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Recensioni
Roberto Bonati - ParmaFrontiere Orchestra
“A Silvery Silence- fragments from Moby Dick” (MM Records)
di Niccolò Perrone
Roberto Bonati - compositore e direttore; Lucia Minetti - voce; Riccardo Joshua Moretti - cantillazione ebraica; Mario Arcari - oboe, corno inglese, sax soprano, voce in Whale Song; Alessandro Benassi - clarinetto basso; Michael Gassmann - tromba; Riccardo Luppi - sax soprano/tenore, flauti; Beppe Caruso - trombone; Benedetto Dall'aglio - corno; Paolo Botti - viola; Caterina Dell'agnello - violoncello; Alberto Tacchini - pianoforte; Salvatore Maiore - contrabbasso; Anthony Moreno - batteria; Fulvio Maras – percussioni acustiche ed elettroniche
Traklist: Leviathan, Carpenters and Coopers, Letter H (Time and Tide flow wide), Jonah, L’appel (to Paul Gauguin from Captain Ahab), A Silvery Silence, Polynesian Drums (Tamburi sul mare), De Profundis Corale, Cialomi, Three Candles, Corpusants, Nine flames, Hammet leva’eshà, Ahab, Mene Mene Tekel Upharsin, The Chase – Third Day, Whale Song
Raffinato musicista, prolifico compositore e scrupoloso direttore d’orchestra, Roberto Bonati viene da una formazione caratterizzata dallo studio del contrabbasso, da studi letterari e di Storia della Musica. Dal 1980, anno che sancisce l’inizio della sua attività da artista professionista, collabora con illustri musicisti italiani e internazionali in occasione di festival in tutto il mondo. Nell’arco della sua carriera vanta numerose partecipazioni in importanti ensemble italiani, quali il Globo Quartett, la Proxima Centauri Orchestra e il recente Chamber Trio (al fianco di Giorgio Gaslini in tutte e tre le formazioni), l’Ottetto di Gianluigi Trovesi,l’Ensemble Garbarino e il Quartettone, senza dimenticare le presenze nella prestigiosa Orchestra Sinfonica della Rai sia di Milano che di Torino. Dal 1996 ricopre il ruolo di Direttore Artistico del ParmaJazz Frontiere festival; due anni più tardi fonda la ParmaFrontiere Orchestra, con cui incide quattro album: Le Rêve du Jongleur (dedicato alla musica della Via Francigena), … Poi nella serena luce… nine poems by Attilio Bertolucci, The Blanket of the Dark, a study for Lady Macbeth e l’ultimo A Silvery Silence – fragments from Moby Dick.
L’ incontro fra letteratura e musica rappresenta una costante del modo in cui Bonati si esprime artisticamente: sia nei lavori con la Parma Frontiere Orchestra (si prendano in considerazione i sopracitati …Poi nella serena luce… nine poems by Attilio Bertolucci e The Blanket of the Dark, a study for Lady Macbeth) che in quelli attinenti ad altri progetti (su tutti Un Sospeso Silenzio. Appunti a Pier Paolo Pasolini del Roberto Bonati Quintet, per MM Records, 2007), la trasposizione musicale di testi letterari rappresenta il punto focale dell’attenzione dell’artista. A Silvery Silence – fragments from Moby Dick, Concept album basato sul celebre romanzo di Melville, rientra magistralmente nella tradizione artistica che getta le sue radici nei Poemi Sinfonici di Franz Liszt, in cui contenuti letterari vengono narrati tramite la metafora musicale.
