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Vaclav Havel, Cinque discorsi sull’Europa (Traduzione, note e cura di Ruzena Halova), Eunoedizioni, Enna

Perché un libro di Vaclav Havel su una rivista che si occupa essenzialmente di musica e di arte? Ebbene, prima ancora di essere uno dei protagonisti dell’epoca del dopo-muro, il presidente della repubblica ceca, l’infaticabile sostenitore di un’Europa giusta, unita e pacifica, Havel è stato uno scrittore e precisamente un drammaturgo. Egli è stato prestato dalla letteratura alla politica, dalla catarsi che si compie sulla scena a quella che si cerca, nella continua lotta contro il male, nella storia. Un intellettuale a tutto tondo che il destino (e forse anche il carattere) ha catapultato dal mondo delle idee a quello dei fatti.

Uno dei cinque discorsi, raccolti provvidenzialmente da Ruzena Halova in questo libro, ha come titolo “Politica come teatro” ed è infatti una perorazione dell’arte (e di quell’intreccio tra parola, gesto e suono che si compie nella drammaturgia) come discorso sulla vita, sulle relazioni umane, sulla polis e sui significati più profondi del nostro stare al mondo.

“Il dramma – scrive Havel – è uno straordinario tentativo di comprensione della logica della spazio-temporalità e dunque della logica stessa dell’essere”.

Il mondo come esperienza dei dintorni strutturati ha insomma fondamentalmente una dimensione drammatica e il dramma non è nient’altro che un’espressione della nostra aspirazione a raccogliere questa drammaticità in poche parole”.

Un’ulteriore conferma di quello che in queste pagine sosteniamo da tempo: che l’arte, quella vera, quella autentica, nasce dalla vita e serve alla vita.

Stefano Cazzato

 

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