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mOs Trio, Metamorfosi, Emme Record Label 2020

Onda lunga del jazz contemporaneo  Metamorfosi del  mOs Trio: sette composizioni originali del pianista Giacomo Santelli che respirano profondamente le atmosfere verticali di Blue Notes raffinate, intime nel rivolgersi all’interplay quale canale definito di una conversazione composta di personalità affini e brillanti.

Il Trio possiede un’innegabile vitalità che consente soli sempre variati nell’utilizzo dei portamenti (swing, tango, latin, valzer che siano) e di intonazioni che, più che di ovvia tecnica, sanno di colori spontanei, di pienezza cromatica, di una destrezza ritmica ben tornita dal batterista Simone Ritacca e dal bassista Renzo Genovese.

La musica di Metamorfosi fa pensare ad un album completo, tra le cui pagine riflettiamo come il jazz migliore sia sempre quello in cui si possano coniugare senza forzature rigore del sapere e spontaneità, sensibilità musicale “classica” e desiderio di ricerca, come nei tre brani che scegliamo come rappresentativi: l’arioso Incipit de La strada del ritorno, opportuna presentazione di un’Idea portante di Sole e di Luna, di estensione cromatica e di intensi riflessi strumentali, le belle emozioni di Nostalgia come solo il Tango sa dare per la natura passionale della struttura metrica e per i confini sempre aperti a ibridazioni moderniste, il passo flamenquero di A Toledo (un bel latin alla Chick Corea per capirci), interpretato con una piacevole verve di stilismo e di spontanea interazione.     

Sarebbe temerario per chiunque concludere una performance con un brano di riferimento per qualunque jazzista come Take Five del gigante Paul Desmond, sassofonista del Dave Brubeck Quartet, storia della metrica in 5/4 e di una progressione armonica inimitabile per alto in mi bemolle maggiore (stupiamoci ancora per quella terza traccia di “Time Out”, Columbia 1959, uno dei brani più amati e più rappresentativi delle Blue Notes): ebbene, l’impresa riesce nella convincente versione in Trio proposta dal mOs, ed i 6.22 minuti rispetto agli originali 5.24 chiariscono come le aperture culturali siano estese e articolate (ed immaginiamo che in un’ipotetica versione live i minuti potrebbero assumere dimensione ben maggiore, vista soprattutto l’intraprendenza solistica del bravo Santelli al piano).   

Si perdoni se giochiamo con le parole: mos in latino significa “consuetudine” (mos maiorum: nucleo della  morale tradizionale alla base dei valori storici della civiltà romana). Che questo abbia un’interconnessione con il concetto di “forma che muta” (nel senso letterario che ne diedero Ovidio, Franz Kafka e Mary Shelley) sembra proprio evidente: poi sarà Santelli, l’ideatore del Trio, a darcene conferma o meno se ne avrà voglia, spiegandoci anche il senso della O maiuscola all’interno della combinazione dei tre caratteri, qualora la O non sia la vocale semiaperta che immaginiamo quale stupore e/o soddisfazione nella mappa piscologica dei suoni elementari (il che in fondo spiegherebbe tutto, anche alla luce della progressione quasi darwiniana dell’immagine di copertina).

Il titolo dell’album, più che indicativo, è rivelativo dell’Idea di Jazz del mOs Trio: Metamorfosi, implicazioni filosofiche in primis, per un Jazz del Futuro.

Fabrizio Ciccarelli

Giuseppe Santelli, piano, composizione eccetto 8 di Paul Desmond

Renzo Genovese, basso

Simone Ritacca, batteria

  1. La Strada Del Ritorno
  2. Nostalgia
  3. Smile
  4. Flowing
  5. Metamorfosi
  6. A Toledo
  7. My Thoughts
  8. Take Five

Qui l'album: https://www.youtube.com/watch?v=zMetumXQvo4&list=OLAK5uy_kJSSeEPNjDSutfEaQWdTzSNEtWclNPWDc

 

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