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Recensioni
Giorgio Gaslini “Gaslini plays Sun Ra” Soul Note 2003
Giorgio Gaslini - Piano
1. Out in Space; 2. Images; 3. A Quiet Place in the Universe; 4. Medicine For a Nightmare; 5. Yucatan; 6. Kingdom Of Not; 7. Lanquidity; 8. Satellites Are Scanning; 9. Saturn; 10. When Angels Speak Cf Love; 11. Fate in a Pleasant Mood; 12. The Perfect Man; 13. Tapestry From An Asteroid; 14. Discipline 27; 15. The Satellites Are Spinning; 16. Interstellar Low Ways
Tra i più prolifici jazzisti italiani, Giorgio Gaslini vanta circa quattromila concerti in tutto il mondo, più di 90 album, con collaboratori sia italiani che stranieri; autore anche di colonne sonore ha collaborato con registi come Antonioni, Lizzani e Argento.
Cresciuto nella scena musicale milanese degli anni Quaranta, aveva iniziato a suonare il pianoforte a sette anni, sviluppando ben presto la sua inclinazione per il jazz, genere all’epoca relativamente sconosciuto in Italia, in quanto appannaggio di pochi cultori e scoraggiato dalle politiche autarchiche del regime fascista: l’adolescente Gaslini si esibì in vari club milanesi e nel 1949 si iscrisse al Conservatorio, dove conseguì diversi diplomi tra i quali pianoforte, composizione e direzione d'orchestra.
Dagli anni Cinquanta Gaslini ha affiancato all’impegno nella musica jazz anche la sintesi con il mondo della musica classica (ebbe tra i suoi insegnanti anche il direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini), non disdegnando neppure le commistioni con la musica popolare rivisitata in chiave jazz, spesso producendo interessanti elaborazioni che lo hanno reso uno degli sperimentatori musicali più prolifici dell’ultimo mezzo secolo.
La discografia di Gaslini copre cinquant’anni di attività ed è eterogenea, spaziando da alcune variazioni su temi di Robert Schumann alla rivisitazione di brani di Thelonious Monk, ma probabilmente quello che ha reso noto l'artista anche al pubblico dei non-jazzofili sono le collaborazioni cinematografiche. A lui si devono le colonne sonore di alcuni film famosi come La notte (1961) di Michelangelo Antonioni e, soprattutto, per l'album Profondo rosso (colonna sonora dell'omonimo film del 1975 di Dario Argento), scritta in collaborazione con Maria Grazia Fontana, che trovò nei Goblin, all'epoca ancora in piena fase progressive, un gruppo di esecutori che la resero famosissima. A quella jazzistica si aggiunge anche un'intensa attività classica, con la produzione di diverse sinfonie e balletti (come Sprint, con direttore Alberto Martelli, premiato nel 1999 col Premio Internazionale della Critica di “Danza & Danza”), nonché musiche di scena per il teatro.
Alla fine degli anni Settanta Gaslini ebbe anche una breve esperienza di insegnamento al Conservatorio di Milano nel quale si era diplomato e partecipò ad alcune trasmissioni televisive dedicate alla musica, tra cui Jazz in Conservatorio e Musica totale (che è anche il titolo di un suo libro).
A novembre 2009, in qualità di testimonial della Campagna “Giù le mani dai bambini”, è salito sul palco dell'Auditorium RAI di Torino come protagonista per la serata di festeggiamenti della Giornata Mondiale dell'Infanzia delle Nazioni Unite, organizzata in collaborazione con RAI - Radiotelevisione italiana.
Gaslini si distingue ancora per la maturità del linguaggio denotando una sicurezza a volte spavalda che lo indica come una delle figure più singolari del panorama europeo. Versatile culturalmente, si è interessato a tutti i generi e ciò, unitamente ad una certa attitudine polemica, gli ha attirato molte critiche: non è un jazzista “puro”e può forse risultare incomprensibile a chi non possieda le coordinate culturali per interpretarlo. Noi lo consideriamo come una delle personalità più creative riguardo alle composizioni scritte, denotate da frequenti opposizioni di cromatismi, e per il coraggio intellettuale col quale inserisce la parti improvvisate secondo uno stilismo assolutamente disinvolto e al di fuori degli schemi accademici, all’insegna di un estro creativo espressionista, dinamico e innovatore nel suo fraseggio, animato da una logica volutamente irregolare ed incendiaria.
