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Recensioni
Peo Alfonsi
“Itaca”
(Egea Records 2010)
di Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante
“Peo Alfonsi is one of the most sensitive and wonderfully expressive guitar players in this new generation i have heard in a long time. His creativity with his modern approach to playing has created his own expressive uniqueness one should hear..”
Queste parole di chiaro apprezzamento provengono da una leggenda della chitarra come Al Di Meola (con il quale l’autore Peo Alfonsi collabora stabilmente), uno strumentista da sempre attento alle novità musicali delle new generations del jazz e non solo. Anche in questo caso, sembra aver visto bene.
Chitarrista e compositore di origini sarde, Paolo “Peo” Alfonsi vieni iniziato alla musica ricevendo un’istruzione classica (diploma con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Cagliari), formazione che sarà il fulcro della sua espressività per tutta la vita ed espletata nelle sue composizioni attraverso le profondità della cultura popolare e le sottigliezze improvvisative del jazz. Sono numerose e rilevanti le collaborazioni vantate dal chitarrista sardo, tra cui spiccano (oltre al già citato Di Meola) Pat Metheny, Kenny Wheeler, Marc Ribot, Paolo Fresu, Antonello Salis e Mauro Pagani.
La musica che l’autore delinea in questi undici brani originali è rarefatta, evanescente, smagliante: esprime un ampio spettro di varietà culturali, provenienti per la maggior parte dal bacino del Mediterraneo. Non è casule infatti il riferimento narrativo alle avventure di Ulisse, l’eroe errante che per venti anni vaga, tra mille esperienze, nella speranza di poter tornare finalmente un giorno nella sua Itaca.
Come l’Ulisse descritto da Dante nell’Inferno (canto XXVI), simbolo della volontà di conoscenza da parte dell’uomo, il musicista indaga, seziona, ripensa, e poi svela un’ampia gamma di possibilità circa le modalità della tradizione e del sound contemporaneo, conferendo singolare pastosità alle melodie e all’ambientazione armonica in modo tanto suggestivo quanto denso di pathos.
Quasi a confermare un’ipotesi di viaggio quale quella dell’eroe omerico (come in Dante letto secondo la lezione che ne diede la letteratura latina e non quella omerica), nelle note di copertina l’autore afferma che “conserviamo tutti un’Itaca nell’anima, un richiamo a un luogo originario mai del tutto dimenticato”, identificando nella persona del musicista un particolare turbamento nel suo personale sentimento di nostalgia, una confusione interiore dalla quale nasce la “spinta e la motivazione nel fare musica. Forse il musicista preferisce non tornarci ad Itaca, continuando piuttosto a usarne la lontananza”. E’ in questo profondo concetto che viene espressa l’anima di “Itaca”, un’anima dagli spazi estesi, eclettica ed interculturale che, dal punto di vista delle contaminazioni musicali, si esplicita attraverso molteplici sensazioni: dalla malinconica della musica popolare e folkloristica, alle emozioni liriche del jazz tradizionale; dalle limpide costruzioni melodiche della musica leggera e contemporanea alla lezione armonica della musica classica; dalla vibrante tecnica flamenca ai colori rutilanti della saudade brasiliana.
Per portare a termine un lavoro di tale accuratezza risulta fondamentale la scelta dei musicisti che ne hanno consentito la realizzazione: strumentisti di grande spessore come il trombettista Kyle Gregory, il contrabbassista e violoncellista Salvatore Maiore, il clarinettista Gabrilele Mirabassi ed il percussionista Antonio Mambelli. Ciascuno, a modo suo, riesce ad interpretare ed esprimere al meglio le costruzioni filologiche di Peo Alfonsi, dimostrando di trovarsi con facilità nell’utilizzo delle tavolozze armoniche definite dell’autore.
Ed è proprio l’originalità dell’armonia, nella sua concertazione con tutti gli strumenti, il segreto del raffinato sound di “Itaca”: un’armonia estasiante, nelle sue linee guida, e dalla bellezza estetica immediata. Attraverso una tecnica rilevante ed una pulizia notevole Peo Alfonsi espleta una ricerca dell’estasi e dalla godibilità melodica pura, che si realizza in un ambiente sonoro effuso di un alchemico misticismo.
Un album raffinato e completo, di una notevole ed elegante bellezza estetica, sia nella suggestiva e bellissima copertina sia nell’accurato booklet.
Fabrizio Ciccarelli e Andrea Valiante
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