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Horace Silver, Song for My Father, Blue Note Records, vinile 2020

Che disco Song for my Father di Horace Silver! Forse imperfetto nella sua pienezza artistica, ma controlliamo il polso per vedere dov’è arrivata la pressione e lasciamoci andare alle note di questo meraviglioso pianista, un raro interprete della migliore stagione Hard Bop, un concentrato di talento per un Jazz che distilla la più pura essenza del Be Bop per miscelarla con aromi gospel, soul e funky, senza mai abbassare il tono della sua essenza blues.

Se alla title track nulla si può opporre in quanto a tecnica e vitalità e improvvisazione, qualche brano al raffinato udito del cultore della corrente Hard Bop più appassionato della rapidità strumentale e del groove fiammante può forse risultare meno coinvolgente nella soluzione in interplay, ma siamo sempre ad altissimi livelli, ad una finezza armonica invidiabile, a note scelte con accuratezza che permettono di estrarre una prodigiosa energia dalla tastiera e dal legno della cassa (la “tavola armonica”) con interpunzioni ritmiche della mano sinistra in un registro grave pensato quasi come uno strumento a percussione, con un’innata dote di umoristica levità che lascia ad ogni fato avverso una capacità comunicativa straripante e raffinata, come del resto dimostrato in album storici come “Walkin’” di Miles Davis, “Horace Silver and the Jazz Messengers”, “The Stylings of Silver” e nel live al Village Gate “Doin’ the Thing”. Poi, mantenere una tensione pari a quella dell’Incipit dell’album è francamente impossibile per qualunque musicista, un’entrata che è un colpo di genio che riesce pochissime volte nella vita anche di un artista poliedrico come  Horace Ward Martin Tavares Silva, detto Silver.

Che pianista il figlio di un padre capoverdiano e di una madre irlandese! Istinto e Ragione, Immediatezza ed europea riflessività, Africa, United States e United Kingdom. Non c’è che dire, un mélange perfetto per il Jazz, per esecuzioni trascinanti e ricche di sentimento: davvero impossibile chiedere di più quando ascoltiamo il sincretismo del gioiello Blue Note/Caribe Song for my Father, inventato da Carmell Jones alla tromba e Joe Henderson al sassofono tenore sostenuti dalla ritmica esaltante di  Teddy Smith al contrabbasso e Roger Humphries alla batteria; un brano che, da solo, costituirebbe la ragione dell’esistenza dell’album e della sua messa in evidenza nella categoria “preferiti” della nostra discoteca, sottocategoria deus ex machina.

Ritmo magnifico per il possente entusiasmo di The Natives Are Restless Tonight con Jones e Henderson sugli scudi (Bop, Bop, Bop che di più non si può). Un sospiro di sollievo, tanto per calmare gli animi, con Calcutta Cutie, e si abbassa un po’ la pressione, un tanto di afro che comunque non confonde le pagine del disco, eleganza sopraffina nello swing del flusso pianistico articolato e nei brevi contributi di Blue Mitchell alla tromba e Junior Cook al sassofono tenore, veramente superlativo il drumming di Roger Humphries. Un deja écoute in verità Que Pasa?, un attimo di sofferenza Bop, blues nell’anima concesso, pur vero che in qualunque disco pur di categoria superiore alcune pause sono concesse, specie se l’altezza d’ingegno è questa. Ma siamo sempre ad altissimi livelli, chiaro.