Sun Ra, al secolo Sonny Blount: ben poco si sa circa la sua prima biografia. Le sue prime collaborazioni indicano vagamente segni sulla sua successiva evoluzione nell’area dell’avanguardia, anche se il suo interesse per i “tappeti percussivi” è già evidente nell’uso dei gong danzanti nei passi organistici in “Sun Song” e nei corposi interventi dei timpani in “Street Named Hell”. Da lì diede forza alle sue idee in seno al movimento Hard Bop, esplorando polifonie inquiete con la sua Solar Orchestra, una provocazione perentoria quanto mistica, sorprendentemente originale per le combinazioni di ingenuità e di intuizioni agitate tutt’altro che semplici da seguire. L’Arkestra si presentò on stage con abiti singolari, bizzarri, stralunati, futuristici, in nome di una vis straripante che anticipò le tendenze dello scintillante e psichedelico mercato discografico degli anni Settanta, nel quale il free jazz s’impose come fenomeno di riferimento: come anticipatore dissacrante Sun Ra aveva dato il via alle meditazioni metafisiche di John Coltrane, a soluzioni alternative al modus construendi della musica occidentale, lanciando repertori funambolici con piani elettrici e sintetizzatori in un magma timbrico aggressivo e traumatizzante, sia nel groove che nella visività, con i suoi strumentisti vestiti con costumi stupefacenti e folgoranti ed a retro clips sfolgoranti e lisergiche . Le parti più emozionanti della produzione di Sun Ra sono, ovviamente, quelle d’assieme, nelle quali i riff del band leader sono evoluti secondo contrappunti vulcanici e grandiosi nella loro poco apparente semplicità.
Alla terza prova in solo il pianista milanese propone questo “Gaslini plays Sun Ra,” uscito nel 2003 per l'etichetta Soul Note grazie all’intelligenza ed alla sensibilità di Flavio Bonandrini, persona a cui tutti dobbiamo riconoscenza per l’acutezza con la quale intuì il meglio delle blue notes da proporre in un’ Italia voluta mediocre dallo “show business” e da una politica culturale di infima marca., volutamente resa tale da una classe dirigente miopica e di bassissima lega.
Da un dialogo con il collega ed amico fraterno Franco Giustino, finissimo intenditore delle blue notes, nacque la curiosità per questo album.
Ascoltare Giorgio Gaslini è sempre una prova impegnativa, se poi decide di cimentarsi eseguendo in piano solo le composizioni di Sun Ra - un personaggio folle, geniale ed innovativo, in grado di dare un impulso al jazz non solo musicalmente ma anche sul piano spettacolare, con i suoi abbigliamenti da moderno faraone vivente non solo sul palco, anche nella vita "normale", un'esistenza da hippy dell'antico Egitto, in una sorta di comune che era la sua "Arkestra" - la prova stessa non può che divenire ancor più incondizionata, visionaria e ardita.
Da due menti prodigiose non poteva che scaturire un progetto articolato e di grande caratura artistica; la particolarità risiede nell'approccio che Gaslini ha avuto con le partiture di Sun Ra, interamente ricavate dall'ascolto dei dischi, non esistendo nulla di trascritto, ed innestando in ognuno dei 16 brani che compongono l'omaggio un frammento estratto da "Il clavicembalo ben temperato" di J.S. Bach. Viene spontaneo chiedersi quali siano i punti di contatto tra Sun Ra e J.S. Bach: solo la visione di Gaslini, così profonda e lungimirante, riesce a coniugare le "ansie" comunicative del pianista americano con la pensosa e magistrale raffinatezza delle composizioni bachiane.
Proporre in piano solo partiture originariamente composte per essere eseguite in orchestra potrebbe apparire un progetto assolutamente stravolgente, ma quando a proporle è Gaslini un'attenzione particolare va posta nell'ascolto. La sostanza musicale è interamente racchiusa nella ricercata e nella quasi eterea mescolanza di sonorità liriche ed espressive, a cui va aggiunta una palpabile corposità logica, impeccabile nel dare senso agli approfondimenti sia melodici che armonici, sempre incalzanti ed inattesi.
Nonostante i 77 anni il Maestro ha dimostrato intatto il suo smalto,un bisogno creativo al di fuori dalle regole che lo porta, ancora oggi, a continuare a mettersi in discussione ad ogni sua prova, sempre in bilico tra scrittura ed improvvisazione. L'opera evidenzia un tocco piacevole ed un timbro dall'ampio spettro cromatico, allo stesso tempo deciso, secondo un'intenzione descrittiva e autonoma, disegnando un persuasivo poema sinfonico dalle colorazioni a volte scure e malinconiche, in cui a volte emergono spunti di mirabile improvvisazione jazzistica.
In tal senso viene colta da chi ascolta una continua evoluzione musicale nell'àmbito dell'avanguardia, nell'esplorazione delle potenzialità polifoniche del "non pentagramma" di Sun Ra, l’uomo che non scriveva nulla della sua musica, inseguendo lampi mistici e slanci irrazionali segnati da un pathos unico, in una combinazione originale di tranches espressionistiche e di puro intuizionismo, indicando percorsi sonori fieramente alternativi.
Fabrizio Ciccarelli
NB: il presente articolo si riferisce all’annuncio già dato a suo tempo su Jazzitalia http://www.jazzitalia.net/recensioni/gasliniplayssunra.asp
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