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Recensioni
Andrea Beneventano Trio - The DriverAndrea Beneventano Trio

“The Driver”

(Alfa Music, 2010)

di Monica Leggio

 

A distanza di sette anni dalla sua opera prima, Andrea Beneventano torna ad incantare il pubblico con il suo tocco raffinato ed elegante. “The Driver” - questo il titolo del suo nuovo lavoro, prodotto dall’etichetta discografica Alfa Music - è un piacevole viaggio attraverso un pianismo colto e coinvolgente, che, muovendo da una solida struttura legata alla tradizione bop e avvalendosi del filtro di influenze più moderne, approda a risultati ricchi e originali, in una sintesi perfettamente compiuta di storia e modernità.

Ancora una volta - come nel precedente lavoro, “Trinacria” - il pianista siciliano sceglie la classica formula del trio per condurre l’ascoltatore attraverso i nove brani che compongono il disco. Ad affiancarlo, due musicisti di spicco nel panorama jazzistico italiano: Francesco Puglisi, veterano del contrabbasso jazz in Italia e all’estero, e Nicola Angelucci, giovane e apprezzato batterista già al fianco di importanti nomi, sia italiani che d'oltre oceano.

Attivo come pianista e compositore da più di vent'anni, Beneventano fonda la propria attività musicale su una robusta e valida formazione, articolata sui due binari paralleli dello studio classico presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e dell’esplorazione jazzistica da autodidatta, quest’ultima successivamente ripresa e approfondita - con particolare attenzione all’aspetto dell’arrangiamento per orchestra - presso il Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina. Proprio il peculiare percorso formativo, unito ad una feconda e stimolante attività concertistica che lo ha visto collaborare con prestigiosi musicisti di livello internazionale, ha inciso profondamente sulla cifra stilistica del pianista, sempre felicemente in bilico tra attualità e tradizione.

L’ascolto dei nove brani contenuti in questo nuovo lavoro conferma, se possibile con convinzione ancora più forte, la capacità di Beneventano di creare atmosfere e colori sempre unici e diversi rinnovando con originalità la lezione di grandi pianisti quali Bill Evans, Keith Jarrett, McCoy Tyner.

Un caleidoscopio variopinto, che si apre sulle note morbide e melodiche di Cool River, prosegue con Midget Steps, brillante reinterpretazione del tema coltraniano impreziosita da un bell’assolo di batteria, per poi inoltrarsi nel singolare blues di The Driver, costruito su un originalissimo tema che costituisce il perno di una serie di assoli arditi e liberi dagli schemi tradizionali. When sunny gets blue (Marvin Fisher, Jack Segal) è il primo dei due standards contenuti nell’album, una ballad elegante dall’andamento languido e disinvolto. Ottimo il contributo della sezione ritmica di Angelucci nella successiva Passing Seasons, mentre si apre sulle corpose note del contrabbasso di Puglisi If I Should Lose You, omaggio al brano di Ralph Rainger, in cui emergono con forza le doti di arrangiatore del pianista, capace di conferire ricchezza armonica e originalità pur nel rispetto dell’illustre precedente. Seguono brani prevalentemente in stile bebop, quali I Got your Rhythm e Donna Quee, scherzose  derivazioni dai più celebri I Got Rhythm di George Gershwin e Donna Lee di Charlie Parker. Il disco si chiude con My Gospel, brano che potrebbe - come suggerisce già il titolo - richiamare il sapore di un canto religioso americano.

Un percorso perfettamente limpido e coerente, quello di Beneventano, forte di una lezione intimamente compresa e assorbita, sulla quale s’innestano, con luminosi risultati, indubbie qualità di compositore e arrangiatore originale. Per usare le parole del pianista, “the Driver è sicuramente un termine allusivo, perché per me guidatore è colui che considera il proprio percorso artistico ed esistenziale in modo non casuale, come qualcosa di fortemente desiderato: ecco allora che ognuno di noi, guidando sceglie delle traiettorie, delle direzioni che portano a nuove esperienze. L’ideale è proprio quando questo percorso lo scegliamo noi, sterzando per dirigerci dove noi vogliamo arrivare… e l’arrivo, fortunatamente, non è altro che un nuovo punto di partenza”.

Monica Leggio

 

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