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MICHEL ROSCIGLIONE TRIO “Moon and Sand” Tosky Records
Michel Rosciglione (contrabbasso) Vincent Bourgeyx (piano) Remi Vignolo (batteria) Featuring David Sauzay (sax tenore) Renaud Gensane (tromba)
1. Moon and Sand (A Wilder – M. Palitz); 2. Steepian Faith (K. Kirkland); 3. Shade of the Cedar Tree (C. McBride); 4. Johnny Come Lately (B. Strayhorn); 5. Giant Steps (J. Coltrane); 6. Dienda (K. Kirkland); 7. Shoes Now (V. Bourgeyx); 8. In the Wee Small Hours of the Morning (B. Hilliard – D. Mann); 9. Hollygram (R. Vignolo)
Che sia il quieto godere del tepore con cui la Luna parla o che sia l’istantanea di una confortevole e siderale ambientazione sospesa tra cielo e terra, in cui vagare con la musica di questo ensemble dalle grandi speranze, qualcosa di nuovo accade nel jazz italiano: giunge il momento per il talentuoso contrabbassista e compositore italo-francese Michel Rosciglione, figlio del Maestro Giorgio dal quale ha ereditato la passione per il jazz e per lo strumento, di fare i conti con la tradizione e con la sua decisa verve di innovatore.
La band propone un repertorio ambizioso e audace, eseguendo personalissime riletture di formidabili standards come “Giant Steps” e “Johnny Come Lately”, composti da leggendari musicisti quali John Coltrane, Billy Strayhorn, Kenny Kirkland , Alec Wilder e Morty Palitz. Attraverso linee melodiche fluide e nitide dense di un jazzismo puro e romantico, a tratti folgorato da tratti elegiaci, il trio condensa, stile session, un’ alchimia raffinata e affabile in cui le armonie vengono eseguite in andamenti plastici elegantemente sfumati da suggestivi solismi.
Sono il contrabbasso di Michel Rosciglione ed il piano di Vincent Bourgeyx il reale input ideologico dell’ensemble, leader aperti e coordinatori carismatici di questo interplay così solido e coeso.
Del front man è considerevole, se non essenziale, il lavoro nel costruire le sincopi di accompagnamento. Bourgeyx è fortemente espressivo ed abile nei suoi costrutti fini ed educati, nel pianismo propulsivo definito da suadenti modelli esecutivi ed improvvisativi, flessuosamente evanescenti quanto imprevedibili.
L’album prende corpo a partire dalle tenui sensazioni impresse dal piano nell’introduzione alla raggiante “Moon and Sand”, evergreen scritta dal duo Wilder/Palitz ed omaggiata nel tempo attraverso linguaggi descrittivi compositi proposti da artisti del calibro di Kenny Burrell, Chet Baker, Eddie Higgins e Roy Haynes. La rilettura proposta dall’ensemble di Michel Rosciglione acquista un gusto originale di inusitata espressività, piaceri estetici definiti eseguendo le scritture in un sequenza melodica autentica e lucente. In egual misura la “Steepian Faith” di kirklandiana memoria acquista un volto nuovo, moderno e avvolgente, disegnato attraverso un mood sontuoso in cui spicca la batteria vulcanica e trascinante di Remi Vignolo.
Davvero interessante l’arrangiamento della strayhorniana “Johnny Come Lately”, rivisitata in una versione molto personale, ricca di effetti sorpresa e di momenti suggestivi. Decise e dirette le intuizioni tra la tromba di Renaud Gensane ed il sax di David Sauzay (graditi guests del progetto), entrambi veramente coinvolgenti con i propri articolati virtuosismi ed i tecnicismi oscillanti in regole narrative individuali, segnate da un pathos brillante e sinuoso.
La “Giant Steps” proposta è quasi irriconoscibile, ritmata in levare dalle enigmatiche coloriture espresse da Bourgeyx, ancora una volta convincente per le rapide evoluzioni nel disegnare le scale veloci ed i cromatismi improvvisi di morbida e trascinante forza ascensionale. Michel è abile nel creare i continui e vorticosi “salti da gigante” tra una scala e l’altra seguendo la modulazione armonica inventata da Coltrane. In questo specifico brano, banco di prova per tutti i migliori solisti, il contrabbassista italo-francese segna la propria estemporaneità con una pulizia ed una precisione da vero veterano dello strumento.
Due soltanto i brani originali. “Shoes Now”, composto da Vincent Bourgeyx, è una song dai lineamenti hard, vulcanica e straripante, ove è proprio il pianista francese ad eseguire gli andamenti portanti proponendo un pianismo frastagliato, con cluster veloci ed armonie sghembe, che ricordano lo stile di Thelonious Monk. “Hollygram”, brano di chiusura scritto da Remi Vignolo, evidenzia un ambiente sonoro molto caldo e garbato in cui le spazzole, fatte vibrare con delicatezza e precisione sul rullante, ed il contrabbasso di Rosciglione, con il suo sottofondo languido e sfumato, danno vita ad una sensualità avvolgente ed irripetibile.
Tra i musicisti proposti Kenny Kirkland, strumentista dotato di grande forza espressiva avanguardista e sperimentatrice, è il più vicino, cronologicamente parlando, alle concezioni blue della band. Nonostante ciò sia le composizioni di quest’ultimo che quelle di autori del passato meno recente vengono arrangiate dall’ensemble con un senso musicale del tutto nuovo, attraverso un’ impronta riconoscibile e ben definita da un groove ed un mood assai convincenti.
Un interplay di altri tempi, in cui dominano dialoghi fitti e coinvolgenti: il sound ed il gusto melodico non cedono all’imitazione, lanciando il suono d’insieme in un progetto brillante, intelligente, autentico. L’album dà la sensazione di un dipinto in cui riscoprire colori d’avorio e d’ebano, bruni ed opachi, caldi e freddi, lucenti e brillanti, che restano sempre gradevoli da qualsiasi punto li si guardi.
Seconda uscita dedicata alle blue notes dopo l’eccellente “Too Marvelous For Words” del Domenico Sanna Trio, ottima scelta quella della Tosky Records nel portare a termine una prova artistica dall’alto tasso tecnico e dal sicuro spessore estetico, curata anche nel missaggio sonoro e nel design della cover e del booklet.
Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante
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