|
Recensioni
Pierluigi Villani Group
"Tempus transit" (Emarcy, 2010)
di Stefano Cazzato
P.Villani: drums; R. Ottaviano:soprano sax; G.Partipilo:alto sax; V.Presta:tenor sax; L.Aquino:trumpet, flugelhorn; A.Piacentino:trumpet; F.Villani:piano; G.Vendola:double bass; R.Antonacci:vocal.
Un lavoro ispirato e corale, questo di Pierluigi Villani, solidi studi accademici alla spalle, un’esperienza importante nell’orchestra di Bruno Tommaso, un curriculum di tutto rispetto tra pop e jazz, con dischi e collaborazioni di qualità.
E la completezza di questo percorso si vede in “Tempus transit”, un disco dal titolo medievale ma assolutamente contemporaneo nello spirito, nel quale Villani riesce a tirar fuori il meglio dai suoi eccellenti musicisti sia quando interpreta “Dolphin Dance” di Herbie Hancock, “29 settembre” di Lucio Battisti e “Things Behind the Sun” di Nick Drake, sia quando propone una serie di brani originali composti con il fratello o dal fratello, il pianista Francesco Villani, anche lui in questa affiatata formazione.
Ne risulta un disco pieno di energia e di melodia caratterizzato da un tipo di improvvisazione controllata e rispettosa della tradizione afroamericana che, come dice Maria Pia De Vito nella presentazione, “rimane comunque la struttura portante” del lavoro del batterista napoletano.
Del resto, se si sta al titolo, è vero che il tempo passa ma nel suo passare raccoglie e stratifica quanto incontra sul suo cammino. E’ questo che fa la ricchezza del tempo che conserva il passato e lo offre alla sensibilità e alla creatività delle nuove generazioni. Questo costituisce la tradizione, qualcosa da cui, volenti o nolenti, non possiamo prescindere e con la quale dobbiamo confrontarci nella musica come in altri campi.
Quest’ultimo lavoro di Villani regge molto bene il confronto con la grande tradizione cui s’ispira, rileggendone peraltro i materiali in maniera efficacemente innovativa e, come dicevo, contemporanea. Il tempo che passa, dunque, ma anche quello che viene. A proposito di tempo, segnaliamo, tra gli altri, l’incipit dell’album (“In attesa del domani”), un brano articolato, aperto e visionario che esalta la maturità tecnica e artistica del leader e dei suoi musicisti.
di Stefano Cazzato
|