“Ho voluto che la musica fosse suggerita dalla parola”, spiega Bonati, la parola che lo stesso autore definisce “elemento creatore e primordiale”. In A Silvery Silence il genio compositivo si manifesta nel far sì che la musica assolva a pieno la funzione denotativa nei confronti delle parole del testo: frasi musicali vengono brillantemente articolate affinché risultino trasposizioni metaforiche dei nomi dei protagonisti della narrazione. Su tutti il personaggio di Ahab, capitano di vascello ossessionato dalla leggendaria Balena Bianca, il cui nome corrisponde alla cellula motivica su cui sono costruiti temi e variazioni non solo dell’omonimo brano ma anche di molti altri del cd; la riproposizione del suo corrispettivo motivico fa in modo che il nome di Ahab riecheggi nel corso dell’intero album. Oltre a quello del capitano sono stati trasposti musicalmente i nomi di Jonah, Isaiah, Rachele e di altre figure bibliche attorno alle quali si sviluppa la storia del romanzo di Melville. Racconti e profezie bibliche rappresentano il cuore del libro così come del disco di Bonati, che inizia con un brano il cui testo in ebraico, recitato sotto forma di cantillazione, corrisponde al primo versetto del ventisettesimo capitolo del libro del profeta Isaiah. Il tono profetico di Leviathan costituisce il preludio dell’avventura che l’ascoltatore sta per intraprendere. Un’avventura che si dimostrerà colma di pericoli, come sembra suggerire Carpenters and Coopers, dove il contrappunto incalzante di batteria e fiati nel tema iniziale e la successiva sezione vocale in cui si mischia cantato e parlato (ricorda l’inquietante Sprechgesang del Pierrot Lunaire di Aronld Schönberg) suonano all’orecchio di chi ascolta come monito sull’incombere di una minaccia. Nell’arco dei diciassette brani dell’album si alternano continuamente momenti di tensione e di distensione: situazioni di disagio vengono intessute abilmente in modo da sviluppare un climax in cui angoscia e inquietudine crescano con impeto traccia dopo traccia fino a raggiungere la massima tensione, per poi risolversi in situazioni dove chiarezza tonale e dolcezza melodica infondano all’ascoltatore tranquillità e conforto. Varietà e complessità d’orchestrazione fanno di Letter H un significativo esempio di quanto affermato sinora: l’importanza del brano nell’economia del disco (durata: 15’ e 25”; la traccia più lunga del cd) corrisponde all’estrema importanza simbolica che la lettera “H” assume nel romanzo. Si presenta immediatamente come movimento sinfonico con cui sintetizzare le atmosfere cupe e le sensazioni di pericolo suscitate dalle tracce precedenti, che qui vengono esplicitate musicalmente da pedali di corni su cui si articolano ossessivi ostinati, momenti di poliritmia (in un frammento del brano la collocazione degli accenti ritmici è molto simile a quella presente nella Danse des Adolescentes della Sacre du Printemps di Stravinskij) e dissonanze nell’ambito della tonalità allargata. Ma proprio nel momento in cui il brano sembra tendere verso una sospensione tonale, ecco che si risolve in un solo di piano molto dolce, rincuorante, che configura una suite dal sapore esotico. Eppure le insidie dell’avventura non finiscono. La coda della stessa Letter H introduce Jonah, che riproietta l’ascoltatore nel tragico compiersi di profezie bibliche. Il resto dell’album continua a svilupparsi sulla contrapposizione di dissonanze e consonanze, situazioni sonore cupe e momenti di distensione emotiva. Nel corso del viaggio ci si imbatte nelle melodie tropicali e nei ritmi tribali della Polinesia, richiamo che catturò Ahab nella finzione letteraria così come Gauguin nella realtà storica, nelle cantillazioni ebraiche della sinagoga e nei cori di pescatori siciliani a bordo di una barca da tonni. Lo scenario della rappresentazione è il mare (espliciti gli omaggi ai tre esquisses symphoniques de La Mer di Debussy), che Bonati e la ParmaFrontiere Orchestra riescono a evocare in tutta la sua potenza ammaliatrice. Passando dalla splendida Ahab, concentrato di linguaggi musicali in cui si delinea l’ossessione, l’impeto e la collera del capitano che sta giungendo al funesto esito della sua ricerca, si arriva a Whale Song, epilogo dell’album che sancisce il trionfo della balena, “gigante di forza, […] re del mare infinito” (H. Melville, Moby Dick).
A Silvery Silence-fragments from Moby Dick è un lavoro completo, ricco di colti riferimenti artistici che spaziano dalla letteratura alla musica, capace di offrire al fruitore suggestioni emotive e affascinanti spunti riflessivi. Dalla brillante esposizione formale emerge un linguaggio svincolato dalla coercizione dei criteri di etichettatura imposti dal mercato discografico, che si configura come sintesi stilistica che osa mescolare musica sinfonica, world music, bop e progressive rock.
Nel disco di Bonati e della ParmaFrontiere Orchestra l’ascoltatore si ritrova naufrago nelle regioni più recondite dell’Es, dove gli impulsi e gli istinti che vi dimorano nascosti possono emergere da un momento all’altro come mostri dagli abissi.
Niccolò Perrone
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