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Art Blakey & The Jazz Messengers, A Night in Tunisia, Blue Note 1958, cd Universal Japan HQCD 2018

Senza dubbio Art Blakey è stata una figura fondamentale del Jazz tra anni 50 e 70, batterista di riferimento per molti, band leader di rara competenza e lungimiranza, uno dei primi che si batté per realizzare album dal vivo, lontani dall’asettica aria degli studi di registrazione, come accadde per l’incisione del magnifico “A Night in Birdland” (Blue Note 1955) e come appare da questo A Night in Tunisia, performance esplosiva e memorabile nella quali i solisti (e che solisti!) raggiungono temperature incandescenti e mai scendono da quel livello per tutti i brani.

Da grandissimo talent scout fu in grado di riunire attorno a sé  veri fenomeni del tempo: Lee Morgan alla tromba, Wayne Shorter al sax tenore, Bobby Timmons al piano e Jymie Merritt al contrabbasso, interpreti leggendari dei rispettivi strumenti che partono in quarta fin dal primo momento trascinati da un Blakey sontuoso maestro dell’Afro, ineffabile incontrollabile entusiasta maestro di swing, torrenziale viscerale sciamano di stacchi in controtempo e di rapidissime alternanze tra campana e bordo dei piatti, di frustate di hi-hat, rullate di formidabile potenza estese ai tom-tom in alternanza con la cassa per un effetto finale da squasso elastico che nel tempo ha conosciuto pochissimi paragoni.

Naturalmente la sensibilità batteristica di Blakey non si fermava all’incendiario, ma si protraeva con garbo nell’accompagnamento soft nelle ballads, pur se il suo cuore batteva soprattutto per triturare il Bop in tempi rapidissimi e travolgenti, come evidente nei suoi soli infuocati e deflagranti, scorribande instancabili per la verve istantanea di protagonisti della futura scena blue quali Lee Morgan e Wayne Shorter, talenti inarrivabili scovati dal machiavellico estro intuitivo di Blakey, che fu capace di inaugurare un vero e proprio Ateneo del Jazz con discenti del calibro di Hank Mobley, Kenny Dorham, Donald Byrd, Bobby Timmons, Benny Golson, Thelonious Monk, Chuck Mangione, Keith Jarrett, Curtis Fuller, Johnny Griffin, Freddie Hubbard, Lou Donaldson, Clifford Brown, Jackie McLean, Terence Blanchard, Bobby Watson, Cedar Walton, Branford Marsalis e Wynton Marsalis e Horace Silver, col quale fondò i Jazz Messengers nel 1955, band con la quale continuò a suonare in tutto il mondo fino ai tardi anni Ottanta.

Blakey, batterista al tempo di Kenny Clarke, Max Roach e Buddy Rich, come loro alla ricerca di nuove soluzioni per il Be Bop, anche con questo album si confermò Alfiere dell’ Hard Bop, animo aperto alle lezioni di Charlie Parker, Dizzy Gillespie e Fats Navarro, figurazioni d’assieme già ampiamente rodate in blend storiche come Moanin’ (1958), Africaine (1959) e The Big Beat (1960).

Dall’esaltante detonazione di Night in Tunisia (magnifici soli di Shorter e Morgan, possenti lezioni d’improvvisazione sotto lo sguardo attento del contrabbasso di Jymie Merritt in linea col drumming del maestro) al morbido Bop di Sincerely Diana (e si sente quello Shorter gran compositore quasi al meglio delle sue potenzialità espressive) a So Tired del miglior Bobby Timmons, dalle due anime di Morgan (la ballad Yama scritta in punta di cesello ed il fremere scintillante e raffinato di Kozo's Waltz) allo standard When Your Lover Has Gone (Frank Sinatra, Billie Holiday, Ray Charles, Louis Armstrong, Bill Evans, Oscar Peterson, Ben Webster, Ella Fitzgerald…può bastare?), un modello per chi ama la clarté espressiva e l’immaginazione divagante delle jam session notturne in club Whiskey & Camel senza filtro.

Curiosità: Night in Tunisia. Il brano, divenuto un classico, è apparso come title track di almeno 30 CD ed è incluso in circa 500 album in versioni plurime e difformi (in primis Clifford Brown, Charlie Parker, Sonny Rollins, Miles Davis, Ella Fitzgerald, Stan Getz, Dexter Gordon, Lenny Tristano, Bobby McFerrin, Modern Jazz Quartet). Nel gennaio 2004 il brano, nella versione incisa da Dizzy Gillespie & His Sextet nel 1946 per la Victor, è stato introdotto nella Grammy Hall of Fame. Opinioni della Critica che lasciano il tempo che trovano: non se ne abbia male Art Blakey poiché la sua non ha veramente nulla da invidiare in quanto a caratura artistica, immediatezza ed ispirazione jazzistica, anche se notevoli riconoscimenti non gli sono stati certamente negati dalla comunità batteristica, al di fuori della quale però continua a essere sottostimato, relativamente poco conosciuto sia come musicista che come scopritore di talenti: errore macroscopico!

Jazz!

Fabrizio Ciccarelli

Art Blakey- batteria

Lee Morgan- tromba

Wayne Shorter- sax tenore

Bobby Timmons – piano

Jymie Merritt- contrabbasso

 "A Night in Tunisia" (D. Gillespie, F. Paparelli) – 11:11

"Sincerely Diana" (Wayne Shorter) – 6:47

"So Tired" (Bobby Timmons) – 6:36

"Yama" (Lee Morgan) – 6:20

"Kozo's Waltz" (Lee Morgan) – 6:45

"When Your Lover Has Gone" (Einar Aaron Swan) – 6:46

LISTEN!

A Night in Tunisia: https://www.youtube.com/watch?v=FHKyVJ5YfNU

Gli altri brani dell'album: https://www.youtube.com/watch?v=vKDTOPOsvMA&list=PLBZmD4G_qXo5oU8VeKwxPfbLk5LuL6UtO

 

 

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