Si torna al fremito con The Kicker per l’intuito compositivo dell’ istintivo Joe Henderson, morsi su morsi su quell’ancia, e poi che assolo quel Carmell Jones che mangia l’ottone nel mentre che Silver fa da par suo il non mestiere del “pianista arcuato” che poi diviene leader assoluto quando Lonely Woman intona le volatili liriche speziate da Ornette Coleman che le ha pentagrammate nel bell’episodio avanguardistico “The Shape of Jazz to Come” (Atlantic 1959), una ballad pensata per un Free di “negritudine” dilaniato dall’oscura prontezza di una melodia in grado di imprimersi immediatamente nella memoria anche solo dopo pochi ascolti. Con la cornetta di Don Cherry ed il sax alto di Ornette, sfasati e fuori tempo l'un con l'altro, è chiaro che Lonely Woman era tutt’altra faccenda, ma il Jazz permette sempre salti come questi, anche per una ballad come questa intrisa di lirismo in una struttura asimmetrica, libera e varia,  che pur si estende in una forma canzone del tutto classica tinta di blues e di afflato ritmico, come sottolinea Horace Silver da pianista colto ed eclettico votato alle promenade con Duke Ellington, Thelonious Monk, Bud Powell, Billy Strayhorn e Tadd Dameron, i suoi compositori preferiti, che compagni d’avventura nell’Idea del suo Jazz!    

La lieve tempesta emozionale di Lonely Woman, un significato blues dai contorni morbidi e sovrani, un essere in perfetto accordo con l’eleganza più classica del Novecento e con quel Pathos che solo il Jazz sa  catturare nel profondo sguardo della Malinconia, dell’atrabile umore dello Spleen, delle mobili venature della riflessione, del tumulto interno letto dall’idillio incantevole di Horace Silver: una nostalgia che conclude il cerchio esistenziale inaugurato dalle coloriture armoniche dell’introduttiva Song for My Father, lontane da qualunque bordura rivoluzionaria di un protagonista saldamente  ancorato alle proprie radici capoverdiane e alle Blue Notes di cui fu assoluto protagonista, un imperdibile ottimo Hard Bop realizzato tra il 1963 e il 1964, anni d’oro incisi a caratteri cubitali in parte con la band che stava sciogliendo e in parte con quella che stava formando.

Un’opera irrinunciabile per ogni jazzofilo, punto e basta.

Fabrizio Ciccarelli

Lato A

Song for My Father – 7:14 – Registrato il 26 ottobre 1964

The Natives Are Restless Tonight – 6:07 – Registrato il 26 ottobre 1964

Calcutta Cutie – 8:26 – Registrato il 31 ottobre 1963

Lato B

Que pasa – 7:44 – Registrato il 26 ottobre 1964

The Kicker – 5:23 (Joe Henderson) – Registrato il 26 ottobre 1964

Lonely Woman – 7:00 – Registrato il 31 ottobre 1963

 -Song for My Father / The Natives Are Restless Tonight / Que pasa / The Kicker

Horace Silver - pianoforte

Carmell Jones - tromba

Joe Henderson - sassofono tenore

Teddy Smith - contrabbasso

Roger Humphries – batteria

-Calcutta Cutie / Lonely Woman

Horace Silver - pianoforte

Blue Mitchell - tromba (solo nel brano: Calcutta Cutie)

Junior Cook - sassofono tenore

Gene Taylor - contrabbasso

Roy Brooks - batteria[6]

BONUS TRACKS: Edizione CD del 1999, pubblicato dalla Blue Note Records

7-Sanctimonious Sam – 3:51 (Musa Kaleem) – Traccia bonus, registrato il 31 ottobre 1963

8.Que pasa? (Trio Version) – 5:34 – Traccia bonus, registrato il 31 ottobre 1963

9.Sighin' and Cryin' – 5:22 – Traccia bonus, registrato il 28 gennaio 1964

10.Silver Treads Among My Soul – 3:51 – Traccia bonus, registrato il 28 gennaio 1964

Musicisti:

 -Sanctimonious Sam / Que pasa? (Trio Version)

Horace Silver - pianoforte

Blue Mitchell - tromba (solo nel brano: Calcutta Cutie)

Junior Cook - sassofono tenore

Gene Taylor - contrabbasso

Roy Brooks - batteria

-Sighin' and Cryin' / Silver Treads Among My Soul:

Horace Silver - pianoforte

Blue Mitchell - tromba

Junior Cook - sassofono tenore

Gene Taylor - contrabbasso

Roy Brooks - batteria

Qui l'intero album: https://www.youtube.com/watch?v=CWeXOm49kE0&list=PL68FF74CDEBB152A2

 

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