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GIOVANNI FALZONE OPEN QUARTET, L’ALBERO DELLE FATE, Parco della Musica Records 2019

 

Se abbiamo ancora occasione di parlare di Contemporary Jazz lo dobbiamo ai quei musicisti che hanno scelto di presentare se stessi in modo libero, lontani, non per scelta ma per necessità, dai luoghi comuni della composizione “ordinata” e calibrata secondo clichèes.

Giovanni Falzone è uno di quei Maestri che possiamo considerare di riferimento per le nuove generazioni (e di jazzisti e di ascoltatori), anima libera, forte e decisa che non teme confronti con generi di ampio assorbimento tecnologico né con Blue Notes di direzione tradizionale né con repertori di Classica (note e pregevoli le sue collaborazioni con Giuseppe Sinopoli, Claudio Abbado, Carlo Maria Giulini, Riccardo Chailly, Yutaka Sado, Luciano Berio, Vladimir Jurowski, Valere Giergev…nomi di fronte ai quali non pochi jazzisti tremerebbero).

E si sente dalla compattezza estetica de L’Albero delle Fate, polittico nel quale confluiscono tutte le sue ascendenze culturali, la sua creatività compositiva, il suo vigore espressivo, l’armonia dell’interplay della quale è solutore e affabile ma deciso direttore-demiurgo anche quando, deciso a dialogare con il locus amoenus del lago cui dedica (dedicando a se stesso) nove cellule di riflessione, suggestioni per intenzione accostabili ai “luoghi meravigliosi” cantati da Dante e Petrarca, Botticelli e Vivaldi, Caravaggio e Van Gogh, John Coltrane e Lee Morgan.

Del resto il titolo scelto per l’album è L’albero delle Fate, magico microcosmo lontano nel quale Falzone immagina le proprie Esperidi nella Vita dei colori del Tramonto e nei riti segreti della Sera. E’ l’assoluto inconcreto e leggero del Lago di Endine (Alpi Orobie, meraviglia a pochi chilometri da Bergamo), plesso di Memorie e di pace, di contatto assoluto con la Natura, una Physis (meglio, una φύσις)  tra l’età di Omero e di Socrate, Divenire del Mondo in una Percezione che, fissando nelle immagini in bianco e nero del booklet  l’onirica fluidità della sua Musica, sembra ampliare al massimo i confini della Conoscenza, i limiti dei parametri armonici e temporali, viaggiando nell’energia positiva di Sentiero, nel chiaroscuro della ballad Capelli d’argento, nelle vibrazioni dei controtempi de Il Mondo di Wendy, nella fisionomia frastagliata e potente de L’Albero delle Fate, nella condivisione emozionale con il colto pianismo di Enrico Zanisi e l’apporto convergente di Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Alessandro Rossi alla batteria: un Quartetto che, a nome Open, più aperto all’Immaginazione sarebbe difficile pensare. 

Il Desiderio di Giovanni Falzone è metafisico e denso di pulsioni affettive così come di improvvise, brucianti accensioni che tracciano nell’aria figure complesse dalla fisionomia trasparente e voracemente istantanea, spostamenti che tracciano la dimensione più intima dell’Artista e dell’Uomo, multiforme e plurilinguistica nel Genio traslato da Ornette Coleman, Giorgio Gaslini,  Edgar Varèse, Miles Davis, Don Cherry e Booker Little.  
Un Desiderio visionario pari alla ricerca dell’equilibrio perfetto, come nei fulmini dionisiaci del Profeta di Pittura e Scrittura William Blake: “Essendo infinito il Desiderio dell'Uomo, il possesso è l'Infinito, e lui stesso è l'Infinito”.

Fabrizio Ciccarelli

Giovanni Falzone trumpet, composition

Enrico Zanisi piano

Jacopo Ferrazza  doublebass

Alessandro Rossi drums

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