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Enrico Pieranunzi Jazz Ensemble, Time's Passage, Abeat 2020

L’Enrico Pieranunzi Jazz Ensemble in questo Time’s Passage, album di raffinata creatività, intensa, autodescrittiva e importante per la discografia di uno dei Maestri del Jazz contemporaneo, uomo di grande sensibilità ancor prima che uomo d’Arte e Filosofia musicale.

Non del tutto usuale che Pieranunzi incida un disco con Voce solista ma, se ascoltiamo l’impronta calda e avvolgente di Simona Severini, possiamo forse intuirne il motivo, poiché da sempre la sua “voce pianistica” esprime un canto di passione, di riflessione, di attente e profonde articolazioni melodiche, di equilibrio poetico, di “voce” della propria interiorità.  

Volendo mediare dal pensiero di Friedrich Nietzsche, questo “umano molto umano” è consono all’Idea di Jazz del Nostro sia in veste di fine compositore che come interprete di pentagrammi scelti con cura, pagine che ne leggono il Profondo, l’Essenziale, quell’Inesplorato ancora da conoscere che è senso fondamentale della sua Poetica, del suo pianismo libero di cantare versi musicali classici (Claude Debussy, Maestro francese cui il Maestro romano tanta passione ha dedicato nel suo cursus honorum) declinati in un sentimento espresso con lungimiranza ed una modestia antiaccademica che certamente non può che fargli onore (una settantina di album, molti dei quali con i più grandi  jazzisti, e mai una parola fuori posto, un gesto narcisistico, un compiaciuto egotismo).    

Come nel Sublime mosso e lirico di Bill Evans, magia del suo sound protetto e accarezzato dal Pieranunzi già nel saggio “Bill Evans. Ritratto d'artista con pianoforte” (Stampa Alternativa 1994, atto d’amore da non mancare), piacevoli e intime interazioni tanto con la Ritmica di Luca Bulgarelli al contrabbasso e André Ceccarelli alla batteria quanto con l’impronta rarefatta di Andrea Dulbecco al vibrafono, che dona all’album quadri impressionistici di Swing e Blues tanto da non lasciar dubbi su quanto l’Ensemble sia più che un progetto cui prestar semplice attenzione.

Vogliamo scegliere, in modo arbitrario ma “ragionato col cuore”, tre brani che lasciano di sé un’ intensa memoria sensoriale: il raffinato onirismo dedicato, non a caso e primus inter pares, ai calligrammi di Guillaume Apollinaire (Valse pour Apollinaire) nel quale la passion poétique ispirata al visionario simbolista francese vive nei versi stessi scritti da Pieranunzi e vibrati con corrispondente intime douceur dalla Severini; la riflessione sul Tempo quale ”realtà calcolabile e insieme sfuggente, indefinibile, forse incomprensibile”, secondo quanto osserva il pianista a proposito del tenue lunare Time’s Passage; il sentimento verticale e rarefatto di In the Wee Small Hours of the Morning, bellissima song di David Mann e Bob Hilliard riscoperta e reinterpretata con animo finissimo.

“È giunto il tempo di riaccender le stelle”, voleva Guillame Apollinaire.

Fabrizio Ciccarelli

Enrico Pieranunzi-Piano

Luca Bulgarelli-Double Bass

Dede Ceccarelli- Drums

Special Guests:

Simona Severini-Vocals

Andrea Dulbecco-Vibes

01. Time's passage (Enrico Pieranunzi) 5,40   

02. Valse pour Apollinaire (Enrico Pieranunzi) 4,13     

03. Biff (Enrico Pieranunzi) 4,33           

04. In the wee small hours of the morning (David Mann & Bob Hilliard)* 4,58              

05. Perspectives (Enrico Pieranunzi) 5,15        

06. A nameless gate (Enrico Pieranunzi) 5,04

07. In the wee small hours of the morning (David Mann & Bob Hilliard) ** 3,56           

08. The flower (Enrico Pieranunzi) 7,10            

09. Vacation from the blues (Arthur Hamilton/Johnny Mandel) 5,53 

Da ascoltare:

Valse pour Apollinaire: https://www.youtube.com/watch?v=8LEBDTjYaog

Time's passage: https://www.youtube.com/watch?v=O6deEIWZ5Ds

In the wee small hours of the morning: https://www.youtube.com/watch?v=GN_J_5x8mQA

 

   

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