie.
Interessante il lavoro di Sacilotto nella costruzione di un background ritmico che risulta snello e ballabile, che tutto sommato ben si addice al suono scuro ma sobrio e pulito della chitarra.
La band, a nostro avviso, non riesce a trasmettere il carattere né tanto meno l'adeguato pathos come esigerebbe la composizione di Rota, ornandone le melodie portanti con un gusto sicuramente diverso, che più che cercare nuove vie musicali finisce per cimentarsi in un passato piuttosto spoglio proustianamente, nel tentativo filologico di estrapolarne il gusto, il senso profondo, la rêverie.
Anche se non è cosa facile dedurre dal modus di Nino Rota l'originale alchimia per rimodellarla secondo un canone "blue", va comunque considerata la necessità e l'importanza del dedicare attenzione ad un musicista di tale levatura con un progetto originale, correndo però il rischio di addentrarsi per l'ardua scelta in un percorso davvero insidioso se non impenetrabile.
Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante
già pubblicato su Jazzitalia http://www.jazzitalia.net/VisRecensione.asp?ID=2008
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