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Daniela Troiani e Antonio De Rose, Celebri. Il piacere di riconoscerli, Alfa Music 2019

Tempo del Ricordo e Tempo della Necessità (della cultura musicale, della cultura tout court): più di trent’anni assieme Daniela Troiani e Antonio De Rose, ed ora questo Celebri. Il piacere di riconoscerli. Un recital dalle atmosfere pluriformi, cercando ovunque melodie senza por limiti alla propria immaginazione o confinare stilisticamente ciò che si sente di interpretare.

Quante volte ascoltiamo anche eccellenti musicisti ancorati su repertori stretti ed univoci? Bene, le intenzioni di questo Duo di caratura internazionale sono assolutamente differenti. E meno male.

Quanto si possa distinguere fra Tempo del Ricordo e Tempo della Necessità non saremo noi a stabilirlo: lasciamo agli ascoltatori il piacere d’incontrare tante piéces di differente natura storica e strutturale trovate in una ricerca eclettica ed estremamente attenta, segnalando per gusto assolutamente personale lo stupore del crepuscolo siderale di Oblivion di Astor Piazzolla, la gentile e semplice bellezza della Cavatina di Stanley Myers (perla del magnifico film del 1979 “Il Cacciatore” di Michael Cimino, merito musicale del genio di John Williams), le Note sinuose del capolavoro My Favourite Things di Richard Rodgers (impossibile dimenticarne la lettura di John Coltrane nel 1961 in un album tra i dieci fondamentali per la storia del Jazz  e della musica contemporanea), la tenue albeggiante Pavana op.50 di Gabriel Fauré (senza troppa forza di memoria: “Il Divo” di Paolo Sorrentino, 2008), l’arabo-ispanico di Joaquin Rodrigo in Aranjuez (fra le tante letture, l’Adagio in apertura di “Sketches of Spain” di Miles Davis in collaborazione con Gil Evans, 1960; saremo anche di parte, ma che pagina indimenticabile per il 900!), il flou brasileiro di Pixinguinha nella saudade popolare di Carinhoso, in un Viaggio iniziato (ed iniziatico ed alchemico) dall’Incipit Aria dalla Suite n.3 di Johann Sebastian Bach (la notissima “Quarta Corda” del “SuperQuark” di Piero Angela) coerentemente fluito nella Conclusio, la danza popolare Joc cu bățà dell’ungherese Béla Bartók, compositore, pianista e studioso della musica popolare dell'Europa orientale e del Medio Oriente, uno dei fondatori dell'etnomusicologia.

Lampi lievi e Pathos, passi garbati d‘eleganza esecutiva e di composta postura estetica, di calda leggerezza d’emozioni e di entusiasmo interpretativo.

Fabrizio Ciccarelli

Antonio De Rose (chitarra), Daniela Troiani (flauto)

1.Johann S. Bach (1685 – 1750) Aria, Dalla Suite N.3 In Re Magg. Bwv 1068

2.Celso Machado (1953) Paçoca (Choro)

3.Jacques Ibert (1890 – 1962) Entr'acte

4.Astor Piazzolla (1921 – 1992) Oblivion

5.Wolfgang A. Mozart (1756 – 1791) Tema E Allegrino Alla Turca Da Sonata In La Min. K.331

6.Stanley Myers (1930 – 1993) Cavatina

7.Richard Rodgers (1902 – 1979) My Favourite Things

8.Heitor Villa-Lobos (1897-1959) Aria (Cantilena) Dalla Bachiana Brasileira N.5

9.Gabriel Faure' (1845 -1924) Pavana Op.50

10.Charles Gounod (1818 -1893) Marcia Funebre Per Una Marionetta

11.Joaquin Rodrigo (1818 -1893) Aranjuez, Ma Pensée

12.Edvard Grieg (1843 – 1907) Walzer Op. 12 N. 2

13.Pixinguinha (1897 – 1973) Carinhoso

14.Eric Satie (1866 – 1925) Première Gymnopédie

15.Béla Bartók (1881 – 1945) Joc Cu Bâta

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