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AB Quartet, I Bemolli Sono Blu, TRJ Records 2020

Apprendiamo dalle note di copertina che intenzione dell’AB Quartet è rivisitare alcuni brani di Claude Debussy in occasione del centenario della sua scomparsa, scelta non facile anche se tutti sappiamo che qualcosa di Blue nell’animo del grande autore francese qualcosa, più di qualcosa, c’era: non a caso è uno dei musicisti più studiati e più ascoltati dai jazzisti.

Bene, data la premessa, si può pensare che il discorso sia facile: in fondo, rileggere in Jazz è ormai un classico, tanto ogni cosa che confluisce nelle Blue Notes diventa Blue, come tanti ormai affermano da quasi un secolo. Invece io credo che rendere in Jazz (con la J maiuscola) non è affatto opera semplice e scontata, come dimostrano centinaia di progetti andati alla deriva oppure, molti meno, giunti ad una realizzazione estetica che ormai fa parte della Storia della Musica (Miles Davis, Modern Jazz Quartet, Keith Jarrett, Dave Brubeck, e ci fermiamo per brevità).

Certo che rendere un repertorio classico con originalità distesa in forme contemporanee è già di per sé un’idea audace quanto interessante, se si vuole dar senso veramente moderno, nel caso specifico de I Bemolli Sono Blu senso oscillante tra un Cool molto elegante ed un Free privo della voracità incendiaria di molti tentativi miseramente (e giustamente) passati a miglior vita. Allora, per centrare l’analisi su questo album, diciamo subito che le atmosfere sono assolutamente coinvolgenti, che gli arrangiamenti risultano fluidi e privi di spocchia intellettualistica, che il sincretismo appare piacevolmente colloquiale, che l’interplay funziona alla perfezione grazie alle abilità interpretative di un Quartetto davvero sorprendente per preparazione e dedizione alla giusta causa del Contemporaneo.

A conferma dell’ispirazione a Claude Debussy ricordiamo “I bemolli sono blu. Lettere 1884-1918” (Archinto 2004, a cura di F. Lesure, traduzione di M. Premoli), epistolario di giudizi taglienti su chi non intendeva il suo mondo musicale, di tenero affetto per la moglie e la figlia, di amarezze per le difficoltà economiche: un libro essenziale per comprendere a fondo l’animo inquieto e creativo di uno dei massimi protagonisti del Simbolismo musicale e della Cultura del Novecento.

Bravi quelli dell’AB Quartet, senza dubbio: scegliamo quali brani rappresentativi il blu World brillante e meditativo di Moon, una spanna al di sopra in virtù dei movimenti solistici del piano di Antonio Bonazzo  (vir artifex dell’idea portante) e di Francesco Chiapperini al clarinetto, ottima ed ampia lezione di stile e di finezza armonica; il coraggioso distonico a memoria bachiana di The Five Notes, arrangiato con ingegno per una dizione swing plastica e aggiornata in quanto a dinamismo; le articolazioni pensose di Snow e del Tango emotivo ed avanguardista di Serenade, ben sostenute dall’abile ritmica di Cristiano Da Ros al contrabbasso e Fabrizio Carriero alla batteria.

Un senso cosmico nell’immagine metafisica della copertina: una mongolfiera sospesa tra i punti scintillanti della Nebulosa, un messaggio chiaro sull’Infinito della natura Blu che circonda l’Universo jazzistico di un Quartetto di sicuro interesse.

Fabrizio Ciccarelli

Antonio Bonazzo: piano and arrangements

Francesco Chiapperini: clarinet and bass clarinet

Cristiano Da Ros: bass

Fabrizio Carriero: drums and percussions

1.Moon

2.Serenade

3.Snow

4.The five notes

5.Disharmonies

6.Immagini dimenticate

7.Movements

qui l'album: https://www.youtube.com/watch?v=dAti-KZJlKg&list=OLAK5uy_m8AN0PFet1q0620cqp443vy9BDTgiiPt4

Snow in studio di registrazione: https://www.youtube.com/watch?v=Rhuy-alkm4A

 